A Santena celebrazioni per Cavour e Manzoni

6 giugno – Come ogni anno alle ore 6.45 la bandiera tricolore è stata posizionata a mezz’asta sul pennone del parco del Palazzo Cavour di Santena per ricordare Camillo Cavour nel giorno e nell’ora della sua morte. Contestualmente la Fondazione Cavour lo ha ricordato con una conferenza dedicata ai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni che ha segnato la formazione dell’Italia e degli Italiani dal Risorgimento ad oggi

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Il Palazzo Cavour a Santena

Come ogni anno, il 6 giugno alle ore 6.45, la bandiera tricolore è stata posizionata a mezz’asta sul pennone del parco del Palazzo Cavour di Santena: probabilmente è l’unica manifestazione che ricorda Camillo Cavour nel giorno e nell’ora della sua morte.

Nel 163° anniversario della sua scomparsa, la Città di Santena gli ha reso omaggio con il conferimento della cittadinanza onoraria, votata all’unanimità dal Consiglio Comunale, radunatosi in seduta straordinaria nel cortile del complesso cavouriano. Camillo nacque e morì a Torino (1810-1861), ma la sua famiglia da decenni possedeva una splendida dimora di campagna proprio a Santena, dove frequentemente alloggiava anche lui e dove ora è sepolto. Lo Statuto Comunale prevede che la cittadinanza onoraria possa essere conferita anche alla memoria di personalità illustri e i Consiglieri intervenuti hanno avuto terreno facile per dimostrare quanto illustre sia stato il loro nuovo concittadino.

Contestualmente la Fondazione Cavour lo ha ricordato con una conferenza dedicata ai Promessi Sposi, il romanzo popolare di Alessandro Manzoni (1785-1873) che ha segnato la formazione dell’Italia e degli Italiani dal Risorgimento fino ai giorni nostri. Oltre all’apprezzamento di Cavour per l’autore lombardo, Gino Anchisi, presidente dell’Associazione Amici della Fondazione Camillo Cavour, ha sottolineato il ruolo dei cattolici italiani nel Risorgimento, contributo spesso dimenticato. Non solo Manzoni, ma anche i Santa Rosa, Balbo, Gioberti, Pellico, Rosmini,…

L’intervento di Roberto Bizzocchi, già professore di Storia Moderna presso l’Università di Pisa, tra l’altro autore del libro Romanzo popolare. Come i Promessi sposi hanno fatto l’Italia (Laterza, 2022), ha precisato quanto lo scritto manzoniano sia stato importante per generazione di studenti che, talvolta, ne hanno mal digerito la lettura forzata nel corso dei loro studi, per poi invece rivalutarlo nelle riletture fatte volontariamente da adulti. Originale è stata la sua sottolineatura di cinque contenuti sociali e politici che spesso sfuggono al lettore distratto: l’affermazione del concetto di nazione italiana non in contrapposizione alle altre nazioni, proprio nel periodo oscuro della dominazione spagnola del Seicento; l’attenzione all’equità sociale, in particolare nelle carestie; la necessità di una giustizia giusta e non in mano agli azzeccagarbugli di turno; il ruolo fondamentale della scienza, spiegato soprattutto durante la pestilenza narrata nel corso della storia, che era negata dal saccente don Ferrante, tanto negata da portarlo alla morte e, infine, il ruolo protofemminista di Lucia che, pur nella cultura del suo tempo, sceglie con chi stare, semplificando: Renzo sì, don Rodrigo no!

Che Camillo apprezzasse l’autore lombardo, nominato senatore del Regno Sardo già nel 1860, è noto. Lo precisò anche in uno dei suoi ultimi discorsi parlamentari, tenuto sul tema della cosiddetta questione romana: la possibilità o meno che Roma diventasse la capitale del neonato Regno d’Italia, evento che poi si realizzò molto più tardi, in conseguenza della breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870.

Sull’argomento  e sui rapporti tra lo Stato e la Chiesa, così si esprimeva: “In Italia i grandi pensatori (non parlo de’ tempi andati, ma di quelli del secolo presente) si sono affaticati per conciliare lo spirito di libertà col sentimento religioso: ed io posso tanto più proclamare questa verità innanzi a voi in quanto che la maggior gloria letteraria d’Italia, l’uomo illustre che voi vi onorate fra i vostri colleghi, il primo poeta vivente d’Europa [Alessandro Manzoni, appunto], ha sempre cercato di conciliare questi grandi principi”.

Conciliare la  libertà col sentimento religioso, tema ancora attuale, così Cavour continuava il suo intervento: “E nella sfera della filosofia, là dove la conciliazione forse è più difficile, dove l’antagonismo si manifesta più facilmente, i nostri due grandi filosofi, quantunque in campo diverso, si accordano in un pensiero, il quale domina in tutte le loro teorie, la riforma di certi abusi, la conciliazione dello spirito di libertà col sentimento religioso. Antonio Rosmini e Vincenzo Gioberti hanno consacrato la loro vita, tutta la vastità del loro ingegno, all’arduo lavoro di propugnare la conciliazione dei grandi principi sui quali riposar deve la società moderna”.

Anche quest’anno, come già nel 2023, il 6 giugno non è stata l’occasione di annunciare il vincitore del Premio Camillo Cavour, il cui conferimento normalmente si svolge non casualmente ogni 20 settembre.

L’esecuzione dell’inno nazionale, a memoria di cronista per la prima volta sommessamente cantato dai presenti e non solo ascoltato in laico silenzio sabaudo, ha preceduto la consueta degustazione delle eccellenza gastronomiche locali, delle quali Camillo era un intenditore e un promotore, a partire dagli asparagi.

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