315 anni fa la fine dell’assedio di Torino

7 settembre 1706 – Quest’anno abbiamo ricordato il centosessantesimo anniversario dell’unificazione italiana. Fu un processo che probabilmente iniziò 315 anni or sono con la vittoria delle truppe austro piemontesi su quelle francesi, nell’assedio di Torino, attuato nel corso della guerra di successione al trono di Spagna

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Pietro Micca

Quest’anno abbiamo ricordato il centosessantesimo anniversario dell’unificazione italiana (e della morte di uno dei suoi più importanti artefici, Camillo Cavour). Fu un processo che probabilmente iniziò 315 anni or sono, il 7 settembre 1706, con la vittoria delle truppe austro piemontesi su quelle francesi, nell’assedio di Torino, attuato nel corso della guerra di successione al trono di Spagna. Fu un conflitto che si protrasse dal 1701 al 1713, coinvolgendo molte regioni d’Europa. Le ostilità si conclusero con la pace firmata nella città olandese di Utrecht, che ridisegnò molti confini continentali. Fu il trattato che, tra l’altro, trasformò il Ducato di Savoia in Regno di Sicilia, prima, e di Sardegna, poi, consentendogli di ampliarsi in Italia e di iniziare ad essere lo stato indipendente più importante della penisola. Iniziò così un ruolo che gli consentirà di arrivare a capo dell’unità nazionale, poi dichiarata il 17 marzo 1861, nella sede del primo parlamento italiano, Palazzo Carignano a Torino.

Pietro Micca e l’assedio di Torino del 1706

Uno degli episodi chiave della guerra fu, appunto, il sanguinoso assedio di Torino, durato quasi quattro mesi, che provocò molti danni alla città e sottopose la sua popolazione a pesanti sacrifici. Artefici della vittoria furono due cugini della famiglia Savoia, il duca Vittorio Amedeo II, che poi divenne il primo re di quella casata, e suo cugino, il principe Eugenio, importante generale e statista a servizio dell’impero austriaco. L’assedio ebbe come protagonista anche il primo eroe popolano della storia piemontese, il soldato Pietro Micca che, nei concitati combattimenti che si stavano svolgendo intorno alla Cittadella (l’insieme di fortificazioni che proteggevano la città), la notte tra il 28 e il 29 agosto non esitò ad accorciare una miccia per far esplodere più velocemente una galleria, scavata a difesa della fortezza, che stava per essere invasa dai francesi. In quel modo sacrificò la sua vita, ma salvò gli assediati. Di quei giorni si narrano anche le gesta di un’altra eroe popolare, la cuoca Maria Bricca, che avrebbe aiutato i savoiardi a conquistare il castello di Pianezza, occupato dai francesi, ma la storicità delle sue azioni oscilla tra la realtà e la leggenda.

Nell’area dove si estendevano le gallerie, proprio 60 anni fa, in occasione del centenario dell’unità nazionale, fu inaugurato il Museo civico Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706, che ne valorizza i cimeli e, soprattutto, recupera le fortificazioni sotterranee ancora esistenti.

Martedì 7 settembre, la battaglia conclusiva dell’assedio è stata commemorata, con una conferenza al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, sempre a Palazzo Carignano. Si è svolta alle ore 10,30 per ricordare esattamente anche l’ora in cui il principe Eugenio e il duca Vittorio Amedeo iniziarono a sbaragliare gli assedianti. Lo scontro principale avvenne in quello che ora è Borgo Vittoria, un quartiere nel quale molte vie ancora lo ricordano: via Vibò (l’arcivescovo dell’epoca), via Daun (il governatore della città), via del Ridotto, via delle Trincee, via e piazza della Vittoria,…

Molti altri gli eventi programmati per ricordarne i fatti salienti: la notte di Pietro Micca, domenica 29 agosto, con le visite guidate al suo museo. Poi la  consegna di due premi al museo stesso e uno alla memoria del generale Guido Amoretti, suo ideatore e primo presidente. Sabato pomeriggio 11 settembre gli appuntamenti pubblici: la sfilata, in divisa d’epoca, del Gruppo Storico Pietro Micca della Città di Torino, dal museo al monumento a Pietro Micca, davanti al Maschio della Cittadella, e poi per il centro cittadino. A seguire la rievocazione della battaglia nei Giardini Reali, con tiri a salve di cannone e di fucileria, davanti alla rinnovata fontana del Tritone e nei luoghi dove sono ancora visibili le fortificazioni perimetrali della città, tra le quali la porta da cui uscirono i difensori superstiti per partecipare alla battaglia. Dalla stessa porta, a vittoria ottenuta, entrarono il principe Eugenio e il duca Amedeo per il Te Deum in Duomo. Infine la cerimonia istituzionale in piazza Palazzo di Città e, alle ore 18 in Duomo, la messa di suffragio per i Caduti dell’assedio. Appuntamento conclusivo, alle ore 21 nella Corte di Palazzo Reale, il concerto della Fanfara della Brigata Alpina Taurinense, con una carrellata di musiche militari dal XVIII secolo ad oggi.

All’assedio di Torino sono anche legati due altri importanti avvenimenti cittadini. Uno, il voto di Vittorio Amedeo di costruire una chiesa dedicata alla Vergine, in caso di vittoria, e così venne realizzata la basilica juvarriana di Superga. L’altro, la decisione di proclamare Maria Consolata patrona della città (ufficialmente dal 1714), per ringraziarla della sua protezione. Le cronache narrano che la chiesa a lei dedicata, che fu il principale luogo torinese di preghiera nei mesi dell’assedio, fu sostanzialmente risparmiata dai bombardamenti. Anche i fedeli che parteciparono alle molte funzioni religiose rimasero tutti incolumi, nonostante la basilica fosse in vicinanza delle fortificazioni bersagliate dei cannoni francesi.

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