Anche la Città di Torino in campo per frenare l’azzardo

Nuova legge – Anche il Comune di Torino è sceso in campo accanto alle 40 associazioni, molte legate al mondo cattolico, che già lo scorso aprile avevano elaborato un disegno di legge di iniziativa popolare, da presentare alla Regione Piemonte, per «la prevenzione e il contrasto alla diffusione del Gioco d’azzardo patologico». Parla la vicesindaca Michela Favaro

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Anche il Comune di Torino è ufficialmente sceso in campo accanto alle quaranta associazioni, molte legate al mondo cattolico, che già lo scorso aprile avevano elaborato un disegno di legge di iniziativa popolare, da presentare alla Regione Piemonte, per «la prevenzione e il contrasto alla diffusione del Gioco d’azzardo patologico».

Il Consiglio Comunale di Torino lunedì 25 luglio ha, infatti, approvato una deliberazione, presentata in aula dal sindaco Stefano Lo Russo nella veste di consigliere comunale, per sottoporre alla Regione la nuova proposta di legge regionale. Lo Statuto della Regione Piemonte prevede, infatti, che l’iniziativa legislativa possa essere proposta, con criteri variabili, anche da Comuni e Consigli comunali. La proposta approvata da Palazzo Civico è stata presentata, contestualmente, anche dai Comuni di Grugliasco, Nichelino, Mongrando (BI) e Baveno (VCO).

Il testo, in sostanza, punta a ripristinare e migliorare l’impianto normativo della legge regionale 9/2016 che si rivelò all’avanguardia in Italia nel porre un argine all’insorgere delle dipendenze, come dimostrato dai dati di Ires Piemonte e del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche).

La nuova proposta mira, infatti, come prevedeva la legge 9/2016, a vietare la collocazione di slot in locali che si trovano ad una distanza dai «luoghi sensibili» inferiore ai 300 metri per i Comuni con popolazione fino a 5mila abitanti e di 500 metri per i Comuni con popolazione superiore. La norma, inoltre, aumenta la tipologia dei «luoghi sensibili» individuati dalla legge del 2016 aggiungendo università, scuole dell’infanzia e nido; centri di salute mentale; consorzi di servizi sociali; centri di aggregazione per anziani; ludoteche; biblioteche pubbliche; money transfer; uffici postali; luoghi di culto.

Si propone, inoltre, la riduzione degli orari di accensione delle slot machine: 10 ore al giorno, suddivise in almeno due fasce orarie, contro le 14 attuali (legge del 2021). Viene poi potenziata la possibilità per i Comuni di stabilire ulteriori limitazioni. Viene proposta anche la reintroduzione della retroattività, ovvero l’obbligo di spegnere tutte le slot machine che non rispettino il distanziamento, comprese quelle installate precedentemente all’entrata in vigore della normativa.

«I costi sociali e sanitari che la dipendenza da gioco d’azzardo produce sono altissimi», sottolinea la vicesindaca Michela Favaro, che è anche coordinatrice di Avviso Pubblico per la Città Metropolitana di Torino, «sappiamo bene che i prossimi mesi vedranno una recrudescenza della crisi economica; i problemi sociali possono portare le persone fragili a cadere nelle dipendenze, vere e proprie patologie che devono essere prese in carico dal sistema sanitario regionale. Torino chiede alla Regione un intervento deciso e opposto alle scelte operate finora per arginare questo fenomeno».

La vicesindaca Michela Favaro

La vicesindaca è fra i 5 amministratori pubblici che illustreranno la proposta di legge alla Commissione consiliare regionale competente.

«La nuova norma», prosegue la Favaro, «pone dei parametri più stringenti per evitare l’insorgere di dipendenze in particolare aumentando i ‘luoghi sensibili’ ed anche lasciando la possibilità ai Comuni di individuare altri ‘luoghi sensibili’ per proteggere il più possibile la popolazione. Sul tema dei posti di lavoro persi, a fronte della riduzione delle slot machine, sottolineo che la nuova proposta di legge, attraverso l’Osservatorio regionale sulle dipendenze da gioco, prevede di monitorare la situazione impegnandosi a ricollocare i lavoratori. Per operare il bene comune è, infatti, necessario soppesare i diversi interessi ponendo delle priorità: il tema dei posti di lavoro non può continuare ad essere usato per esporre ai rischi dell’azzardo le persone più fragili, che vanno tutelate».

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