Cardinale Zuppi, “corridoi umanitari per Gaza”

CEI – Il cardinale Zuppi, presidente della CEI, nella prolusione del Consiglio permanente del 27 maggio chiede per Gaza «il rispetto del diritto internazionale umanitario, l’ingresso di aiuti senza restrizioni, l’apertura di corridoi umanitari e la promozione di un dialogo verso la soluzione dei ‘Due popoli, due Stati’». Papa Leone XIV il 17 giugno riceverà i Vescovi italiani

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foto Vatican news

Le guerre strazianti scatenate dai prepotenti e il bisogno di pace dei popoli. La Chiesa universale (e italiana) ha pianto la morte di Papa Francesco e ora cammina con Papa Leone. La Chiesa in Italia è impegnata nel «cammino sinodale» e Papa Prevost il 17 giugno riceve i Vescovi italiani. Sono le tre direzioni nelle quali si è spinto lo sguardo del cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, presidente Cei, nella prolusione al Consiglio permanente straordinario del 27 maggio 2025.

L’UMANITÀ HA BISOGNO SOPRATTUTTO DI PACE – Chiede che a Gaza finisca il genocidio dei «Carri (israeliani) di Gedeone» sul popolo palestinese e «il rispetto del diritto internazionale umanitario, l’ingresso di aiuti senza restrizioni, l’apertura di corridoi umanitari e la promozione di un dialogo verso la soluzione dei “Due popoli, due Stati”». Senza paura di smentite Zuppi è convinto che «ciò di cui l’umanità ha più bisogno è la pace: la Chiesa la invoca, l’annuncia e si mette al suo servizi». Sottoscrive le parole di Leone XIV: «È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e a porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani, dalle persone malate». Per l’Ucraina auspica che i fili del dialogo «siano rafforzati, trovino le garanzie necessarie in un quadro di pace giusta e sicura». Non dimentica i tantissimi conflitti che insanguinano il Pianeta, piagato  dalla tragedia delle armi, che portano morte e sofferenze, generando odio e ingiustizie». Rammenta due intense «memorie storiche»: l’80° della fine della Seconda guerra mondiale e il 75° della «Dichiarazione Schuman» (9 maggio 1950) quando i padri fondatori dell’Europa avviarono la pacificazione post-bellica e l’integrazione comunitaria: «Perché la pace non sia una tregua occorre imparare a pensarci non solo vicini ma insieme, a difendere la soluzione pacifica dei conflitti e rafforzare le organizzazioni internazionali; occorre costruire un’architettura di pace, frutto di quei valori che fondano l’Europa, che non può ridursi a diritti individuali o burocrazia ma è fondata sulla difesa della persona nel suo valore indiscutibile».

FRANCESCO, UNA POPOLARITÀ NON EFFIMERA – «Francesco ha veramente avvicinato la Chiesa alla gente. Tutti si sono sentiti a casa con lui e chiedono di trovare una Chiesa che accoglie, non perché accetta tutto, ma perché cambia tutti e li rende figli amati. Non è solo simpatia ma è l’attrazione che questo uomo di Dio ha esercitato verso la sua umanità cristiana, verso la fede, la Chiesa, il bene, l’amore tra fratelli. Grazie a Francesco sono cadute parecchie preclusioni, anche consolidate, verso la Chiesa e il Papa. La Chiesa in Italia ha un forte debito verso di lui. Dobbiamo percorrere le strade che ha aperto, il suo magistero empatico ha aiutato il servizio al Vangelo che svolgiamo nella società. Ci ha insegnato a uscire dalle logiche del consenso e dell’abitudine, dall’alibi dello scoraggiamento e del compiacimento, dalla tentazione di giudicare senza amare, di scambiare il dialogo con l’assecondare la mentalità comune; ci ha spronato a essere una Chiesa materna, inquieta, vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Ha chiesto a tutti di parlare di Cristo, ha parlato di Cristo con commovente insistenza e tanta sapienza, da cuore a cuore, mostrando l’umanità del Vangelo. Ci ha chiesto di farlo senza paura e senza supponenza, forti della santità, sempre con la simpatia che attrae, senza paura di farsi contaminare ma mettendo in circolo la fede nelle vene dell’umanità. Ci ha ricordato che i poveri sono i preferiti e non sono utenti e che servirli è richiesto a tutti ed è amore, ben diverso da attività meramente sociale. Ha difeso la vita dal suo inizio al suo compimento, in ogni sua stagione e di tutti perché fratelli tutti».

PER LEONE XIV TUTTO «SI RICOMPONE NELL’UNITÀ» – E l’unità è uno dei temi principali indicati dal nuovo Papa, al di là delle letture politologiche. Proclama Zuppi: «Confermo a Papa Leone la nostra gratitudine per il dono dell’udienza alla Cei il 17 giugno per pregare insieme, rinnovare la nostra professione di fede e ascoltare la sua parola. Più saremo impegnati nella missione, più sentiremo la necessità di non essere isole, ma di vivere la comunione, capace di accogliere, affratellare, trasfigurare gli uomini e le donne». Ora «dobbiamo «metterci senza esitazione, senza paragoni e senza riserve in atteggiamento di obbedienza filiale a Leone XIV, con e per lui al servizio della Chiesa e della folla affamata di senso e speranza, assetata di spiritualità e di comunità. Gli diciamo la nostra fedeltà e la volontà di comunione come successore di Pietro e come Primate d’Italia». Circa il «”Cammino sinodale” nulla era stato prestabilito, confezionato, imposto dall’alto». Il rinvio a fine ottobre del voto sul «documento sinodale» e a novembre dell’80ª assemblea Cei va letto nell’ottica: «La comunione, condizione per l’evangelizzazione non si improvvisa, ma si impara facendola e vivendola».

Pier Giuseppe Accornero

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