Papa Bergoglio nel suo messaggio natalizio Urbi et Orbi ha indicato la via per riportare la pace a un mondo martoriato da guerre sempre più cruente. «Dire sì al Principe della pace significa dire no alla guerra, a ogni guerra, alla logica stessa della guerra, viaggio senza meta, sconfitta senza vincitori, follia senza scuse. Ma per dire no alla guerra bisogna dire no alle armi. Perché, se l’uomo (…) si trova strumenti di morte tra le mani, prima o poi li userà. Come si può parlare di pace se aumentano la produzione, la vendita e il commercio delle armi?».
Pace e armamenti costituiscono una contraddizione in termini che da sempre insidia l’umanità. Come stupirci che, con gli arsenali stracolmi di strumenti di morte, questi non siano impiegati a profusione? La cruda verità dei numeri conferma che gran parte degli Stati è sempre più impegnata ad ammassare armi, sacrificando sfacciatamente a esse voci di bilancio ben più rilevanti sotto il profilo socio-economico. La spesa bellica mondiale, salita nel 2022 a 2.240 miliardi di dollari, è pari al reddito di oltre la metà dei paesi mondiali.
Mentre gli Aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) nello stesso anno sono ammontati a 204 miliardi, poco più della metà di quanto i Paesi Ocse (quelli più industrializzati) si sono impegnati a erogare per rispettare l’obbligo – assunto oltre 50 anni fa con l’Agenda 2030 dell’Onu e ribadito nel 2015 – di versare almeno lo 0,7% del loro reddito nazionale per lo sviluppo sostenibile dei Paesi più arretrati. […]
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