50 anni fa si presentava la “Camminare Insieme”

15 gennaio 1972 – Al Circolo della Stampa di Torino nel corso di una conferenza-stampa il cardinale Arcivescovo Michele Pellegrino presenta la Lettera pastorale «Camminare insieme» firmata l’8 dicembre 1971

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Al centro il cardinale Arcivescovo di Torino Michele Pellegrino - foto archivio storico La Voce e il Tempo

«La Chiesa dovrà schierarsi a fianco del mondo operaio» («La Stampa»); «Auspicato un ruolo della Chiesa più vicino alle classi lavoratrici» («Avanti!»); «Pellegrino: il posto della Chiesa è a fianco della classe operaia» («l’Unità»), «L’arcivescovo di Torino critica l’attuale società» («Corriere della Sera»), «Il cardinale Pellegrino: “Vivere solo nella comunità”» («Gazzetta del Popolo»), «L’impegno per i nuovi poveri» («Avvenire»), «Camminare insieme verso i poveri» («Il Sole 24 ore»). Mezzo secolo fa, domenica 16 gennaio 1972 i quotidiani dedicano titoli vistosi alla conferenza-stampa, tenuta il giorno prima dal cardinale arcivescovo di Torino Michele Pellegrino, al Circolo della stampa sulla lettera pastorale «Camminare insieme» (8 dicembre 1971).

La lettera suscita valutazioni molto diverse, contrastanti. «La Stampa» la riduce a un poco significante fatto di cronaca; altri ne apprezzano l’apertura in campo sociale e le dedicano molto spazio («Avanti!», «Avvenire», «Gazzetta del Popolo», «l’Unità»); alcuni la considerano dall’alto in basso dandole scarso credito («Corriere della sera»); «Il Sole-24 ore», giornale della Confindustria, e «La Stampa», portavoce degli Agnelli e della Fiat, ne contestano impostazione, contenuti, posizioni e accusano Pellegrino di «predicare il Vangelo di Carlo Marx». «Avvenire» e «Gazzetta» e i  settimanali «La Voce del Popolo», «il nostro tempo» e «Il foglio» – testate di matrice cattolica – ne accolgono convintamente i valori «povertà, libertà, fraternità». Le testate di destra «Il Borghese», «Il Conciliatore» («Per il comunismo contro i padroni»), «Europa» del prete torinese Mario Occhiena e «Realtà politica» (destra Dc) accusano esplicitamente di marxismo il «vescovo rosso» e la sua pastorale. Un fatto è certo: mai lettera di un vescovo italiano fino ad allora ebbe tanta eco nell’opinione pubblica e tra la gente.

Alla conferenza stampa in corso Stati Uniti partecipano giornalisti dei quotidiani;  redattori e capi-redattori di testate che si stampano fuori Torino; membri del Consiglio Pastorale diocesano: Aldo Morgando narra come la pastorale non fosse un fiore sbocciato nel deserto ecclesiale, ma frutto di lunga preparazione: «Diventerà il punto di riferimento dell’impegno della diocesi». Ne presenta una sintesi don Antonio Revelli, della pastorale del lavoro, che ne aveva curato una riduzione di 13 cartelle. Alla domanda «Da che parte si schiera di fronte a un’ipotetica maggioranza ostile al Concilio Vaticano II?» Pellegrino risponde: «Non esistono statistiche per valutare chi è contrario e chi sostiene quelle indicazioni. È fermamente necessario portare avanti quel processo. Questi sforzi sono accolti in linea di principio da una larghissima maggioranza, anche se poi vi sono mentalità difficilmente cambiabili. Sono con coloro che lavorano per l’attuazione del Concilio».

Molto sintentico, sul dialogo Pellegrino-giornalisti, è il corrispondente del «Corriere» Riccardo Marcato, che menziona il motto della Rivoluzione francese «Liberté, égalité, fraternité» in riferimento ai valori pellegriniani «Povertà, libertà, fraternità». L’arcivescovo precisa: «Non soltanto la Chiesa gerarchica, ma tutta la Chiesa deve riconoscere i propri torti, che sono gravi, e rivedere le nostre posizioni. Molti battezzati vivono un ateismo pratico perché rifiutano non già la Chiesa e Dio, ma la caricatura della Chiesa e il Dio Camuffato che gli presentiamo». Roberto Malaspina su «Il Sole 24 ore» riflette le posizioni del mondo che ha in mano il potere economico-finanziario, nove giorni dopo la conferenza stampa: ritardo voluto e che fa pensare alla nessuna considerazione riservata all’evento. Il giornalista avanza «perplessità» e Pellegrino ha fatto «benissimo» a illustrare la lettera perché certi concetti avevano bisogno di essere volgarizzati. Vi sono tanti motivi di perplessità. A cominciare dai “nuovi poveri” e dall’impegno in loro favore. Sono coloro che la società emargina: malati, anziani, bambini, orfani, immigrati, lavoratori. Soprattutto per questi ultimi Pellegrino ha proposto “un impegno prioritario per la Chiesa in una società industrializzata in cui la povertà operaia ha soprattutto due caratteristiche: povertà economica diffusa e asservimento di imponenti masse alle decisioni di gruppi ristretti che traggono potere dal possesso di capitali e tecnologie”».

«Avvenire» con Mario Berardi al meglio l’incontro. Sul «dossier Fiat» – le 350 mila schedature dei dipendenti – Pellegrino rileva che «la Chiesa svolge il compito della denuncia profetica di ciò che è contrario al Vangelo. Quanto ai singoli fatti c’è spesso la difficolta di un’esatta documentazione. Nella fattispecie era doveroso il riserbo verso la magistratura». Il cardinale difende la costruzione di chiese e «l’impegno per edifici ridotti alla essenziale, non monumentali». L’ateismo è una reazione all’azione di certi uomini di Chiesa? «Credo di sì. Molti atei non sono realmente tali, ma debbono la loro collocazione a una certa caricatura di Dio che è stata loro presentata». Verrà trasferito da Torino? «Non so nulla al riguardo. Tutto quello che so l’ho appreso dai giornali». Per «Avanti!», «Povertà libertà, fraternità è un messaggio rispondente a un mondo in cui il povero è oppresso e il consumismo provoca un rovesciamento dei valori e una scelta di campo a favore della classe lavoratrice».

Ronchey, direttore de «La Stampa» attacca pesantemente Pellegrino. Riferisce in maniera succinta e distaccata: minimizza. Il resoconto di Salvatore Tropea sulla «Gazzetta» è esauriente e documentato. Pellegrino dice: «Il trinomio povertà, libertà, fraternità è stata una scelta che potevamo fare, alla quale collegare i valori di fondo che devono ispirare la diocesi». La lettera ha un carattere particolare per la sua natura «programmatica»: «Non è un documento solo mio ma il risultato di un anno di lavoro al quale hanno collaborato organismi diocesani e vari gruppi». L’impegno verso il mondo operaio «diventa prioritario per una Chiesa che opera in una società industrializzata». Pellegrino ribadisce un concetto espresso negli incontri con gli operai in Duomo nella primavera 1966: «Sarebbe riprovevole egoismo mancare di solidarietà con i propri compagni di lavoro solo allo scopo di evitare noie, nell’attesa di sfruttare i vantaggi derivanti dai sacrifici degli altri». L’attacco peggiore arriva da un editoriale del 19 gennaio 1972 da Alberto Ronchey, direttore de «La Stampa». Analizzando la crisi del governo di Emilio Colombo, sentenzia: «Il retroterra della DC è diviso tra “vescovi neri” e “vescovi rossi” come all’epoca del Bonaparte, tra l’osservanza tradizionale e quella nuova retorica prelatizia che dalla Patristica è passata a un singolare neo-marxismo per cui “l’oppio dei popoli” sarebbe l’alienazione industriale».

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