Venerdì 17 aprile al Santo Volto l’ultima catechesi dell’anno guidata dall’Arcivescovo per i giovani. Ultima tappa di un percorso “in cui il Vescovo” – ha ricordato suor Carmela Busia introducendo la serata “ci ha aiutati a scoprire il sigillo di Dio nella nostra vita”. Il percorso, dedicato ai “sigilli”, i sacramenti si è concluso con quello dell’Ordine.
Nelle parole dell’Arcivescovo la “descrizione” della vocazione sacerdotale che tocca uomini che non sono perfetti: “Dio non sceglie degli angeli per fare i preti. Sceglie degli uomini, proprio per assicurarci che quel che conta in definitiva non sono le loro persone, ma il fatto che Lui opera attraverso di loro, che Lui si fa vivo anche attraverso di loro”. Preti, non angeli, ma soprattutto uomini radicati nella preghiera “perché uno possa diventare prete”, ha sottolineato, “è necessario che abbia una relazione autentica con il Signore risorto, quello stesso Gesù che hanno conosciuto Paolo e gli altri apostoli”.
A caratterizzare la serata, la riflessione sul sacerdozio “il grazie” per un dono che tocca la vita di ciascuno, espresso anche nella testimonianza di Riccardo Ongaro, giovane del Sermig in cammino nel Seminario Torinese, ed espresso dalle centinaia di biglietti consegnati di fronte all’altare in cui i giovani hanno potuto indicare un dono di Dio ricevuto attraverso l’incontro con un sacerdote: “Dovremmo commuoverci al pensiero che abbia pensato al fatto che ci sia un uomo, in carne ed ossa, a rimandarci a Lui: una persona reale che ci permette di entrare in contato con il Signore, che dovrebbe farlo condividendo le nostre gioie, le nostre lacrime, aiutandoci a percepire di essere amati in modo unico da Lui. E dovremmo sentie che è un qualcosa di immenso e motivo di gratitudine profonda il fatto che un giovane senta, anche oggi, che potrebbe essere chiamato a mettere a disposizione la sua intelligenza, le sue qualità, i suoi desideri, la sua fragilità, la sua vita… perché il Signore risorto possa continuare a prendersi cura della sua Chiesa e di ciascuno di noi”.
A conclusione dell’incontro il rito di Ammissione agli ordini sacri proprio di Riccardo Ongaro accompagnato dalla famiglia, i genitori e la sorella, la comunità del Sermig e del Seminario torinese in cui si sta formando. Momento di gioia e di condivisione a ulteriore richiamo del significato di un sacramento che si riverbera nella Chiesa e nelle comunità in cui viene vissuto.



