«Ho visto con grande soddisfazione che possiamo continuare sulla stessa strada delle nostre Chiese per il Cristianesimo intero e per la pace nel mondo. Leone XIV mi ha assicurato che verrà in Turchia per i 1700 anni del Concilio di Nicea, desiderio espresso tante volte da Francesco che, nonostante la grave malattia degli ultimi tempi, non ha mai perso la speranza di compiere l’importante viaggio. Non abbiamo fissato una data, ma certamente quest’anno», forse a fine novembre per la festa di Sant’Andrea (il 30), fratello dell’apostolo Pietro: «Questo è il nostro desiderio e il nostro augurio e sarà nostro onore accogliere il Papa, forse nel primo viaggio. A Nicea ma anche una visita alla Chiesa di Costantinopoli e al Patriarcato».
Il cordiale incontro con Papa Leone
Così il Patriarca ecumenico Bartolomeo I ai microfoni di «Tv2000» sul cordialissimo incontro con Papa Prevost e dopo la visita a Santa Maria Maggiore sulla tomba del «caro fratello» Francesco. Il primate della Chiesa ortodossa a febbraio ha compiuto 85 anni, è stato eletto nel 1991 e ha conosciuto, colloquiato e collaborato con quattro Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e ora Leone XIV. Domenica 18 era alla Messa di inizio del pontificato. Con Leone, lunedì 19 maggio 2025, c’è stato il primo dialogo riservato, lo scambio dei doni, la promessa di un comune impegno per pace e ambiente e il desiderio di rivedersi a Nicea. «Un incontro cordiale» riferisce il Patriarcato: Bartolomeo «si è congratulato con il nuovo Papa per l’elezione e ha sottolineato l’importanza di continuare a promuovere e approfondire il dialogo teologico tra le due Chiese, la loro cooperazione sulle questioni sociali: ripristino e mantenimento della pace nel mondo, sostegno ai sofferenti e tutela dell’ambiente» tema sul quale Francesco – dice il comunicato – «ha tratto ispirazione dalla Chiesa ortodossa per il suo magistero cristallizzato nella “Laudato Si’” e per la Giornata mondiale del creato». Con Papa Bergoglio oltre dieci incontri, a cominciare dal viaggio insieme nell’isola di Lesbo (aprile 2016) con Ieronymos, arcivescovo di Atene e della Grecia: «Abbiamo condiviso viaggi e momenti importanti del reciproco ministero».
Sulla tomba del «carissimo amico Francesco»
Leone XIV – dice il Patriarcato – «ha espresso gratitudine al Patriarca per la sua presenza all’inizio del ministero petrino e ha sottolineato l’importanza di promuovere il dialogo e la cooperazione tra i cristiani». Come nella prima udienza con i rappresentanti della stampa mondiale, Leone XIV «ha assicurato il suo vivo desiderio di recarsi in Turchia, entro l’anno e in una data da stabilire per commemorare insieme al Patriarca il 1700° del primo Concilio ecumenico di Nicea».
Sulla tomba del «carissimo, rispettoso, amico Papa Francesco, con il quale abbiamo collaborato per il bene della Chiesa e dell’umanità durante il suo pontificato» il Patriarca ha lasciato delle rose e ha invocato «la sua preghiera dal cielo per noi tutti e per il suo successore con il quale abbiamo inaugurato una collaborazione, un’amicizia e una fratellanza nel Signore, a cui rimettiamo tutta la nostra visione per l’avvenire della Chiesa, tutta la nostra speranza e tutto il nostro affetto fraterno reciproco».
Pochi si rendono conto ma Nicea è fondamentale per la storia del Cristianesimo, come si deduce dal prezioso libretto dello storico e teologo don Lino Piano, superiore emerito della Piccola Casa, «Nicea. I 1700 del Concilio (325-2025). Breve excursus storico-dottrinale con appendice “Il matrimonio al Concilio di Trento (1563)”», pubblicato dalla Elle Di Ci. «Nicea rappresenta un punto fermo nella storia del Cristianesimo e don Piano lo racconta con la ben nota accuratezza storica» scrive nella prefazione Patrizio Righero, direttore di «Vita diocesana pinerolese» alla quale don Piano collabora.
Nicea, primo Concilio ecumenico della Chiesa
«L’importanza di Nicea – annota l’autore – è straordinaria perché fu il primo Concilio ecumenico della Chiesa indivisa dopo due secoli di persecuzioni e perché fu convocato per risolvere un problema dottrinale fondamentale per la vita della Chiesa, cioè la divinità del Verbo, messa in dubbio dall’arianesimo».
Dopo aver spiegato «la prassi dei Concili particolari» – gli apostoli si riuniscono a Gerusalemme nel 40/50 dopo Cristo -, il problema della data della Pasqua, la questione dei «lapsi, caduti», il battesimo degli eretici – illustra egregiamente l’arianesimo e la risposta del Concilio di Nicea. L’assemblea si svolse dal 25 maggio al 21 giugno 325 nel palazzo imperiale di Nicea, era stata infatti convocata dall’imperatore Costantino. Il dibattito conciliare affronta la questione dogmatica sulla divinità del Figlio di Dio e capisce la necessità assoluta di varare il «Credo» o simbolo della fede «perché ogni Chiesa si regolava in proprio». I padri (circa 220-318 vescovi, principalmente da Oriente) prendono in considerazione «il simbolo della Chiesa di Cesarea perché questo “Credo” è la prima delle formule ufficiali di cui abbiamo conoscenza. Le sue proposizioni erano effettivamente ortodosse. Sul Figlio di Dio afferma: “(Credo) nel Signore Gesù Cristo, il Verbo di Dio, Dio da Dio, luce da luce, Figlio unico nato prima di ogni creatura, generato dal Padre prima di tutti i secoli, per mezzo del quale tutto è stato fatto”. L’elaborazione della nuova formula di fede non fu né facile né rapida. Dopo aver discusso lungamente e lentamente quasi tutti i padri si accordarono per professare il nuovo simbolo. Solo 17 si opposero a questa formula».
Don Piano illustra poi i decreti disciplinari: la data della Pasqua, non più riferita a quella ebraica, ma quella celebrata a Roma e ad Alessandria d’Egitto; la struttura della Chiesa; l’ordinazione dei vescovi; le sedi soprametropolitane; la riammissione nella Chiesa di scismatici ed eretici; le diaconesse che «hanno funzioni ausiliarie, soprattutto nel rito del battesimo, non ricevono l’imposizione delle mani (come i diaconi, i presbiteri e i vescovi, n. d. r.) e appartengono al laicato». Per Papa Francesco, che ne ha parlato molto spesso, ricordare Nicea – l’attuale Iznik in Turchia, 100 chilometri a sud di Istanbul – significa «rimettere Cristo al centro e sviluppare una teologia della sinodalità».
Pier Giuseppe Accornero

