Allontanamento Zero, pioggia di critiche sulla nuova legge

Allarme degli operatori sociali – Non accenna a rientrare il dissenso sul ddl «Allontanamento 0», approvato a maggioranza dalla Giunta Cirio il 25 ottobre scorso. Il testo, dopo tre anni di accese discussioni, voluto strenuamente dall’assessore alle Politiche della Famiglia Chiara Caucino sull’onda lunga dei fatti di Bibbiano, ora è legge e intende promuovere «Interventi a sostegno della genitorialità e norme per la prevenzione degli allontanamenti»

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foto Massimo Masone

Non accenna a rientrare il dissenso sul ddl «Allontanamento 0», approvato a maggioranza dalla Giunta Cirio il 25 ottobre scorso. Il testo, dopo tre anni di accese discussioni, voluto strenuamente dall’assessore alle Politiche della Famiglia Chiara Caucino sull’onda lunga dei fatti di Bibbiano, ora è legge e si pone come obiettivo promuovere «Interventi a sostegno della genitorialità e norme per la prevenzione degli allontanamenti». Cioè limitare il più possibile gli affidamenti dei minori, qualora i servizi lo ritengano opportuno, fino ad azzerarli.

Negativo è il commento della Comunità Papa Giovanni XXIII, che si occupa di accoglienza in Case famiglia di minori in difficoltà. «Il giusto principio di ‘aiutare le famiglie in difficoltà – si legge in una nota – è rovinato da un’ideologia sbagliata che rischia di mettere in contrapposizione le famiglie d’origine con quelle affidatarie. Si tratta di una logica dannosa in quanto le famiglie affidatarie sono quelle che rispondono, su richiesta dei servizi e dei Tribunali, al bisogno dei bambini e ragazzi di avere una famiglia che li accolga». «L’esperienza di condivisione diretta con centinaia di bambini e ragazzi» commenta Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Papa Giovanni e successore di don Oreste Benzi che la fondò nel 1968 «non fa che confermarci che il preminente interesse del minore è quello di restare nella sua famiglia di origine, se sufficientemente adeguata, ma ove non possibile, il minore va inserito in una famiglia affidataria o una comunità di tipo familiare come ben definito dalla legge 184/83 (che disciplina l’istituto dell’affidamento, ndr)».

Secondo la Comunità Papa Giovanni lo stesso affido familiare è un intervento di sostegno ad una famiglia in difficoltà. «L’auspicio è quindi che venga rafforzata la prevenzione dei maltrattamenti, delle forme di trascuratezza a danno dei minori e, in caso di allontanamento noi ribadiamo: non uno in più, ma nemmeno uno in meno, quando è necessario per la tutela dei minori. La legge ora dovrà essere completata con molte norme attuative e linee guida. Accogliamo con favore la dichiarazione dell’assessore Caucino di voler ‘aprire nelle prossime settimane una discussione con le famiglie affidatarie’. Diamo fin d’ora la nostra disponibilità al dialogo, perché il bene dei minori è sempre la priorità».

Le perplessità sulla nuova legge piemontese, da parte di chi a vario titolo si occupa di minori, si concentrano sulla necessità di un’alleanza piuttosto che un dibattito che rischia di strumentalizzare i bambini. Un concetto che Emma Avezzù, Procuratore dei Minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta, aveva evidenziato su queste colonne fin dall’inizio della discussione del testo proposto dall’assessore Caucino. «La Regione ha la possibilità di fornire tutti i mezzi possibili ai servizi, di predisporre gli interventi, e pensare anche a supporti nuovi o relativamente nuovi come l’affido part-time o diurno» ribadisce il Procuratore «sostegni educativi che possono essere messi in campo per mantenere un legame con la famiglia d’origine laddove è possibile. Occorre però non partire dal presupposto che l’allontanamento è necessariamente ‘una cosa cattiva’ e da evitare quando invece ci sono esigenze di tutela dei bambini molto pressanti. Inoltre bisogna che si riconosca l’operato che i servizi svolgono con interventi preventivi di sostegno prima di pensare ad un allontanamento».

Anche l’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte fin dall’inizio della discussione sul ddl ha tenuto viva l’attenzione sui pericoli dell’approvazione della norma: «Il 98% dei minori in difficoltà viene seguito a casa o presso i parenti» spiega il presidente Antonio Attinà. «La percentuale di allontanamento reale dalla famiglia d’origine e dal contesto familiare riguarda lo 0,24% di bambini e ragazzi, numeri più bassi della maggior parte degli stati europei. Tra i fattori di rischio, vanno segnalati trascuratezza affettiva e materiale (28,92%), incapacità educativa (24,42%), dipendenze (19,27%), maltrattamento (12,46%), gravi problemi del minore (7,72 %) e sospetto abuso (3,08%). Spesso in una singola situazione è presente più di uno di questi indicatori e, a volte, è riscontrabile anche una condizione di indigenza che non è mai però motivo di inserimento in protezione».

Infine lo sconforto dell’opposizione: Monica Canalis, vice segretaria Pd Piemonte e consigliera regionale che si è battuta con forza all’ «Allontanamento 0», all’indomani dell’approvazione del ddl ribadisce che la norma rischia di ridurre la protezione dei minori in Piemonte e come ha denunciato più volte in questi anni «una legge sui bambini, che nasce senza confronto e senza risorse aggiuntive, è un fallimento annunciato. Siamo preoccupati per le conseguenze che questa legge avrà sulla protezione dei minori e sull’istituto dell’affido, nato proprio a Torino nel 1971, ancor prima che ci fosse una legge nazionale sulla materia. Da oggi le famiglie piemontesi sono più sole, l’interesse del minore è subordinato a quello dell’adulto e l’affido è ufficialmente sotto attacco».

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