60 anni fa l’Arcivescovo Lardone precursore della Ostipolitik

Tutto iniziò, 60 anni fa, nel marzo-aprile 1962 – Papa Giovanni, tramite il segretario mons. Loris Capovilla, convoca a Roma l’Arcivescovo Francesco Lardone, torinese di Moretta (Cuneo), delegato apostolico ad Ankara e gli affida un incarico delicato e importante: scalfire l’ostilità del Cremlino verso la Chiesa

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Tutto iniziò, 60 anni fa, nel marzo-aprile 1962. Papa Giovanni, tramite il segretario mons. Loris Francesco Capovilla, convoca a Roma l’arcivescovo Francesco Lardone, torinese di Moretta (Cuneo), delegato apostolico ad Ankara e gli affida un incarico delicato e importante, come rivela il protagonista: «Papa Giovanni mi ricordò le felicitazioni di Kruscëv per il suo 80° compleanno e mi disse: “Lei, che è in relazione con l’ambasciatore sovietico di Ankara, potrebbe manifestare il mio desiderio di vedere anche i vescovi cattolici russi al Concilio?”. Risposi che avrei pregato l’ambasciatore di trasmettere il messaggio». Lardone è un diplomatico di prima grandezza, purtroppo dimenticato e ignorato. Ne parlano: Domenico Del Rio e Renzo Giacomelli, «San Pietro e il Cremlino. Memoria dell’Ostpolitik vaticana»; Andrea Riccardi, «Il Vaticano e Mosca»; Sergio Trasatti, «La croce e la stella. La Chiesa e i regimi comunisti in Europa dal 1917 a oggi»; Giuseppe Tuninetti, «Francesco Lardone (1887-1980). Il nunzio apostolico precursore della Ostpolitik».

Francesco Giuseppe Lardone nasce a Moretta (Cuneo) il 12 gennaio 1887. Sacerdote dal 1910, laureato in Teologia e «in Utroque iure» a Torino e in Diritto romano a Oxford; scrive su «Il Momento» e «L’Osservatore Romano». A 38 anni è professore di Diritto canonico alla Catholic University of America a Washington, prende la cittadinanza statunitense. Il 21 maggio 1949 è nominato nunzio e arcivescovo: Haiti e Repubblica Dominicana (1949-1953); Perù (1953-1959); delegato apostolico in Turchia (1959-1966) «antesignano della ostpolitik – scrive Tuninetti – lascia l’incarico per età e non accetta la nomina cardinalizia». Capovilla, nrl libro di don Tuninetti e in un’intervista spiega: «Rifiutò la porpora per non abbandonare la carica in Turchia con l’intento di consentire ai vescovi di oltre la cortina di partecipare al Concilio». Si ritira a Moretta e muore il 31 gennaio 1980.

Uomo di fiducia di Papa Giovanni, ha l’incarico di scalfire l’ostilità del Cremlino verso la Chiesa. Il cardinale Francesco Marchisano, torinese di Racconigi e suo amico, conferma la missione di aprire un canale con Mosca per ottenere che i vescovi dei Paesi comunisti partecipino al Vaticano II. Scrivono Del Rio-Giacomelli: «Le mattinate erano ancora fredde ad Ankara nella primavera 1962. Il nunzio uscì dalla residenza in Sokak 55, si strinse nel cappotto nero, percorse alcune vie e si fermò davanti all’ambasciata russa. Si guardò attorno e quasi furtivamente si infilò nella casa. Lardone era un ve­scovo mite, veniva da un paese del Cuneese, ai piedi del Monviso, aveva passato la vita sepolto tra i libri. Non era un diplomatico di carrie­ra. La Segreteria di Stato l’aveva sot­tratto alla cattedra e l’aveva inviato ad Haiti, in Perù, infine in Turchia. Che andava a fare? Era la prima volta che un nunzio entrava in casa dell’ambasciatore del Cremlino, Nikita Semionovic Rijov».

Quattro mesi prima, il 25 novembre 1961 il Papa compie 80 anni e il cardinale segretario di Stato Amleto Cicognani gli consegna un messaggio di Nikita Kruscëv, in russo con traduzione italiana: «Congratulazioni e sinceri au­guri di buona salute e di successo nella sua nobile aspi­razione di contribuire al rafforzamento e al consolidamento della pace sulla terra». Roncalli intuisce cosa può nascere dal gesto dell’uomo del Cremlino. Chiama Lardone «mio prezioso successore» in Turchia dove era stato delegato apostolico nel 1934-44. Non passa dalla Segreteria di Stato ma dal proprio segretario Capovilla perché «Cicognani e il “ministro degli Esteri” Antonio Sa­moré – dicono gli storici – erano scandalizzati del Papa che vole­va trattare con i Rossi». Lardone è accolto con cortesia e cordialità dall’ambasciatore che ammi­ra Papa Giovanni e racconta della propria madre assidua fedele nella Chiesa ortodossa. Lardone chiede di domandare il lasciapassare per i vescovi.

Dopo una settima­na Rijov ha la risposta affermativa e offre la valigia diplomatica per mandare gli inviti ai ve­scovi. L’11 ottobre 1962 Giovanni XXIII inaugura il Concilio. A Natale 1962 altri auguri di Kruscev «In occasione dei giorni santi di Natale…»; il 1° marzo 1963 – Papa Giovanni morirà il 3 giugno – le felicitazioni per la consegna del «Premio Balzan per la pace»; il 7 marzo l’udienza ad Alexei Adjubei, direttore delle «Izvestija», e alla moglie Rada, figlia di Kru­scëv, con un gesuita del «Russsicum» come interprete. Lo storico Andrea Riccardi conferma: «Lardone aveva un canale diretto con Giovanni che seguiva le vicende turche e il nunzio trattava questioni che interessavano il Papa: le relazioni diplomatiche con la Tur­chia; i rapporti con il Patriarca di Costantinopoli Atenagoras; le relazioni con i sovietici». Non sfugge al Papa che qualcosa si muove e Lardone segnala attenzioni dei diplomatici sovietici, polacchi, bulgari: «Quelli che sem­brano più lontani da noi mostrano deferenza verso il rappresentante del Papa». Conferma che «Cicognani mi disse turbato che il Papa vuole trattare con i Rossi».

Anche Sergio Trasatti, caporedattore de «L’Osservatore», offre la medesima versione: «Il Papa pensava a uno scambio riservato di confidenze ad Ankara, terreno neutro. E Lardone ha dalla sua questi vantaggi: è originario piemontese, ha cittadinanza americana, è successore di Roncalli a Istanbul, ha già avvicinato diplomatici dell’Est Europa Non è difficile trovare porte aperte. Giovanni XXIII ricevette Lardone un paio di volte. Passeggiò a lungo con lui nei giardini vaticani. Gli ricordò il telegramma di Kruscëv. Gli parlò del Concilio. “Lei, che è in rapporto con l’amba­sciatore sovietico, non potrebbe manifestargli il mio desiderio di vedere anche i vescovi russi al Concilio?”.  Rispose Lardone: “Mi sarà facile chiedere all’ambasciatore di trasmettere il messaggio”, Aggiunse: “Questo dobbiamo far capire ai sovietici: la Chiesa e la Santa Sede non hanno mire di sorta, chiedono soltanto protezione e libertà”. Lardone fu entusiasta della missione».

Lardone chiede di aiutarlo a entrare in contatto con gli ambasciatori comunisti di Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Albania, Bulgaria e Romania. E scrive: «A settembre 1962 portai gli inviti per i vescovi e mi fu promesso che sarebbero stati invitati». Poi il regime comunista impedì ai vescovi russi di partecipare e continuò a perseguitare i cattolici: Kruscëv, intimamente antireligioso, fece solo scena. Questo nulla toglie alla bravura di Lardone: a farlo conoscere contribuì la celebrazione – a Moretta il 18 febbraio 1990 – del decennio della morte: Capovilla, Del Rio e Marchisano confermarono il ruolo del morettese.

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