75 anni di Repubblica italiana

2 giugno 1946 – l’Italia sceglie come forma istituzionale la Repubblica, non perdonando alla monarchia gli errori che aveva commesso e che avevano condotto il Paese alla dittatura fascista e alla Seconda guerra mondiale, passando per le tragiche leggi razziali del 1938

320

Con il referendum del 2 giugno 1946 l’Italia scelse, come forma istituzionale, la repubblica, non perdonando alla monarchia gli errori che aveva commesso e che avevano condotto il paese alla dittatura fascista e alla seconda guerra mondiale, passando per le tragiche leggi razziali del 1938. L’ultimo re d’Italia per un solo mese, Umberto II, ebbe la statura politica di accettare l’esito della consultazione, riconoscendo la vittoria repubblicana e partendo per l’esilio. Non cavalcò le ipotesi di eventuali brogli elettorali, in quanto la messa in discussione di un risultato comunque schiacciante avrebbe provocato instabilità ed arrecato danni irreparabili ad una nazione già fortemente impoverita dalle conseguenze della guerra da poco terminata.

Fu la prima volta che le donne votarono in una consultazione nazionale, dopo che, in alcune elezioni comunali, il voto femminile era già stato possibile qualche settimana prima. Fu il coronamento di un lungo cammino verso la parità dei diritti politici tra i generi che, ad esempio, in Svizzera per le elezioni federali, si concluse solo cinquant’anni fa, nel 1971 e, in alcuni cantoni, ancora più tardi.

Lo stato italiano unitario esiste da centosessanta anni e la repubblica è la sua forma istituzionale di maggior durata, esistendo da settantacinque anni. Non si tratta di un errore di calcolo, infatti agli ottantacinque anni di regno sabaudo si devono sottrarre gli oltre vent’anni di fascismo che, progressivamente, erosero sia i poteri della monarchia sia i diritti degli italiani, comunque garantiti dallo Statuto Albertino del 1848, che fu esteso dal Regno di Sardegna a quello d’Italia nel 1861. La dittatura lo aveva accantonato, trasformando la monarchia forse complice o, almeno, consenziente o incapace, in un semplice involucro privo di poteri reali.

In quelle stesse elezioni vennero anche scelti i rappresentanti  per la Costituente, l’assemblea nazionale che ebbe il compito di scrivere la Costituzione, che entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Quella fu una grande stagione di unità nazionale, nella quale, nonostante alcuni importanti strappi, come l’allontanamento dei comunisti dal governo e la scissione del partito socialista, gli interessi comuni prevalsero su quelli di parte, garantendo alla nazione la possibilità di superare le ferite provocate dalla guerra. L’Italia si trovò nuovamente spaccata con le elezioni del primo Parlamento, il 16 aprile 1948, ma il senso dello stato delle pur distanti parti politiche (e le condizioni internazionali) evitarono all’Italia la guerra civile, diversamente da quanto avvenne in Grecia. Si  poté avviare la ricostruzione nazionale e poi si realizzò il “boom” economico, che trasformò il paese. Forse solo alla fine degli anni ’70 ci fu un periodo di convergenza di intenti politici, analoga a quella creatasi nella Costituente. Si realizzò per superare la stagione del terrorismo, fu una solidarietà che, pur essendo di breve durata, ci consentì di uscire con fatica dai cosiddetti “anni di piombo”.

Per superare gravi crisi economiche e sociali occorre una sostanziale unità di volontà politica di fondo, che non esclude divergenze di opinioni sulle scelte concrete, ma che ha come obiettivo il bene comune del Paese. Sarà questa in corso una terza stagione di unità nazionale, con l’obbiettivo di rilanciare la nazione, dopo i gravi lutti e i difficili mesi di chiusura sociale ed economica dovuti alla pandemia? Ce lo auguriamo di cuore, per il benessere di tutti.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

6 + 11 =