Cento anni fa Benedetto XV soccorre gli affamati del Volga

Estate 1921 – Dopo le tremende devastazioni della Grande Guerra e della Rivoluzione bolscevica, una terribile carestia colpisce la Russia. Benedetto XV 15 agosto 1921 scrive al cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri: “la vastità della rovina è tale che tutti i popoli debbono unirsi per provvedere e nessuno sforzo, per quanto grande, riuscirà di troppo dinanzi all’immensità del disastro. Occorre far presente ai governi la necessità di una pronta ed efficace azione comune”

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«Le notizie che pervengono sulle condizioni del popolo russo sono particolarmente gravi. A quanto si può giudicare dalla laconica sobrietà di queste prime informazioni, ci troviamo di fronte a una delle più spaventose catastrofi della storia. Masse sterminate di creature umane, colpite dalla fame, falciate dal tifo e dal colera, ondeggiano disperatamente sopra una terra inaridita e si riversano sui centri più popolosi, dove sperano di trovare il pane e donde vengono ricacciate con la forza delle armi. Dal bacino del Volga, molti milioni di uomini invocano, dinanzi alla morte più terribile, il soccorso dell’umanità».

Sul palcoscenico della grande storia emerge questo episodio, sconosciuto ai più, di un secolo fa: protagonista Benedetto XV, il Papa immeritatamente «sconosciuto». Nell’estate del 1921, dopo le tremende devastazioni della Grande Guerra e della Rivoluzione bolscevica, una terribile carestia colpisce la Russia. In Vaticano vive il suo ultimo anno di pontificato – morirà nel 1922 – Benedetto XV che il 15 agosto 1921 scrive al cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri: «Questo grido di dolore ci ha ferito profondamente. Si tratta di un popolo già sommamente provato dal flagello della guerra; di un popolo, su cui brilla il carattere di Cristo e che ha sempre fortemente voluto appartenere alla grande famiglia cristiana. Per quanto separato da noi da barriere che lunghi secoli hanno innalzato, esso è tanto più vicino al nostro cuore di padre, quanto è più grande la sua sventura». Per questo «sentiamo il dovere di fare tutto il possibile nella nostra povertà per soccorrere i figli lontani. Ma la vastità della rovina è tale che tutti i popoli debbono unirsi per provvedere e nessuno sforzo, per quanto grande, riuscirà di troppo dinanzi all’immensità del disastro. Occorre far presente ai governi la necessità di una pronta ed efficace azione comune».

Benedetto XV si rivolge anzitutto «ai popoli cristiani che conoscono l’infinita carità del Divin Redentore, che ha dato il sangue per renderci tutti fratelli; e poi a tutti gli altri popoli civili perché ogni uomo, degno di questo nome, deve sentire il dovere di accorrere dove muore un altro uomo». La Santa Sede raccoglie, secondo alcuni storici, 5 milioni di lire e invita la Società delle Nazioni a occuparsi degli «affamati del Volga». Chiaramente, quello che importa non è la quantità dei soldi – dopo la terribile guerra la gente è povera – ma il gesto in sé tenendo conto della forte avversione dell’Impero russo prima e dei comunisti dopo per la Chiesa cattolica e del fatto che la Santa Sede va in soccorso degli ortodossi russi.

Negli «anni calamitosi» della Prima guerra mondiale (1914-18) il Papa leva più volte la voce contro la guerra – che definisce «inutile strage», «memore dell’alta e dolce missione che Iddio ci ha affidato. Se la nostra parola torna a implorare la carità, è perché i nuovi dolori uguagliano e forse superano le passate sciagure. Tutti i figli della Chiesa, mentre depongono il loro obolo a favore dei fratelli che muoiono di fame, innalzino a Dio con fiducia le loro preghiere, perché si degni di soccorrerci con la sua infinita Provvidenza e di affrettare la fine di così tremendo flagello».

La Polonia è travolta dagli eserciti bolscevichi; l’Austria si dibatte tra gli orrori della miseria e della disperazione; la violenza fascista scuote l’Italia. La Russia è precipitata in un dio e una violenza senza precedenti. Mentre il popolo vive la spaventosa catastrofe, Nikolaj Bucharin, su incarico di Lenin, scrive il libretto «Quello che nasconde il mantello insanguinato e ipocrita del pontefice di Roma» che ingiuria il Papa «vampiro disseccato, mummia seduta in trono, putridume della nostra epoca che infetta ancora il mondo con il suo alito avvelenato e nauseabondo».

Di fronte a 20 milioni di affamati Tichon, patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, chiede aiuto ai patriarchi orientali, al Papa di Roma, a Randall Thomas Davidson Arcivescovo anglicano di Canterbury, al cardinale Patrick Joseph Hayes arcivescovo di New York. E scrive due volte alle autorità moscovite per chiedere di organizzare un Comitato ecclesiastico che organizzi gli aiuto: ma i comunisti non rispondono neppure e anzi vietano l’attività del Comitato e sequestrano il denaro raccolto.

Tra le cause della disastrosa carestia c’è il fatto che, come tutti gli eserciti, i bolscevichi fanno «terra bruciata»: razziano cibo, prodotti e sementi senza dare niente ai contadini e riducono i campi a un deserto. L’agricoltura è molto arretrata, ferma al Medioevo, fatta quasi tutta a mano senza macchinari, quindi la produttività è molto bassa e i contadini vivono alla giornata. La siccità colpisce ogni cinque-sette anni e, dopo la guerra e la rivoluzione, porta la «grande carestia» che sconvolge soprattutto l’Ucraina, «granaio» dell’Urss: nel 1921 il raccolto è circa la metà del 1913, ultimo anno di pace. Le politiche bolsceviche poi accrescono il disastro. Migliaia di contadini fuggono dalle campagne alle città, dove la situazione è ugualmente disastrosa. Wikipedia riferisce che gli operatori umanitari stranieri trovano le strade di Mosca e di Kiev disseminate di cadaveri. I sopravvissuti si cibano di semi, ghiande, erba, erbacce, corteccia di alberi, animali morti con terribili episodi di cannibalismo. Racconta un operatore umanitario: «Le famiglie uccidono e divorano padri, nonni e figli». La carenza di cibo, le malattie e le epidemie di tifo, febbre tifoide, vaiolo, influenza, dissenteria, colera e peste bubbonica provocano una strage.

L’American Relief Administration (Ara), missione di soccorso americana in Europa e nella Russia post-rivoluzionaria dopo la Prima guerra mondiale, contribuisce ad alleviare la crisi, ma non la risolve: impiega 300 americani e più di 120 mila russi; importa oltre un milione di tonnellate di grano e sfama oltre 10 milioni di persone al giorno ma i soccorsi dei capitalisti americani non sono mai riconosciuti formalmente dai comunisti. Secondo gli storici la carestia uccide 5-8 milioni di persone. In questo quadro si inserisce lo squisito gesto di carità di Benedetto XV.

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