8xmille, “atto di libertà e responsabilità”

Intervista – Mons. Mauro Rivella, Vicario episcopale per gli Affari economici della Diocesi di Torino e parroco della parrocchia torinese di Santa Rita, ragiona sul senso di una firma che va a sostenere migliaia di opere per le persone nella fragilità, numerose sul territorio della Chiesa subalpina

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Fino al prossimo 15 ottobre è possibile destinare l’8xmille alla Chiesa Cattolica nella compilazione della dichiarazione dei redditi.

Abbiamo chiesto a mons. Mauro Rivella, Vicario episcopale per gli Affari economici della Diocesi di Torino e parroco della parrocchia torinese di Santa Rita, di ragionare sul senso di una firma che va a sostenere migliaia di opere per le persone nella fragilità, numerose sul territorio della Chiesa subalpina. Mons. Rivella ha lavorato a lungo per la Conferenza Episcopale Italiana e poi in Vaticano, nell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa).

Mons. Mauro Rivella (foto Bursuc)

Mons. Rivella, «Una firma che fa bene anche al nostro territorio» è lo slogan della campagna lanciata dalla Conferenza Episcopale Italiana a sostegno dell’8xmille: qual è il significato profondo che questo gesto rappresenta per tutti, credenti e non?

Intorno all’8xmille ci sono state infinite polemiche. Quasi mai, però, capita di leggere ciò che l’8xmille è davvero: un atto di democrazia fiscale. A partire dagli accordi fra lo Stato e la Chiesa Cattolica del 1984, il cosiddetto «nuovo Concordato», ogni anno ciascun contribuente può decidere in piena libertà come destinare una percentuale (l’8 per mille appunto) del gettito fiscale complessivo dell’imposta sulle persone fisiche. Non è una tassa in più né un’erogazione di una parte dei propri redditi, ma un vero e proprio referendum. La mia firma vale esattamente come quella di chi ha un reddito dieci volte superiore o inferiore al mio. All’inizio la scelta era fra lo Stato e la Chiesa Cattolica. Con il passare degli anni si sono aggiunte altre dodici confessioni religiose. La firma per l’8xmille è un atto di responsabilità e di libertà.

In cosa consiste il «bene» che genera la firma dell’8xmille alla Chiesa Cattolica?

In base alla legge, l’8xmille alla Chiesa Cattolica ha tre destinazioni: le esigenze di culto e le attività pastorali, il sostentamento dei sacerdoti, la carità in Italia e nei paesi del Terzo Mondo. È un bene molteplice e sfaccettato, perché la presenza della Chiesa in Italia è capillare. Sostiene le chiese, per costruirne di nuove laddove ce n’è bisogno e per restaurare l’immenso patrimonio storico-artistico. Ne aiuta le attività: la catechesi, la pastorale giovanile, gli oratori, la preparazione degli sposi, i gruppi di formazione biblica e teologica, tanto per fare qualche esempio. Contribuisce in maniera rilevante a sollevare le comunità dall’onere di provvedere a quanto è necessario per assicurare ai preti un tenore di vita dignitoso. Alimenta le opere di carità: sia gli interventi diretti a conforto dei poveri, sia le opere sociali (mense, case di accoglienza, ostelli, promozione dell’impiego per le fasce deboli, risposta all’emergenza casa, accoglienza dei migranti …), senza dimenticare gli aiuti al Terzo Mondo.

A quanto ammontano i fondi dell’8xmille che ogni anno vengono assegnati all’Arcidiocesi di Torino? Concretamente in quali opere vengono devoluti?

L’importo varia di anno in anno. Nel 2023 sono pervenuti 4.493.966,75 euro per culto e pastorale e 2.877.567,13 euro per la carità. Con il primo capitolo si sono finanziati interventi di manutenzione sulle chiese, iniziative di rilevanza diocesana e le spese della Curia, alcuni oratori, la formazione teologica e religiosa, i mezzi di comunicazione sociale. Le attività di carità sono state svolte in parte direttamente dalla Caritas Diocesana e dalla Pastorale Migranti, in parte mediante un’ampia rete di fondazioni e cooperative per i servizi alla persona. Molte Caritas parrocchiali ne hanno beneficiato.

Quali sono i progetti in cantiere che potrebbero beneficiare dei fondi dell’8xmille?

Ogni anno ci si siede intorno a un tavolo, per bilanciare disponibilità e necessità, con un occhio a ciò che è più urgente. L’Arcivescovo insiste perché ci sia una particolare attenzione ai «germogli», cioè a quelle iniziative nuove che fanno guardare al futuro con fiducia. Fra queste realtà, mi viene in mente una parrocchia della città che, grazie all’8xmille, sta rinnovando la mensa giornaliera per i poveri. Un’altra coltiva il progetto di mettere a disposizione un immobile per farci una casa famiglia e per la formazione di giovani disagiati, messi ai margini dal circuito scolastico. Nella prima cintura, un polo di parrocchie sta raddoppiando l’oratorio. E non sono che esempi…

Quanto incide tutto questo sul sistema di welfare del vasto territorio torinese, attanagliato dalle crisi del lavoro e sociali che si susseguono l’una dietro l’altra?

Sono decenni che si parla di crisi e poi si tira avanti! Una lezione da trarre da questa situazione sta nel fatto che da soli non si va da nessuna parte. Soprattutto nell’ambito della carità, i fondi dell’8xmille hanno fatto da moltiplicatore, nel senso che ci hanno permesso di costruire progetti più ampi insieme ai Comuni, alle fondazioni bancarie e ad altri soggetti privati. In questo modo è stato possibile rispondere alle emergenze. Raramente un intervento sporadico è davvero efficace.

Perché dunque è importante «firmare» per l’8xmille alla Chiesa Cattolica?

Penso che per un credente sia un atto doveroso. Abbiamo risorse a disposizione e sarebbe un peccato non utilizzarle. Ovviamente dobbiamo metterci anche del nostro, sia in termini di tempo ed energie che di risorse economiche. Ma un canale non esclude l’altro. Peraltro, la firma per l’8xmille è un atto libero e segreto: chiunque può farlo. Sono certo che molti, anche non credenti o non praticanti in maniera abituale, firmano per la Chiesa Cattolica perché hanno fiducia in essa e sanno che ciò che si realizza è un aiuto per tutti.

Stefano DI LULLO

  • Per informazioni sulla firma dell’8xmille: 8xmille.it

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