«Il mondo non sopporta più»

Guerra – «Il mondo non sopporta più la guerra» (Leone XIV, 20 luglio). La Santa Sede sta alzando potentemente i toni della condanna contro la terribile guerra di Gaza e lo sterminio della popolazione civile. Ad una sola voce sono intervenuti nei giorni scorsi il Papa, il Patriarca di Gerusalemme Pizzaballa e il Segretario di Stato Parolin, quest’ultimo sollevando dubbi espliciti sul bombardamento alla parrocchia di Gaza

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Il parroco di Gaza padre Romanelli riceve le cure dopo l'attacco alla chiesa della Sacra Famiglia (foto Sir)

«Siamo terrorizzati, ma non andremo via da Gaza» ripete a giornalisti e media che lo chiamano da ogni parte del mondo padre Gabriel Romanelli, argentino di origini italiane, parroco a Gaza dal 2019, ferito leggermente alla gamba destra durante un attacco dell’esercito israeliano che alle 10 (ora italiana) di giovedì 17 luglio ha colpito la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza, causando la morte di tre persone – Saad Issa Kostandi Salameh, portinaio della parrocchia, Foumia Issa Latif Ayyad, un’anziana donna che si trovava in una tenda della Caritas adibita a Centro per il sostegno psicologico a sfollati palestinesi e Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud – e ferendone altre dieci, tra cui alcune gravemente. Padre Romanelli è stato curato nel locale ospedale Al-Ahli di Gaza City prima di tornare nella sua comunità che ospita ancora circa 500 persone in fuga dalla guerra, tra cui bambini con bisogni speciali, e ha subito diversi danni. Alla parrocchia fanno riferimento i cattolici, ma anche gli ortodossi e accoglie profughi di ogni fede e provenienza.

Papa Leone XIV il 18 luglio ha chiamato padre Romanelli per esprimere la sua vicinanza, la sua preoccupazione e la sua preghiera. Domenica 20, all’Angelus da Castel Gandolfo, il Pontefice ha espresso dolore per l’attacco alla parrocchia di Gaza e per le vittime (pronunciando i nomi propri e per esteso), citando espressamente gli «attacchi militari» dell’esercito israeliano. Con parole forti ha poi chiesto il rispetto del diritto umanitario, condannato l’uso della forza ed espresso preoccupazione per il paventato piano di deportazione, proprio nel giorno in cui l’Idf inizia un’operazione di terra con ordine di evacuazione ai gazawi verso sud.

«Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City. Tale atto», ha detto, «purtroppo si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza». Da qui, l’invocazione accorata: «Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto». Rivolgendosi alla comunità internazionale, Prevost ha ribadito l’urgenza di «rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione». Parole di incoraggiamento sono andate ai cristiani della regione: «Siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa. Grazie per la vostra testimonianza di fede».

Con un fuori programma, riporta l’Ansa, Leone XIV si è lasciato anche intervistare brevemente da alcuni giornalisti all’uscita della Messa dalla cattedrale di Albano, un gesto che dà la misura di quanto reputi straordinari e gravi gli sviluppi a Gaza, tali da aver coinvolto un luogo sacro che doveva essere protetto, in un attacco che ha costretto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a una telefonata di scuse. «Dobbiamo dialogare e lasciare le armi», ha ribadito il Pontefice, «il mondo non sopporta più la guerra». Su Gaza, ha aggiunto proprio riferendosi della telefonata con Netanyahu, «abbiamo insistito sulla necessità di proteggere i luoghi sacri e lavorare insieme in questo senso, lasciare tanta violenza e tanto odio».

Padre Romanelli, 55 anni, missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato, una vita in Medio Oriente, ha denunciato ripetutamente: «I bambini sono uccisi e muoiono di fame e di sete. Israele rispetti i diritti umani». Negli ultimi mesi di pontificato, Papa Francesco telefonava tutte le sere al parroco-coraggio e si aggiornava su quanto stava accadendo e sulle condizioni della popolazione palestinese, ridotta allo stremo, senza aiuti umanitari.

Israele ha parlato di «un errore di tiro». La realtà, al di là del linguaggio diplomatico e politico, è che nessuno finora ha tentato né tenta di bloccare il genocidio che Israele sta perpetrando contro il popolo palestinese. E questo senza dimenticare le gravi colpe del gruppo terroristico di Hamas. Colpire e uccidere anche civili, bambini, donne, vecchi, feriti che mendicano una bottiglia d’acqua o sono in fila per un piatto di riso non è guerra: è sterminio degli indifesi, «è strage degli innocenti».

E proprio «inutile strage di innocenti» l’ha definita Papa Leone XIV nella chiamata telefonica al cardinale Pierbattista Pizzaballa dopo l’attacco alla parrocchia cattolica di Gaza City, dove il Patriarca di Gerusalemme dei latini è entrato venerdì scorso – insieme al Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Teofilo III – per una visita di solidarietà e di sostegno di tre giorni, conclusa domenica 20 con una messa celebrata nella chiesa colpita, mentre fuori risuonavano esplosioni e colpi di mortaio, senza però interrompere la celebrazione. «Abbiamo pregato per tutte le vittime della guerra, senza distinzioni», ha detto padre Romanelli al Sir. «Abbiamo pregato per i prigionieri, per la liberazione degli ostaggi. Noi vogliamo la pace. Ma la prima cosa da fare subito è fermare questa guerra».

In un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, Leone XIV si è detto «profondamente rattristato»; ha ripetuto più volte che «è ora di finire con queste stragi: quello che è accaduto è ingiustificabile e bisogna fare in modo che non ci siano più vittime»; ha lanciato l’appello per un immediato «cessate il fuoco nella Striscia» ed espresso speranza di una «pace durevole». Il cardinale Parolin ha aggiunto: «Legittimo dubitare che il raid israeliano sulla chiesa di Gaza sia un errore».

foto Patriarcato Latino di Gerusalemme

Pizzaballa, che ha visitato anche il Centro Caritas del campo di Al-Shati ristrutturato completamente per riparare i danni causati dalla guerra, ai media vaticani spiega: «Sulla nostra strada proprio al confine con Gaza, mentre ci recavamo, il Patriarca greco-ortodosso e io, a Gaza per una visita di solidarietà alla parrocchia, alle famiglie e a tutta la comunità, il Papa ha chiamato per esprimere la sua intenzione di fare tutto il possibile perché si arrivi al cessate-il-fuoco e alla fine di questa tragedia».

La delegazione ha valutato le esigenze umanitarie e pastorali della comunità «per orientare la presenza e la risposta continua della Chiesa». Afferma il Patriarcato: «È stato assicurato l’accesso per la fornitura di assistenza essenziale non solo alla comunità cristiana, ma anche al maggior numero possibile di famiglie: centinaia di tonnellate di generi alimentari, kit di pronto soccorso e attrezzature mediche di urgente necessità. Il Patriarcato garantisce l’evacuazione dei feriti e rimane saldo nell’impegno verso la comunità cristiana e l’intera popolazione di Gaza».

Il card. Pizzaballa ha aggiunto: «Non lasceremo sola la nostra gente». E ha parlato di «brutale attacco dell’esercito israeliano al complesso della chiesa».

I Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme hanno usato un linguaggio molto netto: «Denunciamo fermamente questo crimine. I luoghi di culto sono luoghi sacri che dovrebbero essere protetti. E sono protetti dal diritto internazionale. Prendere di mira una chiesa che ospita centinaia di rifugiati, tra cui bambini con bisogni speciali, costituisce una violazione di queste leggi. È un affronto alla dignità umana». Chiedono ai capi mondiali e alle Nazioni Unite «di adoperarsi per un cessate-il-fuoco immediato. Li imploriamo di garantire la protezione di tutti i siti religiosi e umanitari e di provvedere al sollievo delle masse affamate della Striscia».

«Non riusciamo a capire le ragioni di tutto questo e, come il Papa giustamente ha detto, e anche noi lo ripetiamo, tutto questo non è giustificabile», ha detto Pizzaballa in una intervista ai media vaticani.  «Abbiamo il dovere morale di esprimere con assoluta chiarezza e franchezza la nostra critica alla politica che questo governo sta adottando a Gaza».

La condanna è unanime: «Questa guerra disumana deve cessare», chiedono la Santa Sede, la Cei, la Caritas, i vescovi europei e americani. La Cei ha chiesto che «si aprano dei negoziati per la fine delle violenze. Nel condannare fermamente le violenze che continuano a seminare distruzione e morte tra la popolazione della Striscia, duramente provata da mesi di guerra», la presidenza della Cei ha rivolto un appello alle parti e alla comunità internazionale «affinché tacciano le armi e si avvii un negoziato, unica strada per giungere alla pace».

Nella mattinata di lunedì 21 luglio, Papa Leone XIV ha infine ricevuto una telefonata da Mahmoud Abbas, presidente dello Stato di Palestina, sui recenti sviluppi del conflitto nella Striscia di Gaza e delle violenze in Cisgiordania. Come riferisce un comunicato della Sala stampa vaticana, il Papa ha sottolineato l’obbligo di proteggere i civili e i luoghi sacri. E considerata la drammatica situazione umanitaria, «si è enfatizzata l’urgenza di prestare soccorso a chi è maggiormente esposto alle conseguenze del conflitto e di permettere l’ingresso adeguato di aiuti umanitari».

Pier Giuseppe Accornero

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