Ancora un passo verso il lavoro precario

Decreto preoccupante – Con la conversione in legge del cosiddetto «Decreto lavoro» prevista dal Governo Meloni per il prossimo 7 luglio, le imprese italiane avranno vita più facile nella stipula di contratti precari: potranno estendere fino a 12 mesi le assunzioni a termine stipulate senza obblighi di motivazione

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Con la conversione in legge del cosiddetto «Decreto lavoro» prevista dal Governo Meloni per il prossimo 7 luglio, le imprese italiane avranno vita più facile nella stipula di contratti precari: potranno estendere fino a 12 mesi le assunzioni a termine stipulate senza obblighi di motivazione.

Il Governo ritiene che la riforma farà crescere l’occupazione, proprio perché allenta i vincoli contenuti nel vecchio «Decreto Dignità»; secondo le opposizioni si tratta di una riforma che farà aumentare anche la precarietà, ovvero moltiplicherà i contratti a termine o intermittenti, senza garanzie di stabilità.

È possibile, anche a Torino, che gli imprenditori, per sostenere la produzione, approfitteranno dell’allentamento dei vincoli contrattuali. Già oggi, in media, il 60% dei contratti di lavoro attivati nell’area torinese ha una durata che non supera i 30 giorni; un terzo non supera i 3 giorni e solo il 20% ha una durata compresa fra 3 e 12 mesi. I contratti senza garanzie di futuro si estenderanno a quote maggiori di lavoratori?

Le agevolazioni concesse dal Governo si rifletteranno sul mercato torinese in una stagione, il primo trimestre 2023, nella quale i contratti precari stavano – se pur lievemente – diminuendo.  La riforma si inserirà anche in una fase di lieve crescita dell’occupazione sul territorio piemontese: nel primo trimestre è aumentata dell’1,1%; siamo sempre il fanalino di coda dell’Italia (solo tre regioni, Friuli Venezia Giulia, Marche e Calabria, hanno fatto peggio), ma un po’ di crescita comunque si registra. Sarà sostenuta da una nuova accelerazione dei contratti precari?

Qui, attraverso un’analisi aggiornata della condizione lavorativa dei torinesi, proviamo a descrivere il contesto attuale, nel quale la nuova norma produrrà i suoi effetti a Torino e provincia. Abbiamo fotografato i nuovi rapporti di lavoro, avviati o cessati nei primi 3 mesi del 2023, sulla base dei dati forniti dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, riferendoci ai lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi i lavoratori domestici e gli operai agricoli) e i lavoratori impiegati presso gli enti economici della Pubblica Amministrazione.

Il primo trimestre 2023.  Nei primi 3 mesi del 2023 in provincia di Torino sono stati attivati 64.779 rapporti di lavoro. Ne sono cessati 52.213, con un saldo positivo di 12.566 nuovi posti di lavoro.

Il 38,2% dei nuovi contratti ha interessato la fascia dei 15-29enni; il 44,6% i 30-50enni, il restante 17,2% persone con più di 51 anni. Poco meno di un quarto (24,1%) dei nuovi assunti è composto da cittadini stranieri.

Rispetto all’analogo periodo del 2022 i nuovi rapporti di lavoro sono diminuiti del 2,6%. Il calo dei nuovi rapporti di lavoro ha interessato tutte le classi di età, quelli dei più giovani sono scesi dell’1,4%, quelli dei 30-50enni del 4,4%, quelli dei più anziani dello 0,4%. I nuovi rapporti riferiti ai cittadini italiani sono scesi del 4,1%; al contrario quelli dei cittadini stranieri sono aumentati del 2,5%.

Le tipologie di assunzione. Sempre nei primi 3 mesi del 2023, il 21,8% dei torinesi è stato assunto con contratti a tempo indeterminato; il 37,2% con contratti a termine, il 7,1% in apprendistato, il 2,4% con contratti stagionali; il 23,5% in somministrazione e il restante 7,9% con contratti intermittenti. Rispetto all’analogo periodo del 2022 le assunzioni a tempo indeterminato sono cresciute dell’1,6%; quelle a termine dello 0,4%; quelle in apprendistato sono scese dell1,1%; le stagionali sono cresciute del 21,2%; quelle in somministrazione sono scese del 14,8; le assunzioni con contratti intermittenti sono aumentate del 7,5%.

Tenuto conto della durata dei contratti di assunzione, si evince che nei primi 3 mesi del 2023 la quota di contratti «precari» si assesta poco sopra il 70% (71,1%): è scesa di un punto percentuale nel corso dell’anno (da 72,1% a 71,1%).

Nei primi 3 mesi del 2023 il livello di precarietà dei nuovi contratti di assunzione rappare più alto della media fra i giovani fino a 29 anni (73,3%), fra gli ultra cinquantunenni (72,8%), fra le donne (74,2%, 6 punti percentuali in più degli uomini) e fra i cittadini stranieri (76,9%, 10 punti percentuali in più dei cittadini italiani). Rispetto all’analogo periodo del 2022 il livello di precarietà dei contratti è peggiorato per i giovani (da 70,5% a 73,3%) e gli stranieri ( da 75,5% a 76,9%).

Il livello di precarietà dei nuovi rapporti di lavoro varia in misura sensibile a seconda del settore di assunzione. Nei primi 3 mesi del 2023 si passa infatti dal 51,8% dell’industria, al 61,8% dell’edilizia al 78% del terziario.

Le cessazioni dei rapporti di lavoro. Per offrire un quadro preciso della condizione lavorativa dei torinesi è necessario prendere in considerazione non solo i nuovi rapporti di lavoro, ma anche quelli che nello stesso periodo sono cessati, soprattutto in un mondo del lavoro come l’attuale dove si entra e si esce con grande rapidità.

In provincia di Torino nei primi 3 mesi del 2023 sono cessati 52.213 rapporti di lavoro: di questi il 35,6% riguarda i giovani fino a 29 anni, il 44,6% i 30-50enni e il restante 19,8% persone con più di 51 anni. Rispetto allo stesso periodo del 2022 le cessazioni sono diminuite del 5,6%.

Fra i motivi delle cessazioni prevalgono di gran lunga.

  1. la fine dei contratti a termine che interessa il 47,8% degli assunti e, in particolare, il 57,4% dei più giovani;
  2. Le dimissioni alle quali ha fatto ricorso il 35,4% degli assunti con una punta del 38,7% fra i 30-50enni.

Qualche domanda

  1. Come abbiamo detto, il livello medio di «precarietà» dei nuovi contratti di lavoro stipulati nei primi 3 mesi del 2023 è sceso di un paio di punti percentuali rispetto al valore medio degli ultimi 10 anni (da 73% a 71%), ma rimane ancora molto alto, soprattutto per i contratti stipulati dai giovani (73,3%) e dalle donne (74,2%) e dai cittadini stranieri ( 76,9%). Tornerà a crescere?
  2. Dal 7 luglio, le imprese torinesi potranno usufruire delle liberalizzazioni per la stipula di contratti a termine fino a 12 mesi, ma anche di agevolazioni per l’assunzione a tempo indeterminato dei giovani Neet (quelli che non studiano più, ma neanche lavorano). Cosa sceglieranno? Fino ad oggi le imprese subalpine non hanno mostrato grande propensione ad accrescere la forza lavoro sull’impulso delle agevolazioni pubbliche: solo il 9,6% delle 64.779 assunzioni fatte nei primi 3 mesi del 2023 risulta agevolato.
  3. La riforma che favorisce le assunzioni di durata inferiore ai 12 mesi, entrerà in vigore in un momento nel quale in provincia di Torino l’occupazione alle dipendenze sta crescendo e offre nuove opportunità di lavoro soprattutto ai giovani. Ma cosa accadrà delle attività lavorative indipendenti? Se in Piemonte l’occupazione alle dipendenze sta lievemente crescendo (+20.000 nel primo trimestre 2023), quella indipendente o autonoma, fatta di imprenditori, liberi professionisti e lavoratori in proprio, è diminuita di 7.000 unità lungo un trend negativo che dura ormai da parecchi anni.

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