40 associazioni tornano in campo per frenare l’azzardo

Piemonte – Mobilitazione e raccolta firme per tornare al modello della legge 9/2016, abrogata nel 2021 dalla Giunta Cirio con un nuovo impianto normativo, che poneva un argine al gioco patologico a tutela delle persone più vulnerabili

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Sono 232 le nuove slot machine che solo a Torino sono state riaccese negli ultimi mesi dopo l’entrata in vigore della nuova legge regionale a contrasto del gioco d’azzardo patologico approvata dalla Giunta Cirio lo scorso luglio. Un provvedimento che ha abrogato la norma 9/2016, votata all’unanimità durante l’allora amministrazione Chiamparino, che si dimostrò all’avanguardia in Italia nel porre un argine all’insorgere delle dipendenze, come dimostrato dai dati di Ires Piemonte e del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche).

Quaranta associazioni piemontesi, molte legate al mondo cattolico, che negli ultimi anni hanno lavorato molto sul tema per difendere una norma virtuosa (anche con ricerche approfondite presentate in Consiglio Regionale), sono nuovamente scese in campo presentando una proposta di legge di iniziativa popolare che metta un freno all’azzardo a tutela delle persone più vulnerabili e più esposte ai rischi dell’azzardo. Il progetto punta a ripristinare e migliorare l’impianto normativo della legge 9/2016.

A inizio aprile è stata avviata in tutta la Regione una raccolta firme con l’obiettivo di raggiungere 8 mila sottoscrizioni entro il prossimo 25 settembre.

«La legge del 2016, smantellata a colpi di maggioranza», sottolineano le associazioni, fra cui Libera, il Gruppo Abele, il Sermig, le Acli, l’Agesci Piemonte, la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Azione Cattolica regionale, il Movimento dei Focolari, i Salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta, la Società San Vincenzo de’ Paoli, il Forum delle associazioni famigliari del Piemonte, «è per noi un punto di partenza, perché i numeri rappresentano la sua efficacia su diversi fronti: una significativa diminuzione dei soldi giocati e delle perdite da gioco; un ridimensionamento del numero di utenti presso il SerD (Servizio per le dipendenze patologiche); un numero minore di slot machine presenti sul territorio. Un nuovo intervento normativo risulta dunque necessario e urgente per non perdere i risultati che si erano raggiunti, soprattutto in un momento socio-economico particolarmente complesso per le categorie più fragili, anche alla luce dell’emergenza sanitaria che ha inciso pesantemente sul tasso di povertà e sul grado di coesione sociale».

La nuova proposta mira, come prevedeva la legge 9/2016, a vietare la collocazione di slot in locali che si trovano ad una distanza dai «luoghi sensibili» inferiore ai 300 metri per i Comuni con popolazione fino a 5mila abitanti e di 500 metri per i Comuni con popolazione superiore. La norma, inoltre, aumenta la tipologia dei «luoghi sensibili» individuati dalla legge del 2016 aggiungendo università, scuole dell’infanzia e nido; centri di salute mentale; consorzi di servizi sociali; centri di aggregazioni per anziani; ludoteche; biblioteche pubbliche; money transfer; uffici postali; luoghi di culto.

Si propone, inoltre, la riduzione degli orari di accensione delle slot machine: 10 ore al giorno, suddivise in almeno due fasce orarie, contro le 14 attuali (legge de 2021). Viene poi potenziata la possibilità per i Comuni di stabilire ulteriori limitazioni. Viene proposta anche la reintroduzione della retroattività, ovvero l’obbligo di spegnere tutte le slot machine che non rispettino il distanziamento, comprese quelle installate precedentemente all’entrata in vigore della normativa.

«In Piemonte», evidenziano le associazioni proponenti, «a partire dal 2016, anno di approvazione della legge, il volume di giocate pari è diminuito dell’11% (572 milioni di euro). Il minor volume di gioco è correlato al volume di perdite da parte dei giocatori: anche in questo caso la relazione mette in luce un netto calo (-16.5% per il Piemonte), a fronte di una decrescita molto più lenta (-0,9%) per il resto del Paese. Questo significa che nel 2019 – anno in cui è entrata pienamente in vigore la legge del 2016, senza le ripercussioni socio-economiche della pandemia – i giocatori hanno perso 206 milioni di euro in meno rispetto a quanto avevano perso nel 2016». «La legge», sottolinea Maria Josè Fava di Libera Piemonte, «stava portando alla diminuzione del 20% dei giocatori patologici».

Per ulteriori informazioni, anche sulla sottoscrizione della proposta di legge: www.liberapiemonte.it.

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