A Bari la preghiera dell’Italia per la pace

Giovedì 21 dicembre – Nella basilica San Nicola a Bari veglia di preghiera per la pace promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla diocesi di Bari, pochi giorni prima del Natale

95

Giovedì 21 dicembre nella basilica San Nicola a Bari veglia di preghiera per la pace promossa dalla Conferenza episcopale italiana e dalla diocesi di Bari, pochi giorni prima del Natale. Mentre nel cuore dell’Europa la guerra continua a seminare distruzione e morte, la Chiesa in Italia – unita ai cristiani di Ucraina e Russia – invoca il dono della pace sulla tomba di San Nicola, venerato da cattolici e ortodossi. La veglia è guidata dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI e dalle 18.30 sarà trasmessa da «Tv2000». Ci saranno mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vice-presidente Cei; mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo; i vescovi della Puglia; i delegati ucraini della Conferenza episcopale della Chiesa romano-cattolica e della Chiesa greco-cattolica e dell’esarcato apostolico per i fedeli cattolici di rito bizantino; i rappresentanti delle Chiese ortodosse.

Spiega il comunicato Cei: «Sarà uno spazio di grazia cui si uniranno le diocesi italiane per elevare la nostra supplica al Signore, per intercessione di San Nicola “il vittorioso”». Aggiunge l’arcivescovo di Bari Satriano: «È, per noi e per tutta la cristianità, in particolare per i fratelli d’Oriente, quel ponte tra cielo e terra cui consegnarsi nei momenti difficili e di grande disperazione», come nella guerra tra cristiani nella vicinia Ucraina. «Non possiamo rimanere indifferenti e dobbiamo spendere la vita per una soluzione del conflitto, che tanto dolore porta nelle case degli ucraini e dei russi. Per questo dobbiamo assediare San Nicola e chiedere il suo potente intervento, lui che è caro al cuore delle Chiese in Ucraina e in Russia. Non possiamo legittimare la guerra, neanche dinanzi alle ingiustizie più criminali».

Sottolinea il card. Zuppi: «Viviamo giorni difficili e li affrontiamo con sentimenti contrastanti perché le paure e l’angoscia causate dalle guerre rischiano di offuscare la luce del Natale. Per questo vogliamo invocare il dono della pace nel cuore di ciascuno e sull’umanità intera; per ritrovare, in quel Bambino che nasce, la tenerezza che permette di scorgere nell’altro un fratello e una sorella e la forza per spezzare le catene del male che imprigionano il mondo».

San Nicola di Bari, noto anche come San Nicola di Myra, nasce in Grecia a Patara di Licia il 15 marzo 270 e muore a Myra il 6 dicembre 343, è vescovo proprio a Myra, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse confessioni cristiane.

Lascia la città natale e si trasferisce a Myra (oggi Dembre), città della Licia, allora provincia dell’Impero bizantino, oggi nell’attuale Turchia. Ordinato presbitero, alla morte del vescovo di Myra è acclamato dal popolo come nuovo vescovo, come accadde a Sant’Ambrogio a Milano. Imprigionato ed esiliato nel 305 durante la persecuzione di Diocleziano, è liberato da Costantino nel 313 e riprende l’attività apostolica ed evangelizzatrice.

Non è certo – dice Wikipedia – che sia stato uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325: fra due anni si celebrerà il 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico. E, durante l’assise, Nicola condanna duramente l’arianesimo e difende l’ortodossia. La dottrina dell’eresiarca alessandrino Ario del IV secolo nega la divinità di Cristo in quanto non sarebbe della stessa natura del Padre e dello Spirito Santo. Una dottrina esiziale per il Cristianesimo condannata nel Concilio di Nicea. Gli scritti di Andrea di Creta e di Giovanni Damasceno confermerebbero la sua fede ortodossa.

Si racconta anche che, durante una carestia, ottiene dall’imperatore rifornimenti e la riduzione delle imposte. Muore a Myra il 6 dicembre 343. Le sue reliquie rimangono fino al 1087 nella Cattedrale di Myra. Quando le città sono assediate dai musulmani tante reliquie dell’Oriente – compresa, secoli dopo, la Sindone di Torino – prendono la strada dell’Occidente: Bari e Venezia litigano per impossessarsene e i marinai baresi riescono a trasferirle nella loro città. Finiscono nella cripta della basilica San Nicola, consacrata poi da papa Urbano II.

Drammi e giochi medievali lo hanno come protagonista. Al Nord lo identificano con Babbo Natale. È venerato patrono della Lorena, della Russia, di Amsterdam; di numerose località dell’Arco alpino: Alto Adige, Austria, Slovenia, Svizzera, Trentino. È molto popolare anche nei Paesi Bassi, Francia, Belgio, Germania, Estonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. È probabilmente il santo che vanta il maggior numero di patronati in Italia. Wikipedia elenca 274 Comuni, dieci in Piemonte: Alice Castello (Vercelli); Avolasca (Alessandria); Belvedere Langhe, Monteu Roero e Vernante (Cuneo); in provincia di Torino: Borgiallo, Borgone di Susa, Ceresole Reale, Coassolo Torinese e Pancalieri; Ornavasso (Verbania).

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome