Beatificati tre preti uccisi dai nazifascisti

Bologna – ll cardinale prefetto delle cause dei santi Marcello Semeraro, domenica 27 settembre nella Basilica di San Petronio ha presieduto la Celebrazione di beatificazione dei tre preti uccisi nell’eccidio di Monte Sole sull’Appennino emiliano: Ubaldo Marchioni di 26 anni, diocesano; Elia Comini, salesiano di 34 e Martino Capelli, dehoniano di 32

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«Vite non spezzate dal male ma portate a compimento dell’amore. Il loro sangue non grida vendetta, ma annuncia Cristo». Lo dice forte e chiaro il cardinale prefetto delle cause dei santi Marcello Semeraro, domenica 27 settembre 2026 nella Cattedrale San Petronio, alla beatificazione dei tre preti uccisi nell’eccidio di Monte Sole sull’Appennino emiliano. Tre vite luminose legate dall’amore per Dio e per il suo popolo e dal sangue del martirio. L’eccidio di Marzabotto – ben 770 vittime – avviene tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944. Una strage compiuta dai nazisti che volevano ripulire la zona dai partigiani. Tra le vittime tutte innocenti i sacerdoti Ubaldo Marchioni di 26 anni, diocesano; Elia Comini, salesiano di 34 e Martino Capelli, dehoniano di 32.

Celebrazione e la Lettera Apostolica di Papa Leone XIV

Oltre 150 i concelebranti, dai cardinali Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei e il salesiano Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del dicastero dei Religiosi, ai vescovi e ai presbiteri fra i quali padre Carlos Luis Suárez Codorniú, superiore dei sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (Dehoniani) e don Fabio Attard, rettor maggiore dei Salesiani. Semeraro legge la lettera apostolica di Leone XIV che inscrive i tre nel registro dei beati e che stabilisce la loro memoria liturgica ogni anno il 13 ottobre.

Il messaggio del Cardinale Zuppi: disarmare i cuori per la pace

Zuppi – che in questi giorni è per la terza volta in missione umanitaria a Mosca – sottolinea che i tre non si sono lasciati contagiare dal male «ma sono uniti dall’amore di Cristo, non eroi ma inermi innamorati di Cristo e del prossimo perché pastori non separati dalla loro comunità. Non neutrali ma testimoni dell’impegno per edificare la civiltà dell’amore». La loro – sottolinea ancora Zuppi – «è una scelta che interpella e che impone di scegliere con decisione la pace, di disarmare i cuori e le mani, di disinnescare l’ostilità con il dialogo e di custodire insieme verità e perdono, giustizia e misericordia».

Il segreto dei martiri secondo il Cardinale Semeraro

«Il segreto dei martiri – spiega il cardinale prefetto Semeraro – non è l’eroismo ma l’amore che si svuota di sé e, come Gesù, assume la condizione di servo. Chi offre la vita, si apre misteriosamente a una nuova vita. La morte dei martiri può sembrare come una pianta senza frutto né fiore ma quel vuoto diventa il luogo in cui Dio ha fatto fiorire la carità: don Ubaldo, don Elia e padre Martino non trattennero neppure la propria vita».

“Oblatio vitae”: la scelta di rimanere accanto al proprio gregge

Di fronte alla possibilità di salvarsi, scelgono un’altra via, quella accanto al loro gregge. In tanti chiesero loro di scappare ma – sostiene il card. Semeraro – rinunciarono liberamente alla propria sicurezza per condividere fino in fondo la sorte dei fratelli loro affidati». Attenzione, non cercarono il martirio – evidenzia Semeraro – «ma offrirono la loro vita scegliendo liberamente, in maniera consapevole e in uno spirito profondamente pastorale. “Oblatio vitae, offerta della vita” e martirio sono vie diverse ma nascono da un’unica sorgente: la carità di Cristo. Le loro vite non sono state spezzate dal male, ma portate a compimento dall’amore. Per questo il loro sangue non grida vendetta, ma annuncia Cristo».

Don Ubaldo Marchioni: il sacrificio sull’altare di Casaglia

Don Ubaldo Marchioni era compagno di Seminario e di Messa di don Giovanni Fornasini, beatificato cinque anni fa e ucciso a 29 anni dai nazifascisti a San Martino di Caprara. Don Ubaldo preferì restare accanto alla sua gente e cadde sui gradini dell’altare, offrendo la propria vita con il sacrificio eucaristico. La comunità monastica di don Giuseppe Dossetti conserva una pisside crivellata dai proiettili ritrovata tra le macerie della chiesa di Casaglia.

Don Elia Comini: spezzato come il pane per la sua gente

Il salesiano don Elia Comini – spiega il prefetto delle cause dei Santi – «dopo aver celebrato quella che sarebbe stata l’ultima Messa della sua vita, si lasciò davvero spezzare, come il pane eucaristico, per la salvezza del suo popolo». Il salesiano venne ucciso il 1° ottobre 1944, presso l’invaso della Canapiera di Pioppe di Salvaro, dopo essere stato catturato mentre portava con padre Martino Capelli l’estrema Unzione (oggi Unzione degli infermi) agli agonizzanti dell’eccidio della Creda.

Padre Martino Capelli: fedeltà e testimonianza fino al martirio

Il dehoniano padre Martino Capelli «rimase presente come pastore, come fratello e come uomo di Dio. La sua fedeltà sacerdotale divenne testimonianza del cuore aperto di Cristo». Alla Vergine di Guadalupe – rivela Semeraro – padre Martino chiese la grazia di poter essere martire. Morì, invocando il perdono, insieme a don Elia dopo l’arresto da parte delle SS tedesche, la fucilazione e poi l’oltraggio con i corpi deturpati dalle bombe a mano lanciate dai soldati nazisti.

Il contesto storico della strage nazista sulle colline bolognesi

Tra il 29 settembre e il 1° ottobre 1944 l’area di Monte Sole, sull’Appennino bolognese, è teatro di una delle più gravi stragi di civili compiute dalle truppe naziste in Italia, strage che colpisce duramente le comunità di Marzabotto, Grizzana e Monzuno. Don Ubaldo Marchioni, parroco di Casaglia e San Martino di Caprara, rimane accanto ai suoi fedeli e viene ucciso con numerosi civili nella chiesa di Casaglia. Don Elia Comini, salesiano originario di Calvenzano di Vergato (Bologna), raggiunge volontariamente un gruppo di prigionieri rastrellati dai tedeschi per assisterli e tentare di salvarli: condivide la loro sorte ed è fucilato con loro. Anche padre Martino Capelli, religioso dehoniano, resta vicino alla popolazione colpita dalla violenza nazista ed è assassinato durante la strage.

Pier Giuseppe Accornero

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