«Abbiamo trovato il Messia»

Commento alla liturgia della II Domenica del Tempo Ordinario (14 gennaio 2024) – Vangelo Giovanni 1,35-42

153

Appena dopo il Natale, terminata la scena del battesimo del Signore si staglia davanti a noi ancora una volta Giovanni il Battista, ancora Lui il più grande tra i nati di donna, un osservatore acuto, lui che l’assiduità alla Parola di Dio aveva concesso uno sguardo fino nei confronti delle cose di Dio.  Lo troviamo probabilmente ancora lungo le sponde del Giordano nella pienezza delle sue funzioni profetiche: ci racconta il Vangelo di Giovanni che fissò lo sguardo su Gesù che passava. Strano modo il suo di essere profeta, nessun annuncio grandioso, nessuna invettiva bruciante soltanto ci viene detto che fissa lo sguardo su Gesù. Da quello sguardo si aprono dialoghi serrati e composti di brevissime frasi in un costrutto incalzante di domande e di risposte. L’evangelista Giovanni riesce a cogliere nella scena un continuo movimento e sembra regalarcelo completamente. Vocazione, chiamata vuol dire mettersi in cammino senza distogliere lo sguardo su di Lui. Gesù fissa lo sguardo su Pietro anche alla fine di questo racconto, Pietro che gli è stato condotto da Andrea che a sua volta è stato indicato da Giovanni il Battista. Mi soffermo su cosa possa significare «fissare lo sguardo» e come oggi possiamo fissare lo sguardo sul Signore che non è presente fisicamente alla nostra vista. Fissare lo sguardo non significa solamente accorgersi delle cose e delle persone che circondano il nostro campo visivo, fissare lo sguardo significa anche essere attratti, avvolti, affascinati, coinvolti nella nostra totalità: fissare lo sguardo significa lasciarci coinvolgere. Assistiamo oggi ad un calo vertiginoso delle vocazioni sacerdotali, religiose, e più in generale di consacrazione almeno nella nostra Europa di provata tradizione cristiana; forse la chiamata, lo sguardo di Gesù hanno preso il loro fascino oppure come ci lascia intravvedere il libro di Samuele nella Prima Lettura la Parola di Dio è più rara in questi tempi che in quelli passati?

Non penso proprio: Dio e la sua chiamata passano sempre attraverso la voce, lo sguardo di Qualcuno che prima di me intessuto una relazione profondissima con il Signore. Lo sguardo di Dio si riflette nello sguardo di chi ha investito su di Lui, è più miracoloso uno sguardo innamorato del Vangelo che mille prediche. È vero che siamo preoccupati della desertificazione delle nostre realtà cristiane ma sono anche un pochino convinto che non sia questo l’unico problema dei cristiani in Europa. Ho necessità, partendo da questo Vangelo di ritrovare, recuperare al più presto quello sguardo su di Lui che si lascia illuminare e illumina. La vocazione è sì una risposta ad un appello ma è ancor di più un’intesa profondissima che genera una relazione coinvolgente e travolgente. È provocante la risposta di Gesù che mette fine a questo «nascondino biblico»: «Cosa cercate?». Cerco un posto dove essere felice, un posto che non sia un paradiso artificiale, un posto invece che sia come un cuore grande che mi accoglie, un posto che allarghi il mio cuore  per accogliere e questo posto sei Tu Signore e poi non importa il come, il dove e il se. Questo Vangelo lungi dall’essere un amarcord  ci colpisce e ci tocca  tutti: quelli più maturi nella fede possono ricordare il primo sguardo su Gesù e quelli più giovani possono ritrovare finalmente in quello sguardo un’intesa diversa dalle intese segnate dal possesso, dall’egoismo e dalla delusione.

Andrea conduce suo fratello Simone da Gesù indicandolo come il Messia, una parola questa che ha conosciuto alla scuola di Giovanni il Battista. È probabile che non si renda conto della portata di questa parola, se ne renderà conto strada facendo, così come in modo diverso anche suo fratello Simone se ne renderà conto a partire da quelle esperienza del cambio del nome da Simone a Cefa (Pietro) un cambio che sta ad indicare certamente una nuova missione ma anche del fatto che una volta che il Signore ci guarda accompagna sempre quello sguardo da un’altra espressione sempre molto evangelica: «Fissatolo lo amò» (Mc 10,21).

padre Andrea MARCHINI

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome