25 aprile: Anima = Memoria, dalle leggi razziali alla Benedicta

Torino – Anima=Memoria. Dalle leggi razziali alla Benedicta: in prima nazionale assoluta, l’autore genovese Gian Piero Alloisio, già collaboratore di Gaber e di Guccini, e nipote del partigiano Giovanni (“Luigi”, nome di battaglia), ripercorre, con immagini d’epoca, canzoni e video interviste, il terribile percorso che l’Italia dovette affrontare tra il 1938 e il 1945

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In occasione del settantasettesimo anniversario della Liberazione, 25 aprile 1945, e in commemorazione della Resistenza che la precedette, molte sono state le manifestazioni, gli incontri e le mostre torinesi per commemorarli. Già dal 1° aprile, in periodi stabiliti, è stato aperto al pubblico il Sacrario del Martinetto, almeno quello che resta del poligono di tiro, ora soffocato tra le case dei corsi Svizzera e Appio Claudio, dove, tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, furono eseguite alcune delle condanne a morte di partigiani e di oppositori antifascisti. Gli eventi, che si concluderanno il 10 maggio, il cui calendario è disponibile su www.comune.torino.it/25aprile, comprendono anche degli spettacoli, uno di quali (Over the raibow) richiama, attraverso la figura di Italo Calvino, gli scritti di Beppe Fenoglio, cantore supremo della Resistenza, nel centenario della sua nascita. Tra i vari appuntamenti ne ricordiamo uno particolarmente originale.

Anima=Memoria. Dalle leggi razziali alla Benedicta: in prima nazionale assoluta, l’autore genovese Gian Piero Alloisio, già collaboratore di Gaber e di Guccini, e nipote del partigiano Giovanni (“Luigi”, nome di battaglia), ripercorre, con immagini d’epoca, canzoni e video interviste, il terribile percorso che l’Italia dovette affrontare tra il 1938 e il 1945. Il filo conduttore è rappresentato dal racconto di alcuni protagonisti. Il primo è Gilberto Salmoni, di famiglia ebraica, sopravvissuto col fratello al campo di concentramento tedesco di Buchenwald  (Bosco di Faggi), mentre il padre, la madre e la sorella trovarono la morte ad Auschwitz. La sua lucida e cruda testimonianza viene accompagnata dalle immagini della liberazione dei superstiti allo sterminio, ridotti a vere e proprie larve umane, a cui si sovrappongono messaggi estratti dai social che, colpevolmente e bugiardamente, negano l’olocausto. La seconda figura evocata è quella del partigiano Angelo “Lanfranco” Rossi, autore dell’unica canzone partigiana originale nel testo e nella musica, Dalle belle città (la più nota Bella ciao nasce sulla traccia di una melodia pre-esistente). Infine viene ricordato Giuseppe Merlo, recentemente scomparso, che sopravvisse al massacro della Benedicta, località a cavallo degli Appennini liguri-piemontesi, dove decine di persone furono trucidate dai nazisti: non solo partigiani, ma anche civili. Il racconto di quella strage inevitabilmente si accompagna alle tragiche notizie che provengono dall’Ucraina.

Lo spettacolo si conclude con un messaggio di fiducia che deriva dalla lettura del libro biblico dell’Apocalisse (letteralmente rivelazione) e dal messaggio di speranza pasquale, come Alloisio ha spiegato alla fine della rappresentazione. Infatti, nella sua parte conclusiva, si immagina che, alla fine della guerra, i tre protagonisti si ritrovino a Genova come comparse di un film che lì si girava, Le mura di Malapaga (uscito nel 1949), con protagonista Jean Gabin. In una città che ancora porta le ferite della guerra, si svolge una storia d’amore che cerca di vincere i tristi ricordi del recente passato, anche se non avrà una fine felice. Ma non è la trama del film che interessa, quello che conta è il clima di gioia e di fiducia nel futuro di ricostruzione che vivevano i tre giovani in quei giorni, a conflitto terminato e finalmente in tempo di pace. Anche se lo spettacolo è stato pensato e scritto prima dell’invasione dell’Ucraina, l’autore ha desiderato così trasmettere un auspicio di profetica speranza.

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