Allamano Santo, “Io testimone del miracolo”

Presto la canonizzazione – Il 7 febbraio 1996 l’indigeno Sorino, del popolo Yanomami, nella foresta brasiliana veniva assalito da un giaguaro. Dato per morto, guarì completamente per intercessione del beato Giuseppe Allamano. Parla suor Evelia Garino, testimone oculare del miracolo, che oggi vive nella residenza delle religiose anziane a Venaria

92
Beato Giuseppe Allamano

Era il 7 febbraio 1996. L’indigeno Sorino, del popolo Yanomami, nella foresta brasiliana veniva assalito da un giaguaro. Una aggressione dall’esito che per chi assistette alla scena  e chi lo vide in ospedale di Boa Vista, era considerato fatalmente scontato, ma non per le Missionarie della Consolata che lo affidarono subito alla intercessione del Beato proprio nel giorno in cui ne iniziavano la novena (la festa liturgica è il 16 febbraio).

Tra le testimoni oculari abbiamo contattato suor Evelia Garino oggi nella residenza delle religiose anziane a  Venaria. Suor Evelia è stata ventott’anni a Roraima ed era Economa Generale della Regione. Prima di ogni racconto comunica subito la sua gioia per la notizia della canonizzazione «per me è super». E poi descrive la scena di quel corpo ferito e della determinazione di suor Felicita  Muthoni Nyaga nel volerlo far arrivare all’ospedale. E mentre parla si coglie quanto il ricordo sia vivo e quanta la fiducia nel carisma del fondatore che anche nel miracolo ha dato un segno della cura per l’altro, per ogni altro, anche nella più lontana foresta.

«Sorino era arrivato ferito dal giaguaro alla sua maloca che era vicino alla pista di atterraggio», racconta suor Evelia, «e il primo segno per me particolare è che proprio in quel momento stava arrivando un aereo sul quale poi suor Felicita è riuscita a farlo partire. È riuscita, dico così perché i familiari  di Sorino non volevano. Le condizioni della sua testa erano tali che erano sicuri che sarebbe morto e per gli  Yanomami non si deve morire fuori dalla propria terra, fuori dalla foresta. Temevano che se fosse partito sarebbe morto lontano e per questo hanno anche minacciato con le lance suor Felicita che aveva usato la sua stessa maglia per coprirgli la testa e fermare il sangue. Ma suor Felicita non si è arresa».

La determinazione della religiosa si unisce ad un altro fatto che concorre a gettare un’altra luce di Provvidenza sul miracolo.

«In ospedale il chirurgo era un Colombiano, non di Boa Vista. Alloa i medici locali non avrebbero curato un indigeno… invece il medico che capitò allora lo fece».

Era il 7 febbraio: «Iniziava la novena al nostro fondatore e lo affidammo subito a lui, le consorelle non lo lasciarono un attimo e continuarono incessantemente la preghiera per Sorino invocando l’intercessione dell’Allamano e il miracolo è avvenuto».

Sorino guarito «è tornato alla sua casa tra lo stupore di tutti», conclude, ma «per noi era ed è soprattutto il segno della fiducia che lo stesso Allamano ci ha invitato ad avere sempre nell’opera di Dio».

Andrà alla Canonizzazione? «Sono anziana», termina, «ero andata alla Beatificazione e ne ricordo ancora la gioia, che ora è ancora più grande». Una gioia che «passa» anche dal contatto telefonico e che è prova di un annuncio e di un desiderio di testimonianza che non conosce età perché l’intervista si conclude con un’ espressione entusiasta: «venga qui, la aspettiamo per raccontare ancora del nostro santo!».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome