Al Santo Volto il Vescovo in dialogo con i giovani: “tu hai un valore infinito”

Torino – Secondo appuntamento, la sera di venerdì 15 dicembre, del percorso “Vedere la Parola”: l’Arcivescovo Repole in dialogo con oltre mille giovani a partire dall’incontro del Risorto con la Maddalena. GALLERY

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“Ogni attimo della mia vita ha un valore infinito, io ho un valore infinito”. Questa la conseguenza di una ‘vita per sempre’ che il Risorto ci assicura. Un per sempre e in profondità, perchè è Lui, il Risorto, che mi chiama con il mio nome che è unico e irripetibile”.

Così – richiamando quella promessa d’eternità rivolta a ciascuno nella sua unicità, capace di arrestare il pianto, il dolore lo sconforto – l’Arcivescovo Repole si è rivolto ai giovani che hanno occupato ogni posto della chiesa del Santo Volto per il secondo appuntamento della catechesi “Vedere la Parola” venerdì15 dicembre.

Non più in Duomo, proprio per una affluenza di giovani da tutta la diocesi di Torino e da quella di Susa che è andata crescendo, superando il migliaio. Segno del desiderio di tanti di ascoltare parole capaci di toccare il cuore, di far cogliere il legame tra la fede e il quotidiano, di alimentare il desiderio di spiritualità sovente disatteso o soffocato.

Ed ecco che nelle parole del Vescovo, da quel primo richiamo al valore della ‘vita per sempre’, a partire dall’incontro del Risorto con la Maddalena, il messaggio che ha toccato il cuore di tanti, è stato un forte riferimento al tema della solitudine a partire anche dalla propria esperienza personale.

“Mi è successo tante volte di sentirmi solo”, ha raccontato l’Arcivescovo, “Mi è capitato e mi capita anche oggi di percepire che nelle cose che faccio e vivo mi trovo a contatto con una solitudine difficile da colmare. Capita a tutti, prima o poi. In questi casi, l’unica cosa che mi dà davvero pace è la possibilità di ritrovare uno spazio di silenzio profondo e sentire che non sono solo perché Gesù risorto è presente, è lì accanto a me, mi abbraccia, continua a chiamarmi per nome, come alla Maddalena”

“Sarebbe bello”, ha proseguito, “che ciascuno di noi questa sera – e in altri momenti di silenzio – potesse percepire la stessa cosa. Ci sono tante solitudini che anche voi giovani potete vivere: a casa, con i compagni di scuola, con gli insegnanti, dentro questa nostra società che a volte fa finta di non vedervi, anche quando parla di voi. Ci sono delle solitudini che si vivono persino con il ragazzo o la ragazza, o con gli amici più intimi. Talvolta ho come l’impressione che sentiamo fortemente l’esigenza di trovarci in mezzo alla folla, di mettere la musica a palla o di essere sempre iper-connessi con tutti e in ogni istante, perché forse vogliamo in qualche modo far tacere il grido lancinante di certe solitudini. Sarebbe davvero una grazia se questa sera percepissimo che possiamo anche stare in silenzio, senza la necessità di nessun rumore, perché Gesù è risorto ed è una presenza che ci avvolge da tutte le parti, come un abbraccio a 360 gradi”.

“Ma credere che Gesù è risorto significa anche essere certi, nella fede, che tutte le volte che siamo radunati nel suo nome Lui è presente, in mezzo a noi, al centro del nostro incontro. Un giorno lo ha detto Lui stesso: “Dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Gesù è risorto ed è dunque vivo qui in mezzo a noi. Nell’atmosfera che percepiamo, incontrandoci e guardandoci gli uni gli altri, si inserisce Gesù e ci fa respirare del suo stesso alito, che è l’alito di una vita senza fine. Anche in questo istante, come in ogni istante della nostra esistenza, noi non siamo soltanto noi. Siamo noi e Lui, il Vivente, che ci assicura che quando ci abbracciamo tra noi, siamo anche sempre abbracciati con tenerezza e forza da Lui!”

La tenerezza di un abbraccio, la bellezza di una voce amica – quella di un Dio che si fa sempre vicino – che dice al cuore ferito, solo, combattuto di non piangere sono poi diventate, a conclusione dell’intervento del Vescovo, un gesto concreto che ha coinvolto tutti i giovani. Un altro passaggio per interiorizzarne le parole , per trasformarle in una preghiera e una riflessione che proseguano oltre la serata.

Serata che si è conclusa in un momento di festa per favorire quella conoscenza e quei legami che il percorso di catechesi vuole promuovere tra i giovani delle tante parrocchie. Altro modo di creare a partire dai giovani quella comunione e fraternità che possono contrastare il dilagare dell’individualismo nella nostra società, di cui oggi proprio tanti giovani sono vittima.

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