A San Salvario cresce il “Polo della Carità”

Via Nizza – Nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù si ampliano i servizi caritativi nella storica mensa che ogni giorno offre 160 pasti

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Vuoi anche del pane? Posso aggiungerti un dolce se vuoi…». Alla risposta affermativa il sacchetto si «completa» e viene consegnato, accompagnato da un sorriso che è in armonia con il tono gentile delle domande. Un grazie, uno sguardo e via, alla porta di via Brugnone (a ridosso di via Nizza, nel quartiere San Salvario) si affaccia un altro volto, un’altra storia di dolore, fatica, emarginazione. Un altro scambio di battute e via ancora, il successivo si fa avanti: questa volta chiede un frutto in più e ritira per altre 5 persone.

Nel salone intanto i volontari di turno (6 o 7 ogni giorno su un centinaio sempre a disposizione) sistemano, impacchettano, organizzano e nella vicina cucina c’è chi controlla la minestra e la verdura che di lì a poco saranno impiattate nella stanza accanto per chi si ferma a consumare il pasto. Un servizio di distribuzione continuo che dal lunedì al sabato, tra le 11.30 e le 12.30, garantisce cibo a centinaia di persone ma non solo: rappresenta l’impegno nell’accoglienza, nella fraternità e cura delle fragilità che la comunità del Sacro Cuore di Gesù persegue da oltre un secolo.

Perchè quello che era il “distributorio” della minestra affidato alle Figlie della Carità agli inizi del ‘900 è via via cresciuto, cambiato e ha coinvolto generazioni oggi è una mensa, ma non solo: è il cuore di un «Polo della carità» che si sta costruendo, che ha attraversato il tempo della pandemia e che guarda al futuro con nuova progettualità, ma anche con la preoccupazione per una situazione di povertà in continua crescita.

«Prima del Covid», spiega il parroco don Riccardo Baracco, «veniva garantito il pasto a circa 120 persone, ora ne abbiamo 160 tra chi si ferma a consumare il pasto nella sala perché è senza dimora, e persone che ritirano il sacchetto del pranzo che consumano poi in case dove spesso comunque non c’è o non c’è più una cucina… ma poi ci sono le famiglie che ricevono borse spesa settimanali, con prodotti freschi, e mensili, con anche articoli diversi per sopperire a varie necessità: dalla cancelleria per i bambini, soprattutto a inizio anno scolastico, a prodotti per l’igiene… Anche questo è un numero «lievitato» perché si tratta per la maggior parte di famiglie ucraine che prima comprendevano magari nonna, madre e figlia e che dopo la scorsa estate si sono allargate con zie e cugine fuggite da una guerra che non si ferma e ora sono più di 100 i nuclei assistiti.

Numeri che aumentano, situazioni che si complicano (molti arrivano dal vicino centro di igiene mentale o sono ex detenuti) per le quali è fondamentale l’ascolto, la relazione, anche nei casi «irrimediabili» come quelli dei senza dimora più anziani. «Ad esempio, per quanto riguarda i pacchi spesa», prosegue don Baracco, «cerchiamo di personalizzarli tutti per evitare sprechi e rispettare la cultura o le esigenze di chi ha bisogno, ma questo richiede conoscenza della famiglia aiutata, dialogo e per questo ciascuno passa dal Centro di ascolto (aperto tutti giorni su appuntamento) dove si cercano anche soluzioni lavorative o mirate ad educare al risparmio.  Lo stesso per chi viene per il pasto quotidiano: cerchiamo di mettere in atto una attenzione per ciascuno che trasmetta accoglienza che aiuti a superare un po’ il senso di solitudine, la vergona. Il fatto di preparare ogni giorno la minestra per integrare il pasto – che viene fornito dal Comune di Torino e al quale si aggiungono prodotti diversi offerti da commercianti della zona e benefattori – è un segno di attenzione per tutte quelle persone che in inverno all’addiaccio hanno bisogno di qualcosa di caldo, per chi tossicodipendente o anziano non riesce più a masticare, per chi soffre di disidratazione…».

Segni di attenzione anche per le donne «che sono sempre più numerose» – «in tanti anni non era mai capitato che ci venisse chiesto nello spazio della mensa di poter allattare» e per quegli studenti stranieri del Politecnico (il 18% degli utenti della mensa) che provengono da paesi poveri e che non riescono a mantenersi per il costo degli affitti e per la difficoltà a trovare lavori retribuiti mentre studiano.

«Situazioni diverse che ci interpellano sempre di più», conclude don Baracco, «per questo abbiamo progettato di realizzare un vero e proprio polo caritativo e a breve inizieremo i lavori per i quali abbiamo già ottenuto finanziamenti dalla Cei, ma purtroppo i costi sono lievitati e per questo facciamo appello a sostenerci. Il progetto è quello di riadattare alcuni spazi dell’oratorio, avvicinare centro d’ascolto, mensa, la distribuzione pasti, offrire spazi anche durante il giorno per chi vive per strada, bagni… Un polo dove trovino spazio anche i giovani che sono un elemento positivo che il Covid ci ha lasciato. Molti durante la pandemia si sono messi a disposizione e ora da 3 anni continuano: si trovano a fare le borse della spesa il sabato o il giovedì, consegnano, hanno colto il senso di impegnarsi per i più poveri, della gratuità dell’aiuto».

Per chi volesse sostenere la mensa: https://www.scgtorino.it/donazioni/

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