Cardinale Martini, 70 anni fa l’ordinazione sacerdotale

13 luglio 1952 – Il 24enne padre Carlo Maria Martini con altri 19 gesuiti è ordinato sacerdote dal Cardinale Arcivescovo di Torino Maurilio Fossati a Sant’Antonio, chiesa annessa alla Facoltà Teologica dei Gesuiti di Chieri

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«Sulle strade dell’uomo verso Dio si trova, presto o tardi, un prete. Alcune volte si presenta con un atteggiamento timido e dimesso, come se volesse farsi perdonare di trovarsi lì, in quella strada così ariosa e aperta, dove sembra che l’anima stia, da un momento all’altro, per incontrarsi da sola con Dio. Altre volte, più raramente, assume un po’ l’atteggiamento dell’uomo importante, come se da lui dipendesse il benessere dell’umanità, un po’ come segretario onnipotente che regola a piacere l’accesso agli uffici segreti di Dio. A ogni modo è un fatto che, sia che ci appaia come un vigile importuno, sia che lo consideriamo come una guida sorridente e discreta, non si fa un cammino verso Dio senza di lui».

Questi pensieri, 70 anni fa, affidava all’articolo di fondo «Il sacerdote» del bollettino dell’Istituto Sociale «Tra noi» (n. 9-10, giugno-luglio 1952) il 24enne padre Carlo Maria Martini che nel «caldissimo» sabato 13 luglio, con altri 19 gesuiti, è ordinato sacerdote dal cardinale arcivescovo di Torino Maurilio Fossati a Sant’Antonio, chiesa annesssa alla Facoltà teologica dei Gesuiti di Chieri: terza Teologia e 24 anni e 5 mesi, essendo nato il 15 febbraio1927 a Torino in via Cibrario 19, è giovanissimo per le tradizioni gesuitiche.

Continua il futuro cardinale arcivescovo di Milano: «C’è qualcosa di sconcertante nel fatto che Dio abbia voluto mettere vicino a ogni uomo, come un’ombra silenziosa, la figura del sacerdote. Ma tutti coloro che credono nel bisogno di redenzione dell’uomo, coloro che non sarebbero indifferenti a una nuova venuta di Cristo sulla terra, devono sforzarsi di penetrare il piano di Dio, di rompere la maschera che il sorriso o il fare impacciato del prete che hanno di fronte costituisce per loro, per scoprire in quante maniere impensate, profondamente umane, Dio intenda unirci a sé proprio per mezzo del sacerdote». Pensieri per nulla banali ma molto profondi, dai quali emerge lo spessore del teologo-biblista: «Tutti gli uomini che hanno bisogno di Dio hanno anche bisogno di Gesù Cristo. La mediazione di un elemento umano entra come parte necessaria nei rapporti dell’uomo con Dio. Si va a Dio guardando il volto di un uomo, che appunto Uomo-Dio. Non c’è salvezza senza speranza in lui, senza la fiducia del suo sangue redentore, senza l’unione con il suo sacrificio. E siccome la presenza di Gesù è stata limitata nel tempo e nello spazio, altri uomini prestano per così dire, al salvatore il loro volto, le loro labbra, le loro mani, e gli permettono di essere così, sotto questa apparenza moderna e discreta, vicino a ogni uomo che ha bisogno di Lui. Il prete viene così a continuare la presenza del Signore tra gli uomini; egli è accanto a essi per preparare, affrettare, consolidare l’unione di ogni uomo con Dio. Il sacerdote, che chiama il Salvatore nell’Eucarestia, che nella predicazione invita le anime, che nella confessione le prepara, purificandole all’unione sacramentale, rende possibile uno degli atti più grandi di unione con Dio che si possono avere in questa terra. Ed è ancora per mezzo suo che l’anima si prepara all’unione con Dio più personale e misteriosa, quella che veramente esclude ogni intervento umano, nell’unione beatifica di Dio. Allora il prete sarà autorizzato a ritirarsi per contemplare in silenzio».

Lo storico Alberto Guasco nel bel libro «Martini. Gli anni della formazione (1927-1962)» (Il Mulino), ricorre ai ricordi del cardinale «per conoscere qualche aspetto del lavorio interiore del giovane Martini. Una battaglia ingaggiata per scoprire fino in fondo “la verità su Gesù e la solidità di quanto mi avevano insegnato di lui, durata anni di lettura, confronto, fatica, talora di ansia e tensione”. Mi sono dedicato con passione e ho avuto modo di essere introdotto a un’analisi razionale dei dati della storia biblica e sono pervenuto a una intuizione decisiva: che il tentativo di ridurre la vicenda di Gesù a qualcosa di interpretabile con la pura razionalità intramondana non era possibile a patto di una qualche manipolazione dei dati”».

Martini lo comunica a casa in una lettera del 30 giugno: «Ho ricevuto notizia ufficiale sulla mia ammissione agli ordini sacri, che avrà luogo il 13 luglio prossimo. È la mia assunzione ufficiale e definitiva al servizio di Dio e della Chiesa, che mi pone in uno stato di vita con particolari obblighi e doveri. Lo abbraccio confidando solo nella misericordia di Dio, che mi ha chiamato a tali doveri. Domani comincio gli esercizi, predicati da padre Marchese, da poco tornato dalla Cina». È l’epoca in cui tutti i missionari – Gesuiti, Salesiani, Lazzaristi, Francescani – sono espulsi dalla Cina dal regime comunista di Mao. «Il Chierese», settimanale locale, annuncia che trascorreranno un altro anno «da sacerdoti in città, prodigando la loro attività sia nella congregazione mariana, sia nelle parrocchie cittadini e viciniori, sia nelle varie comunità religiose e nelle varie opere pie, con l’insegnamento del catechismo ai ragazzi, le prediche domenicali e altri ministeri».

Il giornale comunica che le ordinazioni avvengono alle 7-9: «Dopo la funzione anche i parenti entrano nell’atrio donde era stata tolta la clausura. Fotografie degli ordinati con il cardinale e con i parenti. A colazione (il digiuno eucaristico era molto serio, n. d. r.) cioccolato, latte, pane e torcetti. A pranzo i neo-ordinati con i parenti: antipasto, ministra, carne con insalata, budino, frutta, caffè e vino. Al resto della comunità il pranzo come al solito con il vino». I 20 gesuiti ricevono l’11 luglio 1952 la prima tonsura e il suddiaconato, il 12 luglio l’ostiariato, il lettorato e il diaconato; il 13 il presbiterato.

Martini fa la «carriera» più squillante: biblista e poi arcivescovo di Milano. Tra gli ordinati c’erano il trentino padre Guido Sommavilla, grande critico letterario, per decenni direttore della rivista «Letture»; padre Ugo Rocco, che svolse un’esemplare vita da gesuita e docente, confessore e apostolato a Torino e altrove; padre Giuliano Gasca Queirazza, sommo studioso di filologia romanza, esperto di piemontese, docente all’Università di Torino. Allora le mani dei preti novelli, unti con l’olio santo dal vescovo, venivano annodate da un fazzoletto: «Mia mamma – ricorda la sorella Maris Martini Facchini – lo preparò con cura e lo conservò come una reliquia. Mio fratello era sempre molto rassicurante nel raccontare i suoi stati d’animo e parco nell’esternare i suoi sentimenti. L’ordinazione è stato un momento molto commovente. In occasione del 50° in un’intervista disse che era un luglio caldissimo e che le nostre lacrime si mescolavano al sudore».

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