Oltre mille persone delle comunità etniche legate alle diocesi piemontesi domenica 14 giugno hanno colorato Valdocco e i luoghi dei santi sociali torinesi con le proprie culture e le espressioni della fede per la Giornata regionale dei popoli organizzata dal Coordinamento Migrantes (diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta). «Popoli in cammino per la pace» è stato il tema della festa tra musiche, balli, incontri, visite guidate ai luoghi dei santi sociali torinesi e momenti spirituali.
Al mattino i diversi gruppi hanno visitato la Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo, il Valdocco di Don Bosco, il Distretto Sociale Barolo, i luoghi di san Pier Giorgio Frassati, la Casa Madre dei Missionari della Consolata, l’Arsenale della Pace del Sermig e la Moschea della Pace di corso Umbria.
Alle 12 si è tenuta la Celebrazione eucaristica nella Basilica di Maria Ausiliatrice presieduta dal Vescovo ausiliare di Torino, mons. Alessandro Giraudo.
Dopo un pomeriggio di balli e canti dal mondo in piazza Maria Ausiliatrice sono intervenuti l’Arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole, il sindaco Stefano Lo Russo e il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, che hanno letto un messaggio per la pace rispondendo alla domanda «se dovessi parlare di pace al mio vicino di casa, gli direi che…».
«Io continuo a pensare», ha sottolineato il cardinale Repole, «che la prima cosa che dobbiamo fare per costruire la pace, assumendoci ciascuno la propria responsabilità, sia combattere gli elementi di violenza e di discriminazione che portiamo dentro di noi. Le guerre e i conflitti, infatti, nascono sempre dal cuore dell’uomo». Repole ha dunque invitato a guardare «con maggiore lucidità gli elementi strutturali che portano alle guerre: un mondo in cui predominano gli interessi di pochi a svantaggio di molti genera quelle ‘strutture di peccato’ di cui parlava san Giovanni Paolo II e che finiscono per dare origine ai conflitti. In questo senso bisogna capire che la pace è strettamente connessa con la giustizia: se non c’è giustizia, è difficile che ci sia pace».

Il sindaco Lo Russo nel ricordare come Torino abbia nel suo dna l’accoglienza ha definito «i discorsi sulla remigrazione antistorici e profondamente ingiusti: occorre un’immigrazione controllata, accompagnata da politiche pubbliche capaci di investire nell’inserimento e nella gestione dei conflitti, che esistono e non vanno negati, ma che possono essere superati. Credo che questa possa essere una strada concreta per dare un futuro all’Italia».
Il vicepresidente della Regione Marrone ha sottolineato l’impegno del Piemonte nella cooperazione internazionale che contribuisce a costruire la pace: «è un’azione diretta proprio per fare in modo che le tensioni tra i popoli non si trasformino mai in conflitti, ma possano invece trovare spazio nell’incontro, nel dialogo e nel rispetto reciproco».
Infine Giampiero Leo è intervenuto a nome del Comitato per i diritti umani della Regione Piemonte portando i saluti del presidente Davide Nicco: «l’emigrazione e il movimento dei popoli costituiscono un vero e proprio diritto umano. Un diritto che ovviamente se esercitato – come giusto – nell’ambito della legalità e di accordi internazionali chiari e precisi, può portare ad un arricchimento e a un bene dell’intera comunità, recando reali vantaggi sia al migrante sia a chi lo sa accogliere».
La giornata si è conclusa con un canto di pace e la distribuzione di ramoscelli di ulivo e di pane portato dalla comunità rumena, come segno di condivisione e fraternità tra i popoli.



