Cent’anni fa Giuseppe Gamba Arcivescovo di Torino

20 dicembre 1923 – L’astigiano Giuseppe Gamba succede sulla cattedra di San Massimo al cardinale Agostino Richelmy, morto il 10 agosto 1923. Conosce e ammira Pier Giorgio Frassati: quando il giovane è colpito da poliomielite fulminante l’Arcivescovo accorre. Alla morte, il 4 luglio 1925, Gamba commenta: «Potevo morire io al suo posto, faceva tanto bene»

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Cardinale Giuseppe Gamba

Domenica 4 maggio 1924, festa della Sindone, il nuovo arcivescovo Giuseppe Gamba fa il «trionfale ingresso» a Torino – dicono i giornali – con il corteo dalla Gran Madre, via Po, piazza Castello, Cattedrale. Nelle foto si vedono Pier Giorgio Frassati, figlio del direttore-proprietario de «La Stampa», con il cappello «fucino» e i guanti bianchi, reggere il baldacchino; l’ausiliare Giovanni Battista Pinardi, vescovo-parroco di San Secondo e il rettore della Consolata can. Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata. Gamba conferma vescovo ausiliare Pinardi; sceglie come vicario generale Costanza Castrale e come segretario don Giuseppe Angrisani, poi parroco della Crocetta e vescovo di Casale Monferrato. Conosce e ammira Pier Giorgio: quando il giovane è colpito da poliomielite fulminante l’arcivescovo accorre ma i genitori non lo lasciano avvicinare al letto. Alla morte, il 4 luglio 1925, Gamba commenta: «Potevo morire io al suo posto, faceva tanto bene».

Il predecessore sulla cattedra di San Massimo Agostino Richelmy muore 100 anni fa il 10 agosto 1923. Il 20 dicembre succede l’astigiano Giuseppe Gamba, primo Arcivescovo di origine contadina. Come dice il segretario Angrisani, prima della nomina commenta: «Quel sant’uomo ci ha lasciati; e ora chissà chi verrà a succedergli! Uno che ha molti peccati da scontare!». Giuseppe Gamba nasce il 25 aprile 1857 da una famiglia di mezzadri a San Giulio di San Damiano d’Asti, terra di buoni vini e di eccellenti vocazioni: Giuseppe Cafasso, Giovanni Bosco, Giuseppe Allamano, i missionari Guglielmo Massaia e Francesco Cagliero. Orfano di padre, a 13 anni determinante è l’incontro con Giovanni Bosco a Valdocco dove nel 1870-71 inizia gli studi ma dopo un anno entra nel Seminario di Asti, nonostante le contrarie insistenze del prete che lo vorrebbe tra i suoi. In Seminario segue le lezioni di mons. Giovanni Battista Bertagna, celebre moralista in conflitto con l’arcivescovo Lorenzo Gastaldi. Ordinato sacerdote ad Asti il 18 ottobre 1880 dal vescovo torinese Carlo Savio, Gamba è parroco della Cattedrale dal 1884, si distingue per afflato pastorale: insegna catechismo ai fanciulli e agli adulti. Laureato in Teologia all’Apollinare di Roma, nel 1898 il nuovo vescovo, il bergamasco Giacinto Arcangeli, lo sceglie come vicario generale.
A 45 anni nel 1902 Gamba è vescovo di Biella. Anni difficili per l’indifferenza
religiosa che dilaga. Riesce a sottrarre il santuario della «Madonna nera» di Oropa
alle autorità civili e promuove la costruzione del nuovo grandioso santuario. Il suo
stile, cordiale e paterno, scioglie le situazioni ostili. Nel 1906 è promosso a Novara,
una delle diocesi più vaste e disperse con 380 parrocchie. Vince la battaglia per
conservare il crocifisso nelle scuole, che i socialisti vogliono estromettere. Promuove
i ritiri operai. Neutralista sulla Grande Guerra, è accusato di antipatriottismo e la
Questura manda gli «spioni» a controllare le prediche. Invita i parroci a sostenere i
giovani nelle trincee e le famiglie in povertà. Dopo la guerra non nasconde le sue
simpatie per il Partito popolare italiano (Ppi) e per la Confederazione italiana del
lavoro (Cil). Giunge pre¬ceduto dalla fama di notevole aper¬tura sociale: a Biella e a
Novara aveva trovato un proletariato operaio-contadino, numeroso e organizzato. Di
formazione intransigente, dimostra attenzione ai pro¬blemi sociali, cui non è estranea
la preoccupazione di mantenere i con¬tatti con le masse popolari e di contrastare la
penetrazione del sociali¬smo. La sua opposizione alle violenze fasciste è netta e
decisa: orribile è la strage di Torino del dicembre 1922. Come vescovo tende a modellarsi sull’amico Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano.

Inaspettatamente, un secolo fa, il 20 dicembre 1923, a 67 anni, è promosso
arcivescovo metropolita di Torino. «Legato» papale convoca e presiede il primo
Concilio plenario pedemontano (11-13 ottobre 1927) che applica le norme del Codice
di diritto canonico del 1917 sulla predicazione, l’insegnamento della dottrina
cristiana, le missioni al popolo, la disciplina del clero e dei laici. Sono legati al suo
nome i restauri del Duomo, ripristinato nella semplicità maestosa delle forme
quattrocentesche. Di formazione intransigente, è conciliante e fermo, disponibile e
paterno, simpatizza con i Popolari e con l’«Appello ai liberi e forti» di don Luigi
Sturzo. Molto sensibile ai problemi sociali, sostiene la creazione dell’Ufficio
Lavoro nell’Azione Cattolica; nel luglio 1924 fonda la «Rivista Diocesana
Torinese». Lo storico Candido Bona lo inquadra: «Dispensatore instancabile,
semplice e persuasivo, della Parola di Dio, seppe conquistarsi il cuore di tutti con la
bontà e il sorriso. Duro e inflessibile con gli errori, fu pieno di carità verso gli
“erranti” che avvicina con personali contatti. Cinque le lettere pastorali di contenuto,
taglio e titolo popolare: «La fede»; «Le prove della fede»; «L’incredulità»; «La
Chiesa»; «Il Papa».

Poiché il quotidiano cattolico «Il Momento» è passato a posizioni clerico-fasciste, il 31 dicembre 1924 l’episcopato subalpino fonda «Il Corriere», uno dei migliori quotidiani cattolici del primo dopoguerra, diretto dal teologo Bernardino Caselli, inviso alla destra: vi scrivono abitualmente ex esponenti della prima Democrazia cristiana Alessandro Cantono e Giuseppe Piovano ed esponenti del Partito popolare come Saverio Fino, Giovanni Battista Bertone e Luigi Sturzo invia articoli dall’esilio londinese. L’orientamento critico verso il fascismo di Gamba è confermato dall’indirizzo politico-ideolo¬gico de «Il Corriere», soppresso dal regime con tutta la stampa libera nel 1926. Ricorda lo storico Bertolo Gariglio: «In Gamba è viva l’avversione al liberalismo e del socialismo prima, al fascismo e del comunismo poi, e l’aspirazione e la restaurazione cristiana della Società per opera del movimento cat-tolico. Concorre a far sì che la resistenza del Partito popolare e dei sindacati “bianchi” duri più a lungo a Torino che altrove». Nell’aprile 1923 si tiene a Torino il IV Congresso nazionale per «disincagliare» il Ppi dalla collaborazione con il governo. La scelta della città non è casuale e fa gioco di Sturzo: a Torino sono forti le componenti di sinistra. Nel maggio 1923 crollano la Cassa rurale di Bagnolo, il Credito piemontese e numerose banche e casse rurali. In giugno il prefetto fascista scioglie il Consiglio comunale di Torino.
«Il corriere» inizia le pubblicazioni il 31 dicembre 1924 e chiede subito le dimissioni di Mussolini «movente centrale di tut¬ta l’azione illegalistica e delittuosa del fascismo nei due anni dell’era nuova». Il giornale contesta le principali riforme del governo fascista come la legge sulle associazioni segrete: è d’accordo di «combattere la Massoneria» ma non all’estensione illimitata del controllo dello Stato in quanto «dà al potere esecutivo la facoltà di richiedere gli elenchi dei soci di qualsiasi asso¬ciazione e di sopprimere l’associazione». Questa è una violazione della «libertà di associazione che, al pari di altre libertà, è un diritto statutario». Il giornale si mantiene su posizioni democratiche sino al novembre del 1926, quando è soppresso con tutta la stampa antifascista.

Indebolito, il Partito popolare partecipa con vigore alla campagna elettorale del 1924 e, nonostante la violenza fascista, dimostra una certa tenuta ed è il primo dei partiti non appartenenti al listone fascista. Dopo la marcia su Roma la violenza fascista si scatena di Torino, colpendo i partiti di sinistra. le organizzazioni operaie, le forze moderate e cattoliche. Orrenda la strage fascista del dicembre 1922. Un ruolo decisivo svolge l’Azione Cattolica alla quale Gamba dedica notevoli cure, ne rafforza la struttura piramidale, con il direttore mons. Giovanni Battista Pi¬nardi e la Giunta diocesana affidata allo scienziato prof. Gustavo Colonnetti, popolare antifascista. L’AC sostiene il Partito popolare e l’Unione del lavoro. La Conciliazione Stato-Chiesa edell’11 febbraio 1929 è evento atteso e gradito. Gamba si preoccupa di coagulare attorno alle sue scelte l’episcopato piemontese. Lo storico Tuninetti mette in rilievo «un neo: a causa di discutibili preoccupazioni pastorali, l’arcivescovo allenta la serietà degli studi nella Facoltà teologica, destinandola alla sospensione decretata nel 1931 dalla costituzione apostolica “Deus scientiarum Dominus” di Pio XI». Muore improvvisamente il 26 dicembre 1929 alla vigilia dell’importante ristrutturazione delle parrocchie del centro cittadino.

Pier Giuseppe Accornero

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