C’è un futuro per (mezza) Mirafiori

Ex fabbrica Fiat – Sarà utilizzata dal gruppo Stellantis solo la metà degli spazi, ma è in arrivo la produzione di cambi per motori ibridi e il polo dell’economia circolare. L’ad Carlo Tavares ha presentato i progetti di sviluppo nell’area subalpina, giudizio positivo dei sindacati e degli enti locali

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Se la fabbrica di Mirafiori tornerà davvero ad essere un polo centrale nel nuovo gruppo automobilistico Stellantis, lo capiremo nei prossimi anni, ma al momento i progetti annunciati dall’amministratore delegato Carlos Tavares mettono d’accordo tutti, sindacati compresi. Martedì 20 settembre Tavares ha descritto per Mirafiori due obiettivi. Il primo: l’attivazione di un polo dedicato alle tecnologie legate all’economia circolare, dal riciclo delle batterie al recupero delle materie prime. Il secondo: l’attivazione di un nuovo reparto per la produzione dei cambi destinati ai motori ibridi del Gruppo. Le due novità vedranno la luce tra il 2023 e il 2025.

Il futuro dell’ex fabbrica Fiat (poi Fca e oggi Stellantis) è ancora importante per Torino. Nei giorni scorsi Unioncamere Piemonte ha confermato l’automotive tra i settori trainanti dell’economia subalpina insieme a spazio, nautica e cibo. Al netto dello scenario globale e, fatte sedimentare le dichiarazioni di Tavares in visita nel capoluogo piemontese poco prima delle elezioni, si respira un tiepido ottimismo anche tra le parti sociali, Fiom compresa, in attesa del nuovo governo e delle politiche economiche ed energetiche nazionali.

Il tema energetico. Pochi giorni prima della tappa torinese dell’amministratore delegato di Stellantis, il suo tour americano ha portato notizie interessanti, una delle quali potrebbe, forse, avere ricadute anche sull’Italia e su Mirafiori. L’obiettivo di contrastare i costi energetici dovrebbe essere attuato da Stellantis con «significativi investimenti per produrre la nostra energia nei nostri siti industriali», queste le parole di Tavares intercettate dall’agenzia Bloomberg il 14 settembre. Il modello, tutto da scoprire ancora, prevederebbe anche un «piano di riduzione dell’energia» e s’ispira a quello delle aziende giapponesi post tsunami, una emergenza che nel 2011 aveva lasciato senza corrente elettrica milioni di persone.

Negli Stati Uniti Tavares del gruppo ha incontrato anche il presidente Biden che, secondo Reuters, a ottobre potrebbe varare ulteriori misure per limitare l’export verso la Cina di semiconduttori indispensabili per la realizzazione di chip. E nelle stesse ore, infine, la notizia dell’accordo da quasi 1 miliardo di euro con Gm per il riacquisto di azioni: in sintesi Stellantis ricompra il 2,2% del capitale da Gm.

Il patto per Torino. Tornando a Torino, la lettera di intenti sottoscritta da Regione e Comune con il gruppo automobilistico è un impegno di Stellantis per la città e al contempo di Città e Regione verso l’azienda. A questo proposito la Giunta regionale piemontese si è impegnata a realizzare tre obiettivi: favorire la formazione e riqualificazione degli addetti alle nuove mansioni attraverso i bandi europei; rendere il Piemonte centrale a livello logistico attraverso Tav e Terzo Valico; e infine (il punto forse più rilevante e immediato, alla luce della situazione attuale) garantire uno sconto energetico per il gruppo industriale.

La Città di Torino non sta a guardare: si pensa a una variante urbanistica per «compattare» la fabbrica, come desiderato dall’azienda automobilistica. Gli oltre 3 milioni di metri quadrati di stabilimento sono già oggetto di studio da parte di architetti francesi e colleghi italiani. Secondo le stime, la metà dello spazio è in eccesso. Punti toccati già in primavera, insieme alla prosecuzione della partnership con il Politecnico di Torino, già presente di fatto con la Cittadella della Mobilità fra corso Orbassano e corso Settembrini.

Stellantis ci metterà del suo con la produzione di un cambio ibrido, frutto dell’accordo siglato insieme a Punch Powertrain, e con la creazione di un polo di «economia circolare» fondato sulla rigenerazione di componenti, ricondizionamento e smantellamento dei veicoli: le famose 4 «r» (riparazione, riutilizzo, rigenerazione, riciclo).

Una delle parole chiave di queste novità nel tempio Fiat è «convergenza». Oltre agli Enti locali, alle aziende dell’indotto e ai rappresentanti dei lavoratori, si spero in un coinvolgimento del Governo nazionale, unico attore che fino a questa legislatura non si è esposto ancora in maniera concreta.

Fiom soddisfatta. La sensazione è quella di una «campagna elettorale» convincente da parte di Tavares, capace di riscuotere consensi e approvazione anche «nelle periferie». Tra i commenti più interessanti tra gli attori coinvolti, spicca quello del sindacato Fiom-Cigl. Un segno dei tempi e della convergenza di cui si diceva poc’anzi. Riutilizzo e riciclo da un lato e posti di lavoro dall’altro possono mettere d’accordo tutti, a condizione che si faccia ancora qualche sforzo. «Abbiamo dato un giudizio moderatamente positivo – spiega Edi Lazzi, segretario generale della Fiom-Cgil di Torino – La fabbrica di Mirafiori in questi anni è stata svuotata e l’idea di una nuova produzione è un passo in avanti, anzi, un progetto che ricalca un percorso che avevamo prospettato, ad esempio quando abbiamo proposto la creazione di un polo delle batterie a Mirafiori. L’attuale progetto funziona anche nell’ottica di salvaguardia del pianeta ma sicuramente vanno definiti i dettagli e si può ancora migliorare».

Il tema dei posti di lavoro era uno dei punti più attesi. «Non ci saranno nuove assunzioni – precisa Lazzi – perché i 550 nuovi addetti previsti nel polo del riciclo saranno personale già presente all’interno di Mirafiori, tra di loro per esempio lavoratori facenti parte delle categorie con ridotte capacità lavorative che in quel contesto potranno dare il loro contributo. Tutto bene in prospettiva – conclude – ma per rilanciare Mirafiori, oltre al riciclo servono nuove produzioni di auto, oltre a smontare costruire, e fare le assunzioni oltre al ‘riutilizzo’ di manodopera interna, basti pensare all’età media di 55 anni alle Carrozzerie, cuore dello stabilimento, fra dieci anni il rischio è che la fabbrica si chiuda da sola».

Via libera anche da Fim. Anche il sindacato Fim-Cisl è soddisfatto, ma chiede la convocazione di un tavolo ministeriale su Stellantis. Per Fim i progetti di Stellantis sono «iniziative che consentiranno di rispondere positivamente al mantenimento dell’attuale occupazione dell’area torinese – si legge in una nota -. Nello specifico, il lancio del progetto sul nuovo cambio EDC di nuova generazione per equipaggiare i veicoli ibridi, su autovetture di più segmenti, in Joint venture tra Punch Powertrain e PSA,  joint venture nata nel 2018. Lo stesso cambio si produrrà a Metz (Francia), per integrare i volumi produttivi si è scelto Mirafiori area ex-Fucine, la produzione partirà a inizio 2024». Si prevedono 600 mila unità annue prodotte a cui saranno occupate maestranze già presenti a Mirafiori ma, secondo Fim, «non escludendo nel futuro nuove assunzioni», mentre a Mirafiori power-train continuerà la produzione del ‘cambio 514’ installato sulla Fiat Panda che verrà prodotto fino al 2026. L’altro intervento nel sito Mirafiori verrà posizionato nell’attuale area stampaggio.

Nel campo «circular economy», verranno fatti interventi di rigenerazione di componenti, ricondizionamento e smaltimento di veicoli. Dal 2030 non si produrranno più motori  endotermici e cambi di vecchia generazione.

Per quanto riguarda gli investimenti si precisa che questi nuovi interventi sono aggiuntivi ai 5 miliardi previsti nell’area torinese. «Come Fim Cisl – spiega il sindacato – abbiamo ribadito alla direzione di Stellantis la necessità di convocare quanto prima il tavolo Stellantis a livello ministeriale, in quanto per noi è importante verificare il lancio di nuove produzioni e la messa in sicurezza degli altri stabilimenti oggi più esposti sulle motorizzazioni tradizionali e i percorsi legati alla formazione professionale. È prioritario costruire le condizioni per il futuro sia in termini industriali che occupazionali».

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