Borgo Vittoria, “non siamo un quartiere ‘mostro’, qui costruiamo comunità”

Periferie – Le reazioni dei cittadini dopo il polverone mediatico sollevato dalla vicenda del commesso bengalese che ha molestato una tredicenne

1807

Sono in tanti in questi giorni in Borgo Vittoria a chiedersi perché un quartiere storico nella periferia nord torinese – teatro il 7 settembre 1706 della battaglia risolutiva dell’Assedio di Torino in cui le truppe Sabaude ebbero la meglio contro le truppe del Re Sole (di qui il nome della Borgata) – debba essere «sbattuto in prima pagina» dei quotidiani o in apertura dei Tg nazionali come una delle zone meno sicure della città perché abitata da pedofili e molestatori di donne e ragazzine.

La vicenda del commesso bengalese del minimarket in via Breglio – che a fine agosto ha palpeggiato una cliente 13enne e dopo la denuncia della minore, le indagini, la confessione e la scarcerazione dell’uomo disposta dalla Gip dopo due giorni di detenzione – amplificata dai media, ha scatenato dure reazioni sui social. Oltre a troupe televisive e giornalisti appostati per giorni nei pressi del negozio, imbrattatori di serrande, frotte di curiosi e ronde punitive a caccia del colpevole che hanno richiamato auto della Polizia come non se ne sono mai viste in zona, non si sono fatti attendere i richiami della Presidente del Consiglio alla necessità di più sicurezza. E poi gli interventi del ministero della Giustizia, che ha inviato gli ispettori al Tribunale di Torino per verificare la correttezza del provvedimento nei confronti del molestatore, e del ministro dell’Interno per valutarne la revoca del permesso di soggiorno. Per non parlare dei politici locali in linea con il Governo.

Un polverone che ha innescato – oltre alla violenza xenofoba sui social, in quartiere e in città – la paura per lo straniero tanto che la comunità bengalese cittadina ha organizzato lunedì 7 settembre una manifestazione davanti al Municipio per dire ai torinesi che «non è giusto che per colpa di uno che ha sbagliato paghi tutta la nostra comunità. Noi siamo qui per lavorare nella legalità e per dare futuro ai nostri figli e ringraziamo Torino che ci ha accolti». Fin qui i fatti, ma in Borgo Vittoria il clamore mediatico di questa fine estate fa riflettere.

Una festa di via in Borgo Vittoria

«L’immagine descritta di Borgo Vittoria in tutt’Italia è terribile», commenta Rosarina Spolettini, insegnante di una scuola della zona in pensione e da 16 anni volontaria come senior civico nella sezione Biblioteche dove collabora in attività di doposcuola, laboratori di lettura e integrazione culturale, «quasi si volesse sbattere il mostro in prima pagina per incutere paura in attesa di chi verrà a salvarci… Ma la realtà di Borgo Vittoria – ex quartiere operaio teatro d’immigrazione dal Sud Italia negli anni del boom economico ed ora dal sud del mondo – non è diversa da molte altre zone di una città con problemi di disoccupazione e povertà diffusa. E anche di povertà culturale su cui si investe pochissimo mentre la scuola e la cultura sono veicoli primari per educare all’integrazione, basta volerlo. Un esempio è l’esperienza di noi volontari nelle scuole e nelle biblioteche anche del nostro quartiere, dove ragazzini di etnie diverse imparano a conoscersi e a vivere insieme: perché i giornali non ne parlano?».

Anche Catia Bruzzo, titolare de «La Piola libreria di Catia», dal 2012 l’unico presidio culturale in Borgo Vittoria, con i libri e l’aggregazione scommette sul riscatto delle periferie urbane da degrado e isolamento. «Nessuno nega che a Torino e in Borgo Vittoria ci siano problemi di sicurezza e non solo negli ultimi anni. Quando ero giovane non c’era il crack ma si moriva per l’eroina anche in Borgo Vittoria. Purtroppo la solidarietà, tanti gesti quotidiani positivi, la voglia di ritrovarsi e di stare insieme anche per la presentazione di un libro non vengono amplificati dai social: le buone notizie non fanno notizia mentre il molestatore, specie se straniero, innesca reazioni a catena».

La Piola libreria di Catia in Borgo Vittoria

Giovanni Scolaro, presidente dell’Associazione commercianti di via Chiesa della Salute, un tempo la «via Roma di Borgo Vittoria» dove molte serrande vengono abbassate a causa della crisi del commercio di vicinato, come titolare di una delle ultime edicole della zona non condivide «certi titoli che cavalcano la paura per il diverso con cui il populismo imperante allarma la gente. Senza minimizzare la gravità dell’accaduto, le strumentalizzazioni non fanno bene al nostro quartiere tanto meno le spedizioni punitive: esiste la magistratura che farà il suo corso, non possiamo sostituirci ai giudici. Come associazione di commercianti non abbiamo mai avuto problemi con i market gestiti dai bengalesi anche se è risaputo che la vendita di alcolici fino a tarda sera può creare problemi di ordine pubblico. Ma questi sono temi – come l’orario di chiusura – che affrontiamo nelle sedi istituzionali, nei tavoli di sicurezza di Circoscrizione e del Comune. Manifestazioni di piazza o spedizioni punitive sono controproducenti e mettono in cattiva luce tutto il quartiere».

Anche Elena Aloise, formatrice e consulente aziendale, cofondatrice nel 2017 del «Laboratorio delle donne», realtà associativa di volontariato che con workshop, laboratori di uncinetto, teatro, lettura e momenti di condivisione ha creato uno spazio di incontro e aggregazione per le donne di Borgo Vittoria di tutte le età, è preoccupata per come la strumentalizzazione di un fatto di cronaca certamente deplorevole – soprattutto perché a carico di una minore – etichetti un quartiere come un covo di pedofili alimentando paura e diffidenza. «La violenza verbale con cui sui social si è commentato questo episodio incitando alla caccia all’uomo è inquietante. Sarebbe invece auspicabile che nelle periferie come la nostra le istituzioni e la Circoscrizione sostenessero le numerose iniziative del volontariato sociale che con fatica cerca di promuovere il dialogo e l’incontro tra le persone. E che i media raccontassero anche le buone notizie – e sono tante – da Borgo Vittoria. Ne abbiamo bisogno tutti per abbattere i pregiudizi».

15

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome