Arriva dal Cuneese l’Albero di Natale in Piazza San Pietro

Vaticano – «Da piazza San Pietro pensiamo a Greccio, che ci rimanda a Betlemme. E mentre contempliamo Gesù, Dio fatto uomo, piccolo, povero, inerme, non possiamo non pensare al dramma che stanno vivendo gli abitanti della Terra Santa …». Papa Francesco saluta le delegazioni dei Comuni di Greccio (RI) e di Macra, nel Cuneese, che hanno donato il presepe e l’albero per piazza San Pietro

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foto Vatican news

«Da piazza San Pietro pensiamo a Greccio che ci rimanda a Betlemme. E mentre contempliamo Gesù, Dio fatto uomo, piccolo, povero, inerme, non possiamo non pensare al dramma che stanno vivendo gli abitanti della Terra Santa, manifestando a questi nostri fratelli e sorelle, specialmente ai bambini e ai loro genitori, la nostra vicinanza e il nostro sostegno spirituale. Sono questi che pagano il vero conto della guerra». Papa Francesco saluta le delegazioni di Greccio e della cuneese Macra (Valle Maira) che hanno donato il presepe e l’albero per piazza San Pietro.

LA MAGIA DEL PRESEPE – «Davanti a ogni presepe riviviamo ciò che è avvenuto a Betlemme più di duemila anni fa; e questo dovrebbe risvegliare in noi la nostalgia del silenzio e della preghiera nella vita quotidiana spesso tanto frenetica. Silenzio, per poter ascoltare quello che Gesù ci dice da quella “cattedra” singolare che è la mangiatoia. Preghiera per esprimere lo stupore riconoscente, la tenerezza e magari le lacrime che la Natività. Di tutto questo ci è di modello Maria: non dice nulla; contempla e adora». L’albero, arrivato dalla terra subalpina, «è arricchito – spiega Bergoglio – con stelle alpine coltivate in pianura, per tutelare quelle che crescono in alta montagna. Anche questa è una scelta che fa riflettere ed evidenzia l’importanza della cura per la casa comune». Per l’albero di Natale ci sono il vescovo di Saluzzo Cristiano Bodo, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco di Macra (48 abitanti tra i monti) Valerio Carsetti.

IL PRESEPE DA 800 ANNI – «Non venga mai meno la bella tradizione del presepe». Il 1° dicembre 2019, prima domenica di Avvento, Papa Francesco promulga da Greccio (Rieti), la lettera apostolica «Admirabile signum» sul significato e il valore del presepio, «caro al popolo cristiano, che suscita sempre stupore e meraviglia». Francesco è lontano anni luce da coloro, i partiti di destra, che vogliono farne un simbolo di identità nazionale e di divisione. «Rappresentare la nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Siamo invitati a metterci in cammino, attratti dall’umiltà di colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che ci ama al punto da unirsi a noi, perché possiamo unirci a lui». Elogia «la bella tradizione delle nostre famiglie che preparano il presepe, anche nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze. È davvero un esercizio di fantasia creativa che crea piccoli capolavori di bellezza».

«PRAESEPIUM, MANGIATOIA» – Bergoglio ricorda il presepe vivente a Greccio nel Natale 1223: «San Francesco, con la semplicità del segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della  fede. Il presepe commuove perché manifesta la tenerezza di Dio che si abbassa alla nostra piccolezza»; si fa povero e ci invita a seguirlo nell’umiltà «per incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi». Il cielo stellato, nel buio e nel silenzio della notte, «che a volte circonda la nostra vita: Dio non ci lascia soli, ma si fa presente, porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza». Le montagne, i ruscelli, le pecore rappresentano il creato che partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella sono il segno che «siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore». I pastori e i mendicanti «sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’Incarnazione, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi». Il palazzo di Erode «chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe Dio inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore e della tenerezza».

GIUSEPPE E MARIA, I RE MAGI«In questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano: rappresentano la santità quotidiana». Maria «è la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio. Giuseppe è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia». C’è il piccolo Gesù: «Dio è imprevedibile, fuori dai nostri schemi, si presenta in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea».

OTTOCENTO ANNI FA Correva l’anno 1223 quando il Poverello di Assisi scelse Greccio, paese montano dell’Alto Lazio, per rievocare la nascita del Salvatore. Secondo le agiografie, durante la Messa sarebbe apparso nella culla un bambino in carne e ossa, che Francesco prese in braccio. La testimonianza arriva dall’antica «Legenda di San Francesco»: «Come il beato Francesco, in memoria del Natale di Cristo, ordinò che si apprestasse il presepe, che si portasse il fieno, che si conducessero il bue e l’asino; e predicò sulla natività del Re povero». Lo raffigura l’affresco attribuito a Giotto «Il presepe di Greccio» (1295-99) nelle 28 «Storie di San Francesco» nella basilica superiore di Assisi. La tradizione si diffonde in Italia e negli altri Paesi cristiani. Oggi i presepi viventi sono organizzati in Occidente.

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