Cattolici in politica senza complessi di inferiorità

L’incontro con Repole – Affollato dibattito sabato 17 febbraio con l’Arcivescovo al Teatro Artigianelli, l’idea cristiana non teme confronti con la cultura contemporanea. Il 13 aprile e il 15 giugno i prossimi appuntamenti di formazione promossi dalla Diocesi di Torino. GALLERY 

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La presenza dei cristiani in politica «torni ad essere la più alta forma di carità al di là degli schieramenti, cercando ciò che unisce, senza sentirsi subalterni per via della fede, forti di una grande tradizione di elaborazione politica». È l’esortazione dell’Arcivescovo Repole, un messaggio di vicinanza e sostegno della Chiesa torinese ai laici impegnati in politica, «che spesso sono lasciati soli dalle comunità cristiane nelle quali hanno maturato la loro scelta di impegno per il bene della collettività».

L’appello di Repole è giunto sabato 17 febbraio dal palco del Teatro Artigianelli durante una mattinata di confronto con oltre 200 politici ed amministratori pubblici, un incontro pensato nella prospettiva di una politica che «torni ad essere accogliente ed inclusiva per avvicinare tutti i cittadini, soprattutto i più giovani» come ha introdotto Alessandro Svaluto Ferro, responsabile della Pastorale Sociale e del Lavoro di Torino e Susa.

Dopo l’incontro pubblico promosso un mese fa dal nostro giornale con il sindaco Lo Russo e il presidente della Regione Cirio sul «Bene per Torino», continua dunque il dialogo dell’Arcivescovo con la società civile, questa volta con assessori, consiglieri comunali, di circoscrizione e tanti sindaci delle due diocesi. Repole ha invitato a non perdere mai di vista l’obiettivo della politica, il bene comune, nonostante l’appartenenza – anche dei credenti – a partiti diversi. Tramontato il partico unico dei cattolici, «il bene non è necessariamente quello deciso dalla maggioranza» ha tra l’altro evidenziato l’Arcivescovo: «occorre che chi si impegna in politica – soprattutto se cristiano – al dì là dell’interesse per il consenso, ponga al centro il bene della persona in tutte le dimensioni sociali: lavoro, istruzione, sanità mettendo da parte le differenze per concentrarsi facendo squadra sui problemi della gente per superare diseguaglianze, crisi demografica, povertà, disagio».

Tra i presenti all’incontro c’erano il vicesindaco di Torino Michela Favaro e gli assessori comunali Gianna Pentenero e Francesco Tresso; per la Regione il presidente del Consiglio Stefano Allasia, l’assessore Andrea Tronzano, i consiglieri Sara Zambaia, Monica Canalis, Silvio Magliano e Mario Giaccone. E poi Giampiero Leo, portavoce del coordinamento interconfessionale «Noi siamo con voi» e rappresentante della Fondazione Crt, Giorgio Merlo sindaco di Pragelato e fondatore di Tempi nuovi-popolari. Ma anche tante persone impegnate nella politica non partitica come Marco Bussone, presidente dell’Uncem (Unione nazionale Comuni, Comunità Enti montani) e i responsabili dell’associazionismo cattolico e laico.

Secondo Repole – che la sera precedente l’incontro con i politici aveva tenuto nella chiesa del Santo Volto la sua terza catechesi a oltre mille ragazzi e ragazze delle diocesi di Susa e Torino (servizio a pag. 19) – la politica deve rintracciare anche le nuove generazioni considerandole come una risorsa e non solo come un problema. «Occorre coinvolgere i giovani nella politica in modo che siano loro stessi protagonisti del loro futuro: è una nostra precisa responsabilità di adulti – e di chi fa politica e della comunità cristiana – contribuire a lasciare ai giovani un mondo migliore di quello che abbiamo trovato» richiamando lo slogan di Baden Powell, fondatore dello scoutismo, citato più volte negli interventi nel dibattito moderato da Chiara Genisio, direttore dell’Agenzia dei giornali diocesani del Piemonte.

«Motivazioni dell’impegno politico; contraddizioni e dicotomie dell’impegno politico; la politica come responsabilità; partecipazione al servizio del bene comune». Questi i quattro pilastri su cui poggia il magistero della Chiesa – secondo la Pastorale Sociale e del Lavoro delle due diocesi – e su cui si devono confrontare le persone impegnate in politica a tutti i livelli. Non a caso, ha sottolineato Alessandro Svaluto Ferro introducendo la tavola rotonda – in cui si sono alternate persone cresciute nel mondo delle parrocchie che a vario titolo si sono impegnate nelle istituzioni tra cui Elide Tisi, già vicesindaco di Torino –  questo convegno è stato organizzato in un luogo, il Collegio Artigianelli, dove san Leonardo Murialdo uno dei santi sociali torinesi dell’800 accoglieva i ragazzi più fragili per insegnare loro un mestiere e avviarli all’autonomia: un incontro pensato «dall’équipe che sostiene la Pastorale sociale e del Lavoro nelle Piccole Officine Politiche (un progetto che comprende una scuola di politica e di educazione civica per i giovani  e un luogo di sostegno e confronto per i cristiani impegnati nelle amministrazioni). «Crediamo infatti con Papa Francesco che se qualcuno aiuta un altro dandogli da mangiare, il politico che crea per lui un posto di lavoro esercita una forma altissima di carità che nobilita la sua azione politica».

Prossimi appuntamenti di formazione offerta ai politici dalla Pastorale Sociale e del Lavoro: sabato 13 aprile («Manutenere le motivazioni dell’impegno») e sabato 15 giugno («le contraddizioni e le fatiche dell’impegno politico»).

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