Avete paura? Non avete fede?

Commento alle Letture della XII Domenica del Tempo ordinario (23 giugno) – Vangelo Marco 4,35-41

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Possiamo commentare il Vangelo della Tempesta sedata con la preghiera di Colletta con cui ha inizio la liturgia di questa domenica che dice così: «O Dio, tutte le creature sono in tuo potere e servono al tuo disegno di salvezza: rendi salda la fede dei tuoi figli, perché nelle prove della vita possano scorgere la tua presenza forte e amorevole».

La pagina del Vangelo ci racconta della tempesta che si scatena mentre i discepoli sono nella barca e che Gesù placa gridando con forza al vento e al mare: «Taci, calmati!». La stessa forza, per così dire amorevole, Gesù la rivolge anche per risvegliare la fede dei discepoli in questo scambio che solo l’evangelista Marco ci fa considerare.

I discepoli sono svegli a causa del mare in tempesta, protesi a salvarsi raggiungendo la riva. Gesù invece dal canto suo dorme ma la sua fede, la sua fiducia in Dio è ben sveglia, confida in Lui anche nella tempesta e invita i discepoli ad avere la sua stessa fede e ad abbandonarsi con quella stessa fiducia che canta il Salmo 4 «in pace mi corico e subito mi addormento perché tu solo Signore al sicuro mi fai riposare».

La voce del Signore, la voce che ha risuscitato dai morti Lazzaro, la voce che  ha placato la tempesta sul mare di Tiberiade placa le voci che ci fanno dubitare della presenza del Signore nelle tempeste della nostra vita.

La tempesta sedata lascia però dietro di sé le due domande che sono il centro di questo Vangelo e il centro della nostra esperienza religiosa.

La prima: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». La paura è compagna di viaggio nella nostra vita, essa è compagna anche dei forti che sebbene riescano a camuffarla tuttavia non riescono ad eliminarla. La paura blocca e toglie energie o le indirizza in ricerca di alternative che la facciano scomparire del tutto.  Nella domanda di Gesù ai suoi discepoli il Signore contrappone alla paura la fede, l’abbandono fiducioso alla Provvidenza del Padre che non permette nemmeno al più piccolo essere vivente di cadere senza che Lui non lo voglia. Il 27 marzo 2020, all’inizio della pandemia del Covid, Papa Francesco nella piazza San Pietro vuota così proclamava al mondo intero riflettendo su questo medesimo brano: «L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche della nostra vite. Consegnamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo, che con Lui a bordo, non si fa naufragio. Questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai».

E poi c’è la seconda domanda che è la domanda su cui è costruito il Vangelo di Marco: «Chi è costui?». Marco sa già la risposta ma ciò nonostante la lascia aperta nel percorso di fede dei suoi lettori. La risposta la si può esprimere così. Le prove, le tempeste non sono una sfida lanciata al Dio che non si occupa di noi e dorme, esse sono il luogo dove facciamo esperienza che Gesù è il Cristo il Figlio del Dio vivente che come è stato capace di soffocare il grido della morte così è capace anche di placare il vento e il mare delle nostre avversità, la cui forza non è più potente della sua.

Caro lettore, cara lettrice non avere fretta di rispondere assicurati di rispondere in modo corretto: questa è l’esperienza della fede.

padre Andrea MARCHINI 

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