Nell’Anno Santo 2025 saranno canonizzati i beati Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati e il 3 febbraio 2025 in Vaticano si terrà un importante incontro mondiale sui diritti dei bambini. Il duplice annuncio è stato dato da Papa Francesco il 20 novembre 2024 all’Udienza generale: «L’anno prossimo nella Giornata degli adolescenti, il 27 aprile, canonizzerò il beato Carlo Acutis e nella Giornata dei giovani, il 3 agosto, canonizzerò il beato Pier Giorgio Frassati».
La storia di Carlo Acutis, mago di Internet – Un talento di Internet e un cuore grande, precoce d’intelligenza e di anima: quando muore a 15 anni nel 2006 per una leucemia fulminante, ha bruciato le tappe della fede e dell’amore a Dio, alla Chiesa e ai poveri. Sulla rete non lancia messaggi che si perdono negli algoritmi. Papa Francesco se ne innamora e nel 2020 lo beatifica ad Assisi dove riposa nel santuario della Spogliazione. Straordinaria la storia del miracolo, due anni fa, che lo porta alla santità. L’8 luglio 2022 pellegrina sulla tomba c’è mamma Liliana della Costarica. Il 2 luglio la figlia Valeria cade di notte dalla bici mentre torna a casa a Firenze, dove studia. La notizia schianta la povera donna: trauma cranico gravissimo, craniotomia, asportazione dell’osso occipitale destro, quasi nulle le speranze di sopravvivenza. Liliana va ad Assisisi a pregare il beato Carlo. Quel giorno, l’8 luglio, l’ospedale informa: Valeria ha ripreso a respirare, si muove e parla; la Tac mostra che l’emorragia è scomparsa; dopo la terapia riabilitativa. Il 2 settembre madre e figlia sono ad Assisi sulla tomba di Carlo.
«Ha mostrato che la felicità si trova mettendo Dio al primo posto» dice Francesco che lo beatifica ad Assisi il 10 ottobre 2020: «La sua testimonianza indica ai giovani che la felicità si trova mettendo Dio al primo posto e servendolo nei fratelli». Già nell’esortazione apostolica «Christus vivit», frutto del Sinodo del 2018 sui giovani, lo addita come genio dell’informatica: «Sapeva che questi meccanismi possono addormentarci. Ha usato le nuove tecniche per trasmettere il Vangelo. Non è caduto nella trappola». Carlo Acutis nasce il 3 maggio 1991 a Londra, da famiglia agiata, emigrata per lavoro ma presto torna a Milano: dalle elementari ha un rapporto sempre più forte con la fede. «L’Eucaristia la mia autostrada per il cielo» e realizza il sito «Miracoli eucaristici». Attraverso Internet porta Gesù tra i coetanei. Conduce una vita ordinaria: studia: «Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie». A 15 anni sviluppa una fede splendida, matura, esemplare. Viene da una famiglia importante ma è di una semplicità e di una sobrietà essenziali.
Colpito da leucemia: «Io da qui non esco vivo». Racconta la mamma: «Ha affrontato la malattia con il sorriso, mai un lamento. La malattia è stata rapidissima. Si pensava a un’influenza e invece dopo qualche giorno aveva un’astenia profonda. Lo portammo al pronto soccorso, gli fecero le analisi del sangue e gli diagnosticarono una leucemia fulminante». Glielo comunicano e lui dice: «Il Signore mi ha dato una bella sveglia. Muoio felice perché non ho mai sprecato un minuto della mia vita in cose che non piacciono a Dio. Non voglio fare il Purgatorio, voglio andare diritto in Paradiso». Il 12 ottobre 2006 a Monza si addormenta «con un sorriso bellissimo».
Pier Giorgio Frassati, «Vivere e non vivacchiare» – «Sei un bigotto?» chiedono un giorno a Pier Giorgio (1901-1925): così massoni-liberali, social-comunisti e fascisti scherniscono i cattolici. La risposta è netta: «No. Sono rimasto cristiano». Primogenito di una famiglia della illuminata borghesia liberale piemontese, Pier Giorgio è un autodidatta della fede. Il padre Alfredo, biellese di origine, è amico di Giovanni Giolitti, è proprietario e direttore de «La Stampa», senatore del Regno e poi ambasciatore italiano a Berlino. Religiosamente indifferente ma tollerante, comunica al figlio il senso della libertà e l’apertura agli orizzonti nazionali e internazionali. La madre, sensibile ai valori cristiani, affida lui e la sorella Luciana a don Antonio Cojazzi, esperto educatore salesiano. Cresciuto nell’onestà e nel lavoro, la passione per il Vangelo lo porta a vivere la fede in modo profondo. La sua formazione culturale e spirituale è segnata anche dall’incontro con i Gesuiti dell’«Istituto Sociale». Il suo curriculum scolastico non è brillante.
Vicino ai minatori, lavoratori più sfruttati – Frequenta il «D’Azeglio», poi il «Sociale» e il Politecnico per ingegneria meccanica, con specializzazione mineraria «per essere vicino ai lavoratori più sfruttati: i minatori». Giovane sveglio e pieno di vita, appassionato di sport e montagna. La preghiera, la Messa con Comunione quotidiana, l’adorazione eucaristica notturna gli danno la carica, lo rendono attento agli altri, amico dei poveri: «Io sono povero come tutti i poveri». Da una spiritualità serena e consapevole nasce la partecipazione all’Azione Cattolica e alla Congregazione mariana dei Gesuiti, al Terz’Ordine domenicano, all’Apostolato della preghiera e alla Conferenza di San Vincenzo; sgorga la militanza nel circolo «Cesare Balbo» della Fuci e nel Partito popolare. Matura un’acuta sensibilità verso la Chiesa e verso la Città e un forte impegno ecclesiale e civile: è nella Chiesa non per dovere e convenienza, ma per coscienza e convinzione. Fonda la «Compagnia dei tipi loschi, industrie turistalpinistiche e affini, società con capitale interamente versato, tanto versato che non esiste più». Scrive alla sorella: «Finché la fede mi darà forza, sempre allegro. La tristezza è una malattia quasi sempre prodotta dall’ateismo». Il suo motto è «Vivere, non vivacchiare».
Antifascista nella Torino di inizio Novecento – Milita nel Partito popolare e manifesta la concretezza di un attivismo cristiano non alieno dalla contemplazione. Nell’autunno del 1923 si dimette dal circolo fucino per protesta perché il «Balbo» ha esposto il tricolore per la visita di Benito Mussolini: non tollera che i cattolici rendano omaggio all’assassino di don Giovanni Minzoni e Giacomo Matteotti e al nemico della libertà e della democrazia. Nel Ppi condivide gli orientamenti più progressisti e socialmente aperti fino ad auspicare, con quarant’anni di anticipo, l’alleanza tra popolari e socialisti in chiave antifascista. Nel 1922, anno della marcia fascista su Roma, anche il senatore Alfredo, propone la coalizione popolari-socialisti come diga alle Camicie nere. Antifascista per ispirazione religiosa, è tra i promotori dell’agitazione per la riforma universitaria. Caldeggia le proteste contro la riforma di Giovanni Gentile e aderisce all’alleanza universitaria antifascista. Lotta contro il dispotismo mussoliniano con lo stesso sprezzo del pericolo, con cui nel settembre 1921, al congresso nazionale a Roma per il cinquantenario della Gioventù Cattolica, difende la bandiera del circolo contro la teppaglia fascista.
Gli ultimi mesi sono segnati da una forte sofferenza per la tensione tra i genitori mentre la sorella Luciana si sposa e si trasferisce in Polonia. Si innamora di Laura Hidalgo, laureata in matematica, «una ragazza di Azione Cattolica», la quale però trova scarsa considerazione dalla famiglia che la giudica socialmente non all’altezza di Pier Giorgio: per lui sogna un matrimonio di prestigio. Colpito da poliomielite fulminante, sul letto di morte l’ultimo pensiero va ai poveri. Muore il 4 luglio 1925 a un passo dalla laurea. Ai suoi funerali partecipano migliaia di torinesi e di poveri e anche tanti non credenti. Questa partecipazione popolare colpisce al cuore papà Alfredo. Il cattolicesimo piemontese lo venera come il giovane ideale; l’Azione Cattolica addita come modello questo alpinista. Nel 1928 esce in 17 lingue la biografia di don Cojazzi. Il cardinale Arcivescovo di Torino Maurilio Fossati apre e chiude (2 luglio 1932-23 ottobre 1935) il processo diocesano. Tra le due guerre un elevato il numero dei circoli giovanili sono intitolati a Pier Giorgio.
Pier Giuseppe Accornero


