Abusi del clero sui minori, rapporto sulla diocesi di Monaco

1945-2019 – «La Santa Sede ritiene di dover dare la giusta attenzione al documento e ne prenderà visione anche dei dettagli» dichiara il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, circa il rapporto sugli abusi sessuali commessi dal clero nella diocesi di Monaco-Frisinga

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«La Santa Sede ritiene di dover dare la giusta attenzione al documento e ne prenderà visione anche dei dettagli» dichiara il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, circa il rapporto sugli abusi sessuali commessi dal clero nella diocesi di Monaco-Frisinga. Stando all’indagine commissionata dall’arcidiocesi allo studio legale Westpfahl Spilker Wastl, sarebbero 497 le vittime di abusi, in maggioranza minori maschi, in 74 anni dal 1945 al 2019. Tra i 235 presunti responsabili compaiono 173 sacerdoti e 9 diaconi.

«Nel reiterare il senso di vergogna e il rimorso per gli abusi sui minori, la Santa Sede assicura vicinanza alle vittime e conferma la strada intrapresa per tutelare i più piccoli garantendo ambienti sicuri». Il rapporto esanima la gestione degli arcivescovi: Michael von Faulhaber (1917-52), Joseph Wendel (1952-60), Julius Doepfner (1961-76), Joseph Ratzinger (1977-82), Friedrich Wetter (1982-07) e Reinhard Marx (2007-…). Di Ratzinger si prende in considerazione anche la gestione come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (1982-2005). Benedetto XVI, fino al pomeriggio del 21 gennaio, «non ha conosciuto il rapporto Westpfahl-Spilker-Wastl» (più di 1.000 pagine) informa mons. Georg Gänswein, segretario particolare: «Il Papa emerito, come più volte ripetuto, esprime turbamento e vergogna per gli abusi e manifesta la vicinanza e la preghiera per le vittime, alcune incontrate nei viaggi».

«Il primo pensiero va ai colpiti, che hanno sperimentato malizia e sofferenza dai sacerdoti e da altro personale, in misura spaventosa. Sono scioccato e mi vergogno» dice il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga: «Come ho ripetuto più e più volte, mi sento corresponsabile della Chiesa negli ultimi decenni. Mi scuso a nome dell’arcidiocesi per le sofferenze inflitte alle persone. Sappiamo che gli abusi  non sono stati presi sul serio nella Chiesa, che i perpetratori spesso non sono stati adeguatamente ritenuti responsabili. Per questo, dalla prima perizia nel 2010, abbiamo commissionato la relazione allo WSW, elemento importante per affrontare gli abusi. Dal 2010 molto è cambiato e implementato ma siamo lontani dall’aver finito. Attueremo modifiche sulla base delle raccomandazioni della relazione. Bisogna compiere ulteriori passi. La crisi è e rimane uno shock profondo per la Chiesa. Le persone colpite sono al centro della nostra attenzione».

La Procura di Monaco sta indagando 42 casi di abusi nella diocesi. Anne Leiding, portavoce della Procura, conferma le inchieste in corso; spiega che lo studio legale Westpfahl Spilker Wastl, nell’agosto 2021 ha comunicato 41 casi alla Procura e un altro caso in novembre. La maggior parte dei casi non sono stati denunciati. Quelli denunciati ora alla Procura «riguardano persone ancora vive». Nel giugno 2021 il card. Marx aveva presentato al Papa le dimissioni, respinte da Papa Francesco. «Gli incontri con le vittime hanno determinato una svolta nella mia percezione della Chiesa» dice l’autorevole cardinale tedesco, membro del Consiglio dei cardinali che aiutano il Papa nella gestione della Chiesa universale e coordinatore del Consiglio per l’economia.

«Nella lotta contro ogni abuso, la Chiesa porta avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica» dice Francesco: «In questa luce ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle “Norme sui delitti riservati” con il desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria. Questa, da sola, non basta ad arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo». Francesco offre indicazioni precise alla Congregazione per la dottrina della fede, incaricata di trattare i «delicta graviora». Ribadisce: nessun tentennamento  nella lotta contro gli abusi di ogni tipo, «con discernimento, con incisiva azione giudiziaria e con forte volontà di rendere giustizia alle vittime».

Indica tre parole fondamentali: «dignità, fede, discernimento» nella tutela dell’«integrità feconda» della dottrina cattolica su fede e morale. La Chiesa, con l’aiuto di Dio, porta avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi. L’aggiornamento delle norme nasce dal «desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria. Da sola non basta ma è un passo previo per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo». Stesso discernimento invoca per i «presunti fenomeni soprannaturali, per i quali il popolo di Dio deve ricevere indicazioni sicure e solide». Soprattutto serve discernimento nello scioglimento del vincolo matrimoniale «in favorem fidei». Quando la Chiesa concede lo scioglimento del vincolo non-sacramentale, non solo pone fine canonica a un matrimonio, già fallito ma intende favorire la fede nella nuova unione e nella famiglia».

Si sofferma sulla «necessità del discernimento nel percorso sinodale». Qualcuno pensa che «percorso sinodale è ascoltare tutti, fare un’inchiesta e dare dei risultati. Tanti voti, tanti voti, tanti voti. No. Un percorso sinodale senza discernimento non è un percorso sinodale. Bisogna discernere continuamente le opinioni, i punti di vista, le riflessioni. Il discernimento è quello che farà del Sinodo un vero Sinodo del quale il personaggio più importante è lo Spirito Santo, e non un parlamento o un’inchiesta di opinioni, come possono fare i media». «Dignità» è l’altra parola-chiave. In un’epoca di tensioni sociali, politiche e sanitarie, cresce la tentazione di considerare l’altro come estraneo o nemico. La dignità di ogni essere umano ha un carattere intrinseco e vale dal concepimento alla morte naturale. L’affermazione di tale dignità è il presupposto irrinunciabile per la tutela di un’esistenza personale e sociale». L’obiettivo è «far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità: se la fraternità è la destinazione che il Creatore ha disegnato per l’umanità, la strada resta il riconoscimento della dignità di ogni persona. L’uomo è il capolavoro della creazione,  voluto e amato da Dio: per la sua salvezza Gesù è morto in croce. Senza la fede la Chiesa si ridurrebbe a un’agenzia umanitaria. La fede è il cuore della vita e dell’azione di ogni battezzato. Non una fede generica o vaga, come vino annacquato che perde valore; non una fede tiepida e abitudinaria, da manuale ma una fede genuina, schietta, che infiamma il cuore e che mette in crisi».

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