Anche in Piemonte la Raccolta alimentare in versione Covid

Colletta nazionale – A cause delle norme anticontagio cambiano le modalità di donazione: fino al 10 dicembre nei supermercati aderenti all’iniziativa si troveranno “carte regalo” con cui effettuare donazioni in denaro per l’acquisto di generi alimentari per i più fragili

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Quasi diecimila famiglie in più: sono quelle che, dall’inizio della crisi sanitaria, si sono aggiunte alle circa 50.000 seguite dal Banco Alimentare nella Città Metropolitana.

Una richiesta in netta crescita, cui cercherà di rispondere anche la Colletta alimentare che sabato 28 novembre avrà l’appuntamento tradizionale, ma che quest’anno si svolge in una condizione anomala.

Non ci saranno infatti i volontari alle porte dei supermercati: i clienti troveranno «carte regalo» al posto dei sacchetti da riempire con pacchi di pasta e scatolette.

È la Colletta Alimentare in versione Covid: «Siamo in zona rossa, i volontari non possono uscire di casa né consegnare materiale ad altre persone», spiega Salvatore Collarino, presidente del Banco Alimentare del Piemonte che a Moncalieri in corso Roma 24 ha il magazzino principale, «di conseguenza, a livello nazionale, quest’anno ci si è organizzati con le ‘carte regalo’, per raccogliere soldi invece di materiale. La raccolta è iniziata il 21 novembre e proseguirà fino al 10 dicembre compreso».

L’ultimo sabato di novembre resta una data-simbolo, nonostante periodicamente la scelta venga discussa: è alla fine della «quarta settimana», quella in cui molti hanno meno soldi a disposizione. «Ci sono ragioni pro e contro. Quella del minor potere d’acquisto è un dato di fatto, ma c’è da dire che la data vale in molti paesi d’Europa, e dunque c’è il senso di partecipare ad un progetto di solidarietà che va oltre la dimensione nazionale».

All’ingresso di ogni supermercato ci saranno espositori dove ritirare le carte che, presentate in cassa, serviranno per effettuare donazioni da 2,5 o 10 euro (o loro multipli; le carte sono riutilizzabili). Si potranno inoltre effettuare donazioni a partire dal sito della Colletta, www.bancoalimentare.it.

Il Banco poi acquisterà generi alimentari dai centri di rifornimento delle catene che hanno aderito all’iniziativa. Dal punto di vista della logistica per il Banco sarà un vantaggio: «Acquisteremo a bancali prodotti omogenei, man mano nella quantità che ci occorre, non sarà necessario fare le scatole fuori dai supermercati, portarle a Moncalieri e trasferirle sugli scaffali».

Certo mancherà la dimensione umana: in Piemonte in media la colletta dell’ultimo sabato di novembre coinvolgeva 6-700.000 persone, in 1.200 punti vendita presidiati ognuno da 15-20 volontari presenti a turno.

I punti vendita aderenti saranno circa la metà rispetto agli anni scorsi: «Perché non tutti hanno accettato il sistema delle card. La colletta di quest’anno è un’incognita: bisogna vedere come reagirà la gente, mancando il gesto fisico di decidere quali alimenti donare, per riempire il sacchetto da donare ai volontari».

Tutti i soldi raccolti in Italia confluiranno in un unico montante, che poi sarà ripartito tra le Regioni: «In un’ottica di solidarietà. Ci sono Regioni in cui la rete dei supermercati è meno diffusa, ma il bisogno è ugualmente elevato se non addirittura superiore alla media: dalla Colletta riceveranno più di quanto avranno raccolto».

La Colletta, peraltro, è solo una componente nel «fatturato» del Banco: «pesa circa per un decimo, in Piemonte rende in media tra le 700 e le 800 tonnellate di cibo, a fronte delle 7000-8000 che movimentiamo ogni anno. Riceviamo infatti cibo da molti altri canali: industrie e Gdo che donano prodotti non più vendibili per stagionalità o varianti logistiche; il Centro agroalimentare di Torino, che raggruppa grossisti e produttori locali; mense aziendali e scolastiche».

Il primo lockdown ha provocato un arrivo inaspettato di aiuti: «perché dall’oggi al domani ci sono state delle mense aziendali o dei ristoranti che hanno dovuto chiudere, e si sono trovate con materiale che non avrebbero potuto utilizzare. A un certo punto ci sono arrivati quattro o cinque bilici carichi di minestroni. Un’azienda che li produce ha visto crollare la domanda, per colpa del lockdown, e così li ha regalati a noi. Che li abbiamo distribuiti a chi ha bisogno».

Superata la buriana del Covid la raccolta tornerà al vecchio sistema? «È la nostra intenzione, per ripristinare il coinvolgimento in prima persona della gente e del volontariato. Tuttavia non è escluso che il sistema delle card venga mantenuto in parallelo».

Nell’ultimo decennio la Colletta ha registrato un leggero calo: perché? «Le ragioni sono essenzialmente due. La prima è il proliferare di iniziative analoghe, in più momenti dell’anno. La seconda è l’acuirsi della crisi economica, con una conseguente minor disponibilità delle famiglie verso il dono».

Al momento la situazione nell’area metropolitana è stabilizzata: «Arriviamo alle famiglie bisognose attraverso circa 300 associazioni convenzionate, molte quelle in ambito ecclesiastico. Al momento le necessità sono in leggera riduzione, perché parte del 20% di famiglie in più che si sono aggiunte in seguito alla crisi sta ritrovando un proprio equilibrio, anche grazie agli aiuti statali. C’è da segnalare che il Piemonte è stato colpito meno di altre Regioni: la media italiana, dall’inizio dell’anno, è +40% delle richieste».

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