Carla Osella, “su Rom e Sinti c’è un razzismo istituzionale”

Intervista – La fondatrice dell’Aizo parla sulla proposta di legge della Regione Piemonte per contrastare l’abusivismo. L’82% degli italiani dichiara di essere “antizigano”. Il dato si traduce in una discriminazione nei confronti di tutta le comunità rom e sinta

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L’82% degli italiani, la percentuale più alta d’Europa, dichiara di essere «antizigano» (e cioè «anti zingari»). Il dato, stando al report annuale dell’«Associazione 21 luglio» si traduce in una discriminazione nei confronti di tutta le comunità rom e sinta, sia verso quella minoranza di 25 mila persone (lo 0,04 % della popolazione italiana) che vive in emergenza abitativa nei campi, formali e informali, sia verso quella maggioranza invisibile di che vive fuori dai campi.

Proprio per cercare di far fronte all’emergenza nomadi, è stato presentato lo scorso 8 novembre in consiglio regionale del Piemonte dall’assessore alla Sicurezza, Fabrizio Ricca il disegno di legge «Norme in materia di regolamentazione del nomadismo e di contrasto all’abusivismo». La proposta dichiara di voler superare gli attuali 19 «campi nomadi» stanziali presenti in Piemonte con aree di transito alle quali si potrà accedere presentando documenti validi d’identità e di proprietà di eventuali veicoli, dimostrando di avere un reddito e pagando utenze e sosta con una smart card. L’area sarà videosorvegliata e la permanenza massima sarà di 3 mesi, salvo per le famiglie con minori, che potranno restare fino alla fine dell’anno scolastico. La proposta di legge si sovrappone al «Progetto speciale campi nomadi», varato dalla Giunta Appendino nel febbraio 2018 con l’obiettivo di superare i campi promuovendo l’integrazione di chi li abita nella comunità. La strategia nazionale, che dichiara obsoleta l’associazione tra nomadismo e comunità rom e sinte, giace nei cassetti del ministero delle Pari opportunità, in scadenza nel 2020 e insoluta, dal momento che l’Unione Europea chiede all’Italia il superamento delle politiche etniche e l’applicazione dei diritti umani per risolvere  «il problema dei campi».

Carla Osella

Abbiamo chiesto a Carla Osella, fondatrice e presidente dell’«Aizo», (Associazione nazionale zingari oggi) con sede a Torino, da sempre  impegnata per rimuovere le cause dell’emarginazione di chi abita i campi e a tutelarne i diritti e i doveri, il punto di vista di chi ogni giorno vive e lavora nei campi nomadi della città.

L’assessore regionale alla Sicurezza sostiene che l’applicazione del disegno di legge contrasterà l’abusivismo, tutelerà la dignità e la sicurezza e risolverà i problemi di convivenza sia di chi vive nei campi sia di chi ci abita vicino. Avrà questo effetto?

Il pregiudizio di fondo sulla base del quale è stata strutturata la proposta è il nomadismo dei rom e dei sinti e la necessità che questo presunto nomadismo vada regolamentato. Il nomadismo dei rom e dei sinti è sempre stato coatto, non culturale. Per questo motivo, l’Aizo non condivide la proposta di legge. Bisogna però aggiungere che vi ricorrono due elementi positivi. Il primo è l’obbligo di mandare i bambini a scuola: la legge prevede la revoca del permesso di accesso all’area di sosta in caso di abbandono scolastico. Ogni mattina nel campo di Strada Aeroporto gli operatori dell’Aizo accompagnano gli alunni che devono prendere lo scuolabus: su 60 bambini di solito solo 25 partono per andare a lezione e nessuno è mai intervenuto a livello istituzionale per cambiare la situazione. Il secondo elemento è la dislocazione delle famiglie sul territorio: l’esperienza dell’Aizo dimostra che i Comuni ai quali sono state assegnate poche famiglie riescono a gestire l’emergenza abitativa e sociale con successo, anche con il sostegno delle parrocchie e la solidarietà delle comunità locali. In questo modo è più facile creare una rete di sostegno e d’inclusione.

L’intervista integrale è pubblicata su La Voce e il Tempo in edicola.

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