A Torino torna “Portici di Carta”

Sabato 8 e domenica 9 ottobre – Torna a Torino Portici di Carta, la manifestazione letteraria che trasforma i portici di via Roma – da piazza Castello a piazza Carlo Felice – nella libreria all’aperto forse più lunga al mondo

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Sabato 8 e domenica 9 ottobre torna a Torino Portici di Carta, la manifestazione letteraria che trasforma i portici di Via Roma – da Piazza Castello a Piazza Carlo Felice – nella libreria all’aperto forse più lunga al mondo. Il centro città ospita lettrici e lettori di ogni età, con la presenza di 63 librerie torinesi e 64 editori piemontesi, un evento animato da un programma culturale ricco di incontri, dialoghi, celebrazioni editoriali, dediche degli autori, passeggiate letterarie, letture, laboratori per bambine e bambini e molto altro. L’incontro delle diverse culture rientra nell’ambito delle iniziative collegate al Salone Internazionale del Libro di Torino e viene preceduto da un percorso di avvicinamento in varie librerie dislocate nelle varia Circoscrizioni torinesi, già a partire dal 3 ottobre.

L’edizione di quest’anno sarà dedicata a due grandi personalità della narrativa italiana, gli scrittori praticamente gemelli, che fanno parte della cultura cittadina: Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Tutto ciò accade a cinquant’anni dalla pubblicazione del forse loro più famoso romanzo (giallo) La donna della domenica, ambientato sotto la Mole, che ebbe anche una versione cinematografica, della quale spesso si ricordano solo i due principali protagonisti, Marcello Mastroianni e Jacqueline Bisset, ma è opportuno fare memoria anche di una co-protagonista, l’attrice Lina Volonghi, in un ruolo essenziale, sul quale non è opportuno soffermarsi di più, per non rovinare la lettura del libro o la visione del film per coloro che ancora oggi ne fossero sfortunatamente a digiuno. Furono scrittori garbati, ma arguti, tanto da sfiorare, nei lontani anni ’70, un incidente diplomatico con la Libia, allora socia della Fiat, a causa di un loro graffiante elzeviro su La Stampa. All’articolo seguì un gustoso libretto, L’Italia sotto il tallone di F&L, che denunciava amabilmente i limiti della politica estera italiana, schiacciata dai blocchi internazionali allora esistenti.

Ma il 2022  è anche la ricorrenza dei dieci anni dalla morte naturale di Carlo Fruttero, avvenuta il 15 gennaio 2012 (quasi esattamente a cento anni dalla nascita di Giulio Einaudi, l’editore che meglio valorizzò i due scrittori) e dei venti anni dal suicidio di Franco Lucentini che, non reggendo il peso di una grave malattia, si tolse la vita gettandosi dalla tromba delle scale della sua abitazione di piazza Vittorio, con un gesto simile a quello di Primo Levi. Lucentini è stato l’ultimo scrittore uccisosi a Torino, città che vide anche il suicidio di Emilio Salgari e quello di Cesare Pavese: storie completamente diverse, ma accomunate dall’oscura tragedia finale.

Per quanto riguarda Primo Levi, molti suoi amici sostengono ancora oggi che il suo non fu un suicidio, ma un incidente, tuttavia le amare pagine di uno dei suoi ultimi romanzi, I sommersi e i salvati, fanno trasparire quasi un senso di colpa per essere sopravvissuto al dramma dell’Olocausto, a differenza di tanti suoi compagni di prigionia, sentimento che potrebbe significare un suo insopportabile peso a continuare la sua esistenza.

Emilio Salgari pose fine alla sua vita nell’ aprile del 1911, quando Torino era concentrata sul cinquantenario dell’unità italiana e sull’inaugurazione dell’Esposizione internazionale dell’industria e del lavoro. Una forte depressione, una situazione familiare complessa, e quella economica forse ancor più disastrata, avevano spento la speranza in un romanziere molto apprezzato dai lettori, ma poco considerato dagli operatori culturali e che era sfruttato dagli editori.

La storia di Pavese è quella forse più nota, anche perché la sua morte arrivò al culmine della sua carriera, nell’agosto del 1950, pochi mesi dopo aver ricevuto il Premio Strega per il romanzo La bella estate. L’atto conclusivo della sua esistenza avvenne in una camera dell’Hotel Roma, situato in piazza Carlo Felice, proprio sopra alcuni dei portici dove si svolge la manifestazione libraria di cui sopra. La vicenda umana e letteraria dello scrittore fu il soggetto di un lavoro teatrale di Diego Fabbri, Il vizio assurdo, interpretato da un attore straordinariamente somigliante a Pavese, Luigi Vannucchi, che alcuni anni dopo averne portato sulle scene il personaggio, anche lui si suicidò.

Ma per fortuna sono stati molto di più (e lo sono ancora oggi) gli scrittori torinesi ai quali non è mai passata per la testa l’idea del suicidio e, amabilmente e gioiosamente, continuano a scrivere a  incontrare i loro lettori sotto i portici della città.

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