Cento anni fa la traslazione del Milite Ignoto a Roma

28 ottobre 1921 – Parte dalla basilica di Aquileia la traslazione del Milite Ignoto verso l’altare della Patria a Roma dove giunge il 4 novembre, terzo anniversario della vittoria. La pratica di avere una tomba del Milite Ignoto si diffonde dopo la Prima guerra mondiale, perché il numero di morti non identificati è enorme

1927

Dopo la Grande Guerra nelle piazze, nelle chiese, nei municipi d’Italia e d’Europa sorgono monumenti, cippi e lapidi con i nomi dei caduti.

Il 17 luglio 1920 a Roma la «Garibaldi, società dei reduci delle patrie battaglie» e l’Unione nazionale ufficiali e soldati approvano la proposta del colonnello Giulio Douhet: «Che la salma di un soldato italiano, che non si sia riusciti a identificare, rimasto ucciso in combattimento, sul campo, venga solennemente trasportata a Roma e collocata al Pantheon, simbolo della grandezza di tutti i soldati d’Italia, segno della riconoscenza dell’Italia verso tutti i suoi figli, altare del sacro culto della Patria».

Durante la guerra Douhet aveva avuto forti contrasti con il generalissimo Luigi Cadorna e gli alti comandi militari; nel 1916 invia ad alcuni ministri note sulla balorda situazione strategica e per questo è condannato a un anno di fortezza. Intende la realizzazione della tomba del soldato ignoto come simbolo della vittoria ottenuta malgrado l’incapacità, l’alterigia, la prosopopea dei dirigenti politici e soprattutto militari.

Douhet propone di onorare i caduti con un monumento al Milite Ignoto a Roma; difende i soldati e polemizza con Cadorna che aveva addossato alla viltà dei soldati la colpa di Caporetto. Douhet dichiara a «Il dovere» (24 agosto 1920): «Tutto sopportò e vinse il soldato. Dall’ingiuria gratuita dei politicanti e dei giornalastri alla calunnia feroce a scarico di una terribile responsabilità. Tutto sopportò e tutto vinse, da solo. Al soldato bisogna conferire il sommo onore. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba. Nel giorno in cui la salma giungerà al luogo di eterno riposo, tutta l’Italia deve vibrare all’unisono in una concorde armonia d’affetti. Tutti i cittadini debbono far ala al figlio e fratello di tutti, spentosi nella difesa della madre comune».

Douhet parla di «calunnia feroce diramata per il mondo a scarico di una terribile responsabilità». Intende il bollettino di guerra del 28 ottobre 1917 con cui Cadorna attribuisce la disfatta di Caporetto alla «mancata resistenza di reparti della 2ª Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico». Accuse a Cadorna che il colonnello ribadisce alla commissione d’inchiesta su Caporetto.

Il disegno di legge sul Milite Ignoto è approvato il 4 agosto 1921 dalla Camera all’unanimità e senza dibattito. L’unica modifica è il luogo di sepoltura: invece che al Pantheon, riservato ai re d’Italia, sarà inumato all’Altare della Patria al Vittoriano. Nei cimiteri di guerra sono individuate 11 salme. Don Silvio Solero, cappellano militare torinese, è testimone commosso della celebrazione presieduta dal «vescovo al campo», il torinese di Pianezza Angelo Lorenzo Bartolomasi: «La cerimonia si svolse nella basilica di Aquileia il 28 ottobre 1921. Ci andai con il vescovo Bartolomasi. Erano schierate, avvolte nel tricolore, le salme di undici ignoti. C’erano il duca d’Aosta; i condottieri della guerra; l’aristocrazia dei combattenti che avevano versato il sangue e sui cui petti brillava l’oro del valor militare; la moltitudine umile e anonima dei fanti, dei cannonieri, dei marinai e degli aviatori. C’erano tanti cappellani. E bandiere, bandiere, bandiere. Sventolava il tricolore, che avevamo dovuto ripiegare e occultare per non farlo lacerare e sputacchiare dai senza Dio e dai senza Patria. Il vescovo celebra Messa davanti alle undici bare e alla muta e immensa folla di vivi. Nel silenzio solenne ci sembra di sentire il battito dei nostri cuori. Solo un colpo di cannone scande il religioso silenzio».

La signora Maria Bergamas di Trieste, madre e vedova di guerra – racconta Solero – «dallo stuolo delle dolenti sola si avanza quasi barcollante: impersona il dolore di tutte le donne d’Italia. Accasciata da un peso insopportabile, la madre cade in ginocchio, si fa il segno di Croce, si solleva e tocca con la mano la seconda salma da destra. Quella madre italiana ha trovato il gesto sublime della fede e della vita. Un colpo di campana scocca lento e grave dalla torre millenaria, ripetuto da tutti i bronzi d’Italia. Otto braccia robuste di medaglie d’oro sollevano la salma del Milite Ignoto. Un carro l’aspetta sul piazzale, un treno l’aspetta in stazione: passerà nelle regioni e vie d’Italia affollate di pellegrini che getteranno fiori, intoneranno cantici, inchineranno bandiere, faranno il segno della Croce, le moltitudini si leveranno».

Lo scrittore Augusto Tognasso precisa che il figlio Antonio aveva disertato l’Esercito austriaco per combattere e morire in quello italiano: «La madre, chiamando per nome il suo figliolo, cade prostrata e ansimante in ginocchio abbracciando con passione quel feretro».

Il treno con il feretro parte da Aquileia il 28 ottobre e, dopo un pellegrinaggio, giunge a Roma il 4 novembre 1921, terzo anniversario della vittoria. Le altre dieci salme di ignoti sono sepolte nel «cimitero degli Eroi» dietro l’abside della basilica di Aquilea. È la clamorosa manifestazione di cordoglio popolare.

La pratica di avere una tomba del Milite Ignoto si diffonde dopo la Prima guerra mondiale, perché il numero di morti non identificati è enorme; fino ad allora i monumenti erano dedicati ai condottieri e per i caduti c’erano i cimiteri di guerra. Le prime tombe al Milite Ignoto sono in Francia, sotto l’arco di trionfo a Parigi e in Inghilterra nell’abbazia di Westminster.

La storia del «Vittoriano», complesso monumentale nazionale in piazza Venezia a Roma a fianco del colle del Campidoglio, inizia nel 1878, anno della morte di Vittorio Emanuele II quando si decide di erigere nella capitale un monumento al Savoia primo re d’Italia che aveva portato a compimento l’unificazione nazionale. Il complesso è inaugurato da re Vittorio Emanuele III di Savoia il 4 giugno 1911 come un evento collegato all’Esposizione nazionale nel 50º dell’unità d’Italia. Nel 1921 una parte del monumento, l’Altare della Patria, originariamente ara della dea Roma, è scelta per accogliere le spoglie del Milite Ignoto, la cui salma è tumulata il 4 novembre con una cerimonia alla quale partecipa un’immensa folla.

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