Cento anni fa lo Stato italiano diventa fascista

Aprile 1924 – Un secolo fa vari eventi nell’arco di pochi anni fanno pendere la bilancia a favore di Benito Mussolini, del fascismo e della dittatura.

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Un secolo fa vari eventi nell’arco di pochi anni fanno pendere la bilancia a favore di Benito Mussolini, del fascismo e della dittatura.

Anzitutto le elezioni politiche del 6 aprile 1924 assegnano al listone fascista 4.305.936 voti e 356 seggi. Tutte le altre liste raccolgono un dignitoso 35,1 per cento. Il Ppi attira, tra i non fascisti, i più numerosi consensi (9 per cento). Il regime organizza spedizioni punitive e devasta cooperative e circoli cattolici; sopprime le libertà; mette fuori legge i partiti e ne arresta i capi come i comunisti Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci; chiude i giornali; vara «leggi fascistissime»; cancella le elezioni e introduce il plebiscito; minaccia don Sturzo «torbido e imbelle prete siciliano». Liquida gli oppositori. Il 23 agosto 1923 don Giovanni Minzoni, parroco di Argenta (Ferrara, diocesi di Ravenna), è colpito alle spalle e ucciso a bastonate: gli squadristi di Italo Balbo non gli perdonano il fiero antifascismo. Il cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri reagisce: «Lo hanno ucciso come un cane randagio».

Con la «Carta della scuola» di Giovanni Gentile il fascismo impone la scuola dello Stato etico e l’educazione nazionale. Per Gentile, teorico del fascismo e ministro dell’Educazione nazionale «lo Stato è sostanza etica che si fa persona nel governo. La libertà è avere una sola coscienza e una sola espressione. L’educazione è esclusivo compito dello Stato. La scuola deve ispirarsi al fascismo». Inventa la «Dottrina del fascismo» e nelle università istituisce le cattedre di «Mistica fascista» e di «Economia delle corporazioni». Predica la totale immolazione per il duce fino al sacrificio della vita; il matrimonio e i figli sono un omaggio a Mussolini, presidente del Consiglio e primo ministro, ministro degli Esteri, dell’Interno, della Marina, della Guerra, di Grazia e giustizia, dei Culti, Guardasigilli. La riforma prevede la formazione classica e umanistica come unico mezzo di istruzione per formare i futuri dirigenti. «La più fascista delle riforme» come la definisce Mussolini, rimane in vigore anche con la Repubblica, fino a quando il Parlamento, il 31 dicembre 1962, abolisce l’avviamento professionale, crea la media unificata; introduce l’obbligo scolastico fino a 14 anni. Le scuole sono separate, maschili e femminili: a queste ultime è aggiunto l’insegnamento del lavoro donnesco e l’economia domestica. Solo i diplomati del liceo classico possono frequentare tutte le facoltà universitarie. Figura di spicco del fascismo, Gentile è ucciso a Firenze nel 1944 dai partigiani.

Il codice penale, «Codice Rocco» da Alfredo Rocco, principale estensore, promulgato il 4 dicembre 1925 consente al governo fascista di emendare il codice vigente. La nuova legislazione, promulgata il 1° luglio 1931 da Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini e dal ministro Alfredo Rocco, manda in pensione il «Codice Zanardelli»; attua un sostanziale spostamento dal reato a colui che lo commette creando il «delinquente», e la pena è commisurata alla sua pericolosità per difendere lo Stato e proteggere la società. Il Codice penale diventa in un’arma nelle mani dello Stato da usare contro i nemici. Il cattolico Igino Giordani, ferito gravemente nella Grande Guerra, nella sua accorata «Rivolta cattolica» contrappone il Cattolicesimo democratico al fascismo e invita i fedeli a non chiudersi nelle sacrestie ma a scendere in campo per il bene del Paese.

Non meno determinante per le fortune fasciste è la sparizione del Partito Popolare, fondato dal prete siciliano Luigi Sturzo che chiama a raccolta «tutti liberi e forti». Ma quando nasce, il 18 gennaio 1919, è «vox populi» che esso sia creatura e stru­mento della Chiesa. Una pesante e sciagurata intromissione delle gerarchie vaticane avviene nel 1924 dopo il delitto Matteotti. Filippo Turati, segretario del Partito Socialista, in un’intervista propone la convergenza tra Socialisti e Popolari, promettendo il massimo rispetto per la religione. Gli risponde il 16 luglio Alcide De Gasperi, con un discorso ai quadri del partito: «Non vi è nessuna ragione per ritenere che ai Popolari italiani manchi la capacità e la volontà di conservare quella purezza del proprio pensiero e l’autono­mia dell’azione che dimostrarono la Germania, la Polonia, la Cecoslovacchia, quando accettarono di partecipare a gabinetti nei quali erano rappresentati i socialisti».

Il 9 settembre 1924 Pio XI dice agli universitari cattolici  della Fuci: «Tra noi circolano purtroppo idee rivelatrici di pericolosa im­preparazione Si dice, per esempio, che per cooperare a un male ba­sta una qualunque ragione di pubblico bene; ma ciò è falso. Si cita altresì la collaborazione dei cattolici in altri Paesi; ma altro è trovarsi di fronte a un partito già arrivato al potere e altro è a que­sto partito aprire la strada». Il veto vaticano fa fallire l’alleanza socialisti-cattolico. Il Ppi ha una vi­ta tribolata. Mussolini mira ad accattivarsi le simpatie vaticane ripristinan­do l’insegnamento religioso nelle scuole e mostrandosi interes­sato a un concordato. Il Vaticano opta per la trattativa con il despota e giudica il Ppi un inutile in­gombro. Mussolini minaccia ritorsioni se «di là del Tevere» non si interviene contro il segretario del Ppi. L’11 luglio 1923 «L’Osservatore Ro­mano» scrive che «le dimissioni di Sturzo contribuirebbero a placare gli animi». Quello stesso giorno il sacerdote siciliano si dimette «per non lasciare che l’offensiva contro la Chiesa andasse più oltre». deve dimettersi anche dalla dire­zione del Ppi. Il 10 giugno 1924 i fascisti assassi­nano il deputato socialista Giacomo Matteotti e i giornali del regime chiedono la testa del prete. Il card. Gasparri lo prega dii ab­bandonare l’Italia. Il 25 ottobre 1924, con passaporto vaticano, passando da Torino e Parigi, raggiunge Lon­dra e poi gli Usa.

Pier Giuseppe Accornero

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