25 aprile, la «Resistenza» delle Suore

Liberazione – In Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il conflitto diventa atroce guerra civile e molti cattolici e parte del clero aderiscono alla «resi­stenza non armata». Tanti preti e tante suore – veri e vere «defensores civitatum» – difendono le popolazioni civili

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In Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il conflitto diventa atroce guerra civile e molti cattolici e parte del clero aderiscono alla «resi­stenza non armata». In Piemonte la durezza dei rastrellamenti, la violenza dei nazifascisti contro i partigiani e la latitanza degli amministratori civili creano un clima di terrore, soprattutto in collina e in montagna. Tanti parroci e tante suore – veri e vere «defensores civitatum» – difendono le popolazioni civili. Testimonia un parroco subalpino: «Ritenevamo che quella fosse la posizione da tenere in quel momento». A lungo gli storici hanno ignorato il ruolo ricoperto dalle suore nella Resistenza.

Suor Giacomina di Predosa (Alessandria) in Valle d’Orba nella zona di Novi Ligure, distribuisce pasti caldi e abiti civili ai militari che abbandonano le caserme di Genova e tornano alle famiglie in Piemonte. Quattro soldati sono nascosti nell’asilo delle suore e l’attività prosegue anche dopo che a Predosa si installa un pre­sidio tedesco. A causa delle soffiate di un immondo delatore il convento è più volte perquisito dai tedeschi che puntano il mitra contro suor Giacomina: «Tu nostra nemica!».

Le reli­giose di Saluzzo aiutano una famiglia di ebrei in fuga. Lo racconta nel diario Adriano Ghiron, ebreo che ad Acqui Terme (Alessandria) ha una ditta per la lavorazione del pellame, che le leggi razziali costringono a cedere. Scappa con moglie, figlia, madre e suocera: a Varallo Sesia (Vercelli) trova ospitalità in una pensione ma il gestore non la ritiene abbastanza sicura e chiede aiuto al cugino, padre Francesco Raspino, rettore del collegio civico dei Dottrinari di Saluzzo (Cuneo): Adriano è ospitato nel collegio maschile e le parenti nel convento delle Orsoline.

Alcune donne ebree di Torino si nascondono dalle Domenicane di Morozzo (Cuneo). E le Domenicane di Dogliani (Cuneo) accolgono mamma e zia di Marco Levi, imprenditore di Mondovì (Cuneo), che ricorda: «Le suore furono molto discrete rispettarono la loro diversa fede».

Gli ebrei scappano da Asti dove le SS requisiscono i sotterranei del Seminario trasformandoli in prigione. Il vescovo Umberto Rossi nasconde in vescovado i rotoli  della «Torah»; apre le porte dell’isti­tuto «Michelerio» ai bambini ebrei; fa ospitare l’ebreo Luciano Jona, dirigente dell’istituto bancario San Paolo di Torino, nella canonica di Capriglio, poi dai Salesiani di Penango; la sorella e la madre riparano a Canelli (Asti) nell’asilo delle Salesiane. L’ebreo astigiano Rodolfo De Benedetti, prima di fuggire in Svizzera, accompagna moglie e madre in una scuola di religiose a Revello (Cuneo).

Rocambolesca la vicenda dei belgi Louis e Regina, bambini ebrei. Allo scoppio della guerra, sono portati in Francia; nel 1942 il padre Joseph Schneider è arrestato dalle SS e deportato. La madre Dvorah e i figli piccolissimi fuggono nel sud della Francia e, dopo l’invasione nazista, scappano in treno verso Torino, occupata dai carri armati della Wehrmacht. Mamma e figlioletti si buttano giù dal treno a Fossano. Intervengono il vescovo di Fossano Dioniso Borra e suor Maria Angelica Ferrari, superiora delle Domenicane di Fossano: accolgono Regina e il fratellino è nascosto in un istituto maschile. Nel 1992 suor Ferrari è nominata «Giusto tra le nazioni».

Nel Cuneese operano don Raimondo Viale, «il prete giusto», e Anna Volpe «suor carità» direttrice dell’ospedale di Borgo San Dalmazzo (Cuneo) che nasconde 11 bambini ebrei nelle case del Cottolengo di Bra e La Morra (Cuneo).

Delegazione assistenza emigranti ebrei (Delasem) si estende anche nelle colline casalesi grazie al sostegno di Giuseppe Brusasca, giovane avvocato che rappresenta la DC nel CLN, che nasconde molti ricercati e crea nel Mon­ferrato una rete di assistenza, protetta dal vescovo mons. Giuseppe Angrisani e sostenuta dalle Figlie di Nostra Signora di Lourdes che accolgono gli ebrei, in attesa della fuga in Svizzera. Il senatore Brusasca riceve la medaglia dei «Giusti fra le nazioni».

A Villanova Mondovì (Cuneo) operano le Missionarie della pas­sione e madre Carla (Caterina) De Noni, originaria del Trevigiano. Il vescovo Sebastiano Briacca invita ad aiutare i giovani rifugiati sui monti. La madre dice alle con­sorelle: «Preghiamo e abbracciamo con generosità i sacri­fici richiesti per alleviare tante pene che questi giovani soffrono. Con spirito fraterno prestiamo la nostra opera aiutiamoli». Nel dicembre 1943 il vescovo incon­tra segretamente i capi partigiane che gli chiedono di avere il giovane don Giuseppe Bruno come cappellano. Un giorno si accorge di essere seguito dai tedeschi e chiede aiuto a madre Carla che lo nasconde. Quando i partigiani, feriti o ammalati, scendono dalle montagne e trovano riparo nel convento di Villanova Mon­dovì.

Nel santuario di Santa Lucia, scavato in una grotta, si incontrano i partigiani e gli ufficiali tedeschi per arrivare allo scambio di prigionieri. In un sottotetto si nascondono antifascisti e ufficiali alleati paracadutati nella zona. Negli ultimi mesi del 1944 i militi della Brigata Nera nottetempo irrompono nel santuario, lo ispezionano ma non trovano il nascondiglio: per vendetta rubano pentole e suppellettili. Il 20 aprile 1945 madre Carla è colpita al volto in un mitragliamento di aerei alleati: si salva ma rimane sfigurata e per lungo tempo non riesce a parlare.

Solo una minoranza di frati e suore approfitta di quei tragici momenti per spingere gli ebrei a convertirsi al cattolicesimo. La supe­riora di un convento presso Pinerolo (Torino) mette a disposizione locali per riparare armi e munizioni a favore dei tedeschi, che vede «pala­dini» nella lotta contro il «pericolo rosso» rappresen­tato dai partigiani comunisti. Un comportamento probabilmente indotto da anni di martellante propaganda fascista.

Pier Giuseppe Accornero

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