Ai Santi Martiri la preghiera in suffragio di Musa Balde

Migrante suicida – Lunedì 31 maggio l’Arcivescovo Nosiglia nella chiesa dei Santi Martiri a Torino ha presieduto la preghiera in suffragio di Musa Balde, il 23 enne proveniente dalla Guinea Conakry che il 23 maggio si è impiccato nel Cpr di corso Brunelleschi

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Foto Andrea Pellegrini

«Chiedo un sussulto di coscienza», «Sento il dovere di alzare la voce», «La Chiesa non può e non deve tacere». L’Arcivescovo Nosiglia, nella chiesa dei Santi Martiri, lunedì 31 maggio non ha usato mezzi termini nel condividere il dolore per la morte del guineano Musa Balde, suicida a 23 anni lo scorso 23 maggio nel Cpr (Centro di permanenza per rimpatrii) di corso Brunelleschi a Torino. Nosiglia ha dato voce alla «ferita che sento», «il peso nel mio cuore e nel cuore di tutte le persone di buona volontà» che la storia di Musa ha lasciato; ma ha anche pronunciato parole di denuncia, per «scuotere le coscienze», per ricordare il male dell’indifferenza nei confronti di chi migrante, ma anzitutto «fratello» è stato lasciato solo, è stato rinchiuso dopo essere stato aggredito.

Oltre un centinaio di persone di ogni età ed appartenenza si sono dati appuntamento nella chiesa dei Santi Martiri per la preghiera in memoria di Musa, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. C’era il direttore della Pastorale Migranti, Sergio Durando, Wally Falchi per la Caritas, volontari delle associazioni impegnate con chi fugge in Italia da condizioni di fame e guerra; c’erano i volontari di Sant’Egidio e tante persone che hanno semplicemente voluto esprimere, nella preghiera, il dolore per la vita di un giovane segnata dalla sofferenza, dalla violenza; al termine della preghiera, sfilando di fronte alla foto posta accanto all’altare, hanno sussurrato espressioni di saluto, hanno condiviso l’indignazione per le condizioni di tanti Musa, lasciati nel Cpr ad attendere senza spiegazioni la fine delle proprie speranze di vita in Italia.

A interpretare i sentimenti di quanti si sono riuniti ai Santi Martiri, Daniela Sironi, referente per il Piemonte della Comunità di Sant’Egidio: «Siamo qui per chiedere al Signore di aiutarci a fare di questo mondo una sola famiglia cominciando da uno sguardo di affetto per chi viene da lontano. ‘Ho assaggiato in Italia come può essere bella la vita’. Queste sono le parole di Musa che la solitudine, la disperazione, la violenza, l’aggressione, la riduzione a numero di una pratica ci hanno lasciato come testamento. Siamo qui per raccoglierlo e perché il sogno di questa vita bella possiamo realizzarlo insieme e nessuno sia più straniero».

Foto gallery a cura di Andrea Pellegrini

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