Il cinque maggio di Manzoni, la cronaca diventa poesia

Bicentenario – La notizia della morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio 1821, giunse a Milano solo alla metà di luglio. I biografi narrano che Alessandro Manzoni interruppe bruscamente le sue attività e si buttò a scrivere la sua famosa Cinque maggio, dedicata a quell’avvenimento e all’uomo che aveva cambiato l’Europa

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La notizia della morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio 1821, giunse a Milano solo alla metà di luglio. I biografi narrano che Alessandro Manzoni interruppe bruscamente le sue attività e si buttò a scrivere la sua famosa Cinque maggio, dedicata a quell’avvenimento e all’uomo che aveva cambiato l’Europa. Ci vollero alcuni giorni per completarla, ma fu un grande successo. Molte generazioni italiane hanno imparato a memoria alcuni suoi versi, che fanno ormai parte della nostra cultura: “Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro…”, “Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno…”, “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza” …

Allora la fama di Napoleone, nonostante il tentativo di eclissarla, era ancora molto ampia. Per cancellare la sua memoria non era servito relegarlo nella lontanissima isola atlantica di Sant’Elena, dove poi morì. La sua figura esercitava ancora un grande fascino, nonostante le derive autoritarie che il suo impero aveva preso, dopo le speranze che aveva suscitato la Rivoluzione Francese del 1789 (e gli eccessi che, purtroppo, ne erano seguiti). La statura (virtuale) del personaggio favorì la diffusione della poesia.

Con quest’ode, gli scritti di Manzoni uscirono dai ristretti circoli intellettuali per diffondersi in tutto il continente in cerchie più vaste e se ne ebbero ben presto quasi una trentina di traduzioni. La politica e l’attualità interessavano maggiormente i lettori, rispetto ai temi religiosi e alle complesse opere che aveva fino ad allora scritto (I Promessi sposi verranno dopo). Ci si può chiedere per quale causa un’altra sua poesia, scritta di getto su un tema ugualmente attuale lo stesso anno, Marzo 1821, non ebbe subito un analogo successo. Il tema toccava direttamente il Piemonte e i suoi Moti liberali, dei quali Santorre di Santa Rosa era stato uno dei principali protagonisti.

Il fiume, che rappresentava il confine lombardo, nella finzione poetica fu passato dai rivoluzionari: “Soffermàti sull’arida sponda, vòlti i guardi al varcato Ticino, tutti assòrti nel novo destino”. In realtà, gli insorti piemontesi furono sconfitti dai lealisti e dagli austriaci a Novara, e non andarono oltre la riva. Marzo 1821 fu conosciuta solo nel 1848, durante l’insurrezione milanese delle Cinque Giornate, infatti, appena scritta, fu censurata dalle autorità austriache che governavano il Lombardo-Veneto. Memore della lezione, qualche mese più tardi, Manzoni fece più copie di Cinque maggio: quella ufficiale venne ugualmente censurata e gli fu restituita, ma quelle “clandestine” circolarono liberamente, decretando il successo della poesia e del suo autore. Tutti i regimi autoritari hanno dei punti deboli e gli oppositori, prima o poi, li sanno cogliere.

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