“Cara Unione Europea”, lettera del card. Zuppi e di mons. Crociata

Giornata dell’Europa – «Cara Unione europea, darti del tu è inusuale ma ci viene naturale perché siamo cresciuti con te….». Il cardinale  Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, e mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), si rivolgono all’Unione Europea nella «Giornata dell’Europa» (9 maggio 2024)

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«Cara Unione europea, darti del tu è inusuale ma ci viene naturale perché siamo cresciuti con te. Sei una, sei l’Europa e abbracci 27 Paesi e 450 milioni di abitanti, che hanno scelto liberamente di mettersi insieme per formare l’Unione».

Il cardinale  Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, e mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), si rivolgono all’Unione europea nella «Giornata dell’Europa» (9 maggio 2024) a ricordo della «Dichiarazione Schuman» che nel 1950 diede avvio all’integrazione: «Non sempre è facile conoscersi e andare d’accordo ma è decisivo, anziché alzare barriere e difese, occorre cancellarle e collaborare. Tu sei la nostra casa comune nella quale impariamo a vivere da “Fratelli tutti”, come ha scritto un tuo figlio i cui genitori andarono sino alla “fine del mondo” per cercare futuro»: sono i nonni e il papà di Jorge Mario Bergoglio, che nel 1929 emigrarono dal Piemonte in Argentina dove nacque il futuro vescovo di Roma e Pontefice. Fu papa Wojtyla per primo a sognare la «casa comune» dall’Atlantico agli Urali, ma l’invasione da parte della Russia dell’Ucraina e i sogni di onnipotenza dello zar Putin sono una bomba per questo progetto.

La lunga lettera nasce dal desiderio «che si rafforzi ciò che rappresenti e sei, che tutti impariamo a sentirti vicina e amica. Ne hai bisogno perché spesso si parla male di te e tanti si scordano quante cose importanti fai. Nel Covid abbiamo visto: solo insieme possiamo affrontare le pandemie. Quando pensiamo che possiamo farcela da soli finiamo tutti contro tutti». L’Europa unita nasce dal desiderio di pace dopo la Seconda guerra mondiale: «Ti hanno pensata e voluta il francese Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer e l’italiano Alcide De Gasperi: animati dalla fede cristiana, hanno creato qualcosa che rendesse impossibile il ritorno della guerra sul suolo europeo; hanno pensato con intelligenza, ambizione e coraggio: l’unità ha mostrato il valore del cammino e la possibilità di correggere, aggiustare, intendersi».

È il momento «per nuove riforme istituzionali che rendano l’Ue all’altezza delle sfide. La burocrazia, pur necessaria, le direttive e i regolamenti da soli non fanno crescere la coesione. Serve un’anima». Citano passi avanti significativi, come il superamento delle crisi economiche di alcuni Paesi. Le «fasi di stallo e difficoltà: crescono quando smarriamo il senso dello stare insieme, la visione di un futuro condiviso, o facciamo resistenza a capire che il destino è comune». I presuli chiedono: «Europa, dove sei? Che direzione vuoi prendere?». Papa Francesco più volte ha incoraggiato il percorso di unità e pace. «Siamo molto cambiati e facciamo fatica a capire e a tenere vivo lo spirito degli inizi. Dopo un così lungo periodo di pace abbiamo pensato che una guerra in Europa sarebbe stata ormai impossibile. E invece gli ultimi due anni ci dicono che ciò che sembrava impensabile è tornato. Abbiamo bisogno di riprendere in mano il progetto dei padri fondatori e di costruire nuovi patti di pace se vogliamo che la guerra contro l’Ucraina finisca e che finiscano la guerra in Medio Oriente e l’antisemitismo, mai sconfitto». La Costituzione italiana ripudia la guerra.

«Che ruolo giochi, Europa, nel mondo? Vogliamo che incida e porti la volontà di pace, la tua diplomazia e i tuoi valori. Risveglia la tua forza e fai sentire la tua voce. Le tue divisioni interne non ti permettono di assumere quel ruolo che dalla tua statura storica e culturale ci si aspetterebbe. Le tue contrapposizioni intestine indeboliscono il tuo peso internazionale e la capacità di far fronte alle attese dei popoli». I due pastori scendono in profondità: «Tanti pensano di poter usufruire dei benefici che hai portato, come se fossero scontati. La pandemia e le proteste, ultima quella degli agricoltori, procurano uno sgradevole risveglio. Tanti vantaggi acquisiti potrebbero svanire. Il senso di necessità non basta a spingere sempre e tutti a superare le divisioni. Alcuni vogliono far credere che isolandosi si starebbe meglio» e invece c’è il rischio che «qualunque Paese, anche grande, si ridurrebbe al vaso di coccio tra vasi di ferro», se volesse isolarsi. «Per stare insieme abbiamo bisogno di motivazioni condivise, di ideali comuni, di valori e coltivati. Non bastano le convenienze economiche». Auspicano che tutti sentano «l’orgoglio di appartenerti, Le due appartenenze, nazionale ed europea, si implicano a vicenda. La tua è stata ed è l’Unione di Paesi liberi e sovrani che rinunciano a parte della sovranità a favore di una, comune, più forte».

È tempo di un nuovo grande rilancio: «La fede cristiana ha svolto e svolge un ruolo importante. Come cristiani ne sentiamo viva responsabilità. In te troviamo attenzione alla dignità della persona, che il Vangelo di Cristo ha seminato nei cuori e nella cultura. Ma soffriamo molto nel vedere che hai paura della vita, non sai difenderla e accoglierla dall’inizio alla fine, non sempre incoraggi la crescita demografica». Di più: non si può vivere solo per stare bene, «ma stare bene per aiutare il mondo, combattere l’ingiustizia, lottare contro le povertà. Da decenni sei il punto di arrivo, il sogno di tanti migranti che da diversi continenti cercano una vita migliore; vogliono raggiungerti perché sono alla ricerca disperata di un futuro». Non si tratta di accogliere tutti, «ma che nessuno perda la vita nei viaggi della speranza. Chi accoglie, genera vita! L’Italia è spesso lasciata sola, come se fosse un problema solo suo o di alcuni». Ma l’Unione è punto di riferimento per i Paesi mediterranei e africani, un bacino immenso di popoli e risorse: «Un soggetto sovranazionale come l’Unione non può sussistere fuori di una reciprocità internazionale che ne dica il riconoscimento e il compito storico e che promuova il comune progresso nel segno dell’amicizia e della fraternità».

«È tempo di un nuovo grande rilancio verso un’integrazione sempre più piena, che guardi a un fisco europeo il più possibile equo; a una politica estera autorevole; a una difesa comune che permetta di esercitare la responsabilità internazionale; a un  allargamento ai Paesi che ancora non ne fanno parte». Zuppi e Crociata illustrano «le esigenze di innovazione economica e tecnica (pensiamo all’intelligenza artificiale), di sicurezza, di cura dell’ambiente e di custodia della “casa comune”, di salvaguardia del welfare e dei diritti individuali e sociali, sono alcune delle sfide che solo insieme potremo affrontare e superare. Contro il pericolo della disinformazione, auspicano «l’ordinato svolgimento della vita democratica e una memoria e una storia non falsate». Con le riforme democraticamente adottate, «bisogna far crescere un sentire comune, un apprezzamento condiviso dei valori alla base della convivenza nell’Ue. Ci vuole un nuovo senso della cittadinanza, un senso civico di respiro europeo, la coscienza dei popoli del continente di essere un unico grande popolo». Le prossime  elezioni dell’8-9 giugno per il rinnovo del Parlamento europeo sono «un’occasione propizia e irripetibile». Purtroppo, spesso si fanno valere le paure e il senso di insicurezza di fronte alle difficoltà. Fanno appello ai candidati e ai cittadini «perché sentano quanto sia importante compiere il gesto civico di partecipazione alla vita e alla crescita dell’Unione. Non andare a votare non equivale a restare neutrali ma è dare ad altri il potere di agire senza o contro la nostra libertà. L’assenteismo  accresce la sfiducia, la diffidenza degli uni negli altri, la perdita della possibilità di dare il proprio contributo alla vita sociale, la rinuncia ad avere capacità e titolo per rendere migliore lo stare insieme nell’Unione. Questa tornata elettorale diventi un’occasione di rilancio, un risveglio di entusiasmo per un cammino comune» o, come dice Francesco: «sogno un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia».

Pier Giuseppe Accornero

 

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