Alla Consolata il ricordo di mons. Cesare Nosiglia

Sabato 29 agosto – Santuario gremito per la Messa presieduta dall’Arcivescovo Repole ad un anno dalla scomparsa del suo predecessore

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La concelebrazione eucaristica al santuario della Consolata presieduta dall'Arcivescovo Roberto Repole con mons. Guido Fiandino e don Sergio Baravalle

Nonostante l’ultimo fine settimana di vacanze, il santuario della Consolata era gremito ieri, sabato 29 agosto, per la Messa presieduta dall’Arcivescovo Roberto Repole in cui si è ricordato il primo anniversario della morte di mons. Cesare Nosiglia. Era il 27 agosto 2025 quando l’Arcivescovo, ricoverato all’Hospice Cottolengo di Chieri, moriva all’età di 80 anni al termine di una lunga malattia, dopo aver retto la diocesi di Torino dal 2010 al 2022 e dal 2019 anche amministratore apostolico della diocesi di Susa.

Il 19 febbraio 2022 papa Francesco accolse la sua rinuncia presentata per raggiunti limiti di età e da Arcivescovo emerito andò ad abitare presso la parrocchia della Madonna Addolorata (Pilonetto) con suor Ruby Moyol e suor Elisa Toppo, della congregazione indiana delle suore missionarie di Maria Aiuto dei Cristiani, la sua famiglia religiosa che lo ha accompagnato non solo negli anni del suo ministero, ma anche accudendolo nella malattia fino alla morte. Mons. Cesare è sepolto, accanto al cardinale Severino Poletto, nel santuario della Consolata dove, come ha ricordato l’Arcivescovo Repole prima della benedizione impartita presso l’urna, si recava spesso a confessare.
Alla concelebrazione, a cui hanno partecipato mons. Guido Fiandino che fu suo Vescovo ausiliare, don Sergio Baravalle, rettore della Consolata e numerosi sacerdoti, religiosi e diaconi delle diocesi di Torino e Susa, sono convenuti tante suore, famiglie, anziani, i rappresentanti delle associazioni e del volontariato – tra cui Caritas e Comunità di Sant’Egidio – che hanno collaborato con mons. Cesare per cercare di colmare il divario della «città a due velocità», come l’Arcivescovo più volte ha definito Torino.

La prima è la città di chi ha casa, lavoro e disponibilità economiche, l’altra quella delle persone fragili, degli «scartati». E alla Consolata ieri c’erano anche loro: senza fissa dimora, ex detenuti, disoccupati che mons.Nosiglia ha ospitato nella sua casa in Arcivescovado, ha servito alle mense e ha incontrato ai cancelli delle fabbriche in crisi e in carcere, dove andava a presiedere la Messa per i detenuti finchè la salute gliel’ha permesso.

«’I poveri sono il passaporto per il Paradiso’ ci ripeteva spesso mons.Cesare» – ci ricordavano ieri suor Ruby e suor Elisa. Ed è questa la chiave per leggere la sua pastorale, come ha ricordato il card. Repole introducendo l’Eucarestia: «Ci ritroviamo qui, insieme per vivere il giorno del Signore, facendo memoria del primo anniversario della morte del Vescovo Cesare. Lo facciamo con un senso di profonda gratitudine, perché attraverso la sua vita, attraverso il suo ministero – quello che ha speso qui, nella Chiesa di Torino e negli ultimi anni in Susa, ma anche quello che ha dedicato a Vicenza e a Roma – è stato un canale perché molte donne e molti uomini potessero incontrare il Cristo risorto».
Nell’omelia, l’Arcivescovo Repole, commentando il Vangelo della XXII domenica del Tempo ordinario –  una pagina in sintonia con la vita e l’episcopato di mons. Nosiglia –  ha detto: «Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso», cioè non si fidi di sé, di quello che è capace di fare, delle sue capacità, delle sue buone azioni, ma si fidi semplicemente di quel grembo di amore che lo salva. Chi vuol essere mio discepolo ‘prenda la sua croce’, cioè non abbia timore di continuare ad avere fiducia in Dio anche quando tutto sembra apparentemente perso e sconfitto. Chi vuol venire dietro a me, chi vuol essere mio discepolo, ‘si metta alla mia sequela’».

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