Centocinquant’anni fa nasceva il Papa della Seconda Guerra Mondiale

Pio XII – Il 2 marzo è una data importante per Eugenio Pacelli: 150 anni fa, il 2 marzo 1876, nasce a Roma da una famiglia della nobiltà papalina; 87 anni fa, il 2 marzo 1939, è eletto al soglio di Pietro con il nome di Pio XII, alla vigilia della tremenda Seconda Guerra mondiale

161
Papa Pio XII

Il 2 marzo, Sant’Agnese di Boemia e Sant’Angela della Croce, è una data importante per Eugenio Maria Giuseppe Pacelli: 150 anni fa, il 2 marzo 1876, nasce a Roma da una famiglia della nobiltà papalina; 87 anni fa, il 2 marzo 1939, è eletto al soglio di Pietro con il nome Pio XII, alla vigilia della tremenda Seconda Guerra mondiale.  «Amico di Hitler, alleato dei nazisti, sostenitore dei regimi totalitari e nemico della democrazia» sono falsità architettate dalla Russia comunista, da storici prevenuti e dalla stampa accodata. Lo storico ebreo Pinchas Lapide sentenzia: «Fu lo strumento di salvezza di almeno 700 mila ebrei che dovevano morire per mano nazista».

In missione nel mondo per il Papa – Figlio di Filippo e Virginia Graziosi, viene alla luce nel Palazzo Pediconi: il padre è decano degli avvocati concistoriali; il fratello Francesco è giureconsulto vaticano e tratta con lo Stato italiano sui Patti Lateranensi nel 1929. Fornito di memoria visiva portentosa e di straordinaria concentrazione, gli manca solo la salute. Frequenta, con risultati strepitosi, il ginnasio-liceo «Visconti», bastione dell’anticlericalismo romano, e ottiene la licenza «ad honorem» nel luglio 1894. Abitando in famiglia studia all’Università Gregoriana e all’Apollinare. Laureato in Teologia e in Utroque iure, prete dal 1899, entra nella congregazione degli Affari straordinari: sottosegretario e poi segretario («ministro degli Esteri»), compie missioni ardue: nel gennaio 1915 a Vienna con Francesco Giuseppe tenta di scongiurare la guerra Italia-Austria; collabora con il cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri, specie nella redazione del Diritto canonico. Benedetto XV lo nomina nunzio apostolico a Monaco di Baviera e il 13 maggio 1917 lo consacra nella Cappella Sistina mentre nello sperduto villaggio portoghese di Fátima la Madonna appare a tre pastorelli analfabeti.

La Baviera, sotto Luigi III, è un regno stremato dalla disfatta nella Grande Guerra. Il nunzio conserva un brutto ricordo dei miliziani rossi che sparano e invadono la nunziatura. Pacelli, alto e magro nella talare nera, protesta e lo minacciano con la pistola contro il petto. Due anni dopo al quotidiano «Le matin» ricorda: «Sono uno dei pochi testimoni non tedeschi del regime bolscevico che spadroneggiò a Monaco nell’aprile 1919: ogni idea di diritto, di libertà e democrazia venne soppressa; solo la stampa sovietica poteva circolare». Questo spiegherebbe l’avversione profonda di Pacelli per il comunismo. Con l’«inutile strage», sul mondo si abbattono altre sciagure: le rivoluzioni, rossa in Russia e nere in Italia (fascismo), Germania (nazismo), Spagna (franchismo). Nel 1920 è nunzio a Berlino presso la Repubblica di Weimar. Conclude accordi con la Baviera (1925) e la Prussia (1929); nei campi di concentramento distribuisce pacchi-dono ai prigionieri.

Pio XI nel 1929-30 lo nomina cardinale e segretario di Stato: ne apprezza la finezza diplomatica, la conoscenza delle lingue e di fatto lo prepara alla successione facendolo conoscere e inviandolo, come legato pontificio, in giro per il mondo: ai Congressi Eucaristici internazionali di Buenos Aires (1934) e di Budapest (1938); a Lourdes (1935) e Lisieux (1937); il viaggio «da costa a costa» negli Stati Uniti (1936), molto seguito dalla stampa, incontra il presidente Franklin Delano Roosevelt. Realizza il Concordato con la Germania di Hitler (1933), anche se ne teme il fallimento.

Pio XI muore il 10 febbraio 1939. «La Chiesa sta vivendo tempi così agitati che il successore dovrà essere o un eroe o un santo» mormora il cardinale arcivescovo di Parigi Jean Verdier. Il 1° marzo in Conclave entrano 62 cardinali. Bastano un giorno e tre scrutini e il 2 compie 63 anni ed è eletto. Il lungo pontificato (1939-1958), è uno dei periodi più drammatici del cristianesimo. Scrive lo storico Giacomo Martina: «Abile diplomatico, esperto canonista, valente poliglotta, capace oratore, è un forte accentratore, un amante della solitudine e dello studio nella sua stanza silenziosa, allietata di tanto in tanto dalla musica classica».

Gli sta a cuore soprattutto la pace – Per la pace è il primo appello il 3 marzo 1939; per la pace è l’ultimo discorso il 5 ottobre 1958: «Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra». Tenta inutilmente di indurre i despoti alla ragione: «In queste ore trepide, mentre tante difficoltà sembrano opporsi al raggiungimento della vera pace, che è l’aspirazione più profonda di tutti, leviamo una speciale preghiera per tutti coloro cui incombe l’altissimo onore e il peso gravissimo di guidare i popoli nella via della prosperità e del progresso». Implora che nei cuori dei governanti e dei popoli operi il soffio della pace: «È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la giustizia si fa strada. Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo». Anche l’esortazione del 31 agosto a Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Polonia è inascoltata. Il 1° settembre 1939 i nazisti e il 7 i sovietici invadono la Polonia; il 3 Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania. Il 10 giugno 1940 l’Italia, alleata del Reich, scende in guerra contro Francia e Gran Bretagna. Il 7 dicembre 1941 i giapponesi attaccano a tradimento la base navale americana di Pearl Harbor. Il conflitto è ormai mondiale.

Nella prima enciclica «Summi pontificatus» (20 ottobre 1939) esprime l’angoscia per le sofferenze dei popoli nell’«ora delle tenebre». Attraverso «Radio Vaticana»  diffonde 200 radiomessaggi in varie lingue. Cerca di alleviare le miserie di profughi, rifugiati, bombardati, affamati, perseguitati, Dopo i bombardamenti alleati sui quartieri di San Lorenzo fuori le Mura e di San Giovanni in Laterano, il 19 luglio e il 13 agosto 1943, va a confortare e benedire: al rientro la talare bianca è macchiata di sangue. Lo accompagna il fedelissimo mons. Giovanni Battista Montini, suo secondo successore sul soglio di Pietro. Fedele al motto «Opus iustitiae pax. La pace è opera della giustizia», i romani lo chiamava l’«antiaerea Pacelli» e «difensor civitatis». Il 2 marzo 1944 denuncia l’infamia della guerra «che non conosce né leggi né freni»; il 2 giugno 1944 invita «guerra alla guerra, che ha raggiunto gradi e forme di atrocità che scuotono e fanno inorridire ogni senso cristiano e umano»; il 9 maggio 1945 ripete: solo la pace, la sicurezza e la giustizia garantiscono ai popoli un ordinamento secondo la coscienza umana e cristiana.

Terminata la guerra, si inginocchia «in ispirito dinanzi alle tombe, ai burroni sconvolti e rossi di sangue, ove riposano le innumerevoli spoglie di coloro che sono caduti vittime dei combattimenti o dei massacri disumani, della fame o della miseria». Intravede per l’Europa difficoltà gigantesche da superare «se si vuole spianare il cammino a una pace vera», come aveva anticipato cinque anni prima il 24 dicembre 1940: l’Europa, dopo il conflitto, non sarà più la stessa. Lamenta che alcuni Paesi ostacolano la fede cristiana «mentre concedono ampio e libero passo alla propaganda che la combatte. Sottraggono la gioventù alla benefica influenza della famiglia cristiana e la estraniano dalla Chiesa; la educano in uno spirito avverso a Cristo con Massime, concezioni e pratiche anticristiane; rendono ardua l’opera della Chiesa nella cura delle anime; disconoscono e rigettano il suo morale influsso sull’individuo e la società».

Dalla salvezza degli ebrei alla condanna del comunismo – Migliaia di testimoni salvati dal nazifascismo e montagne di documenti smentiscono categoricamente la «leggenda nera» di Pio XII e l’accusa di «silenzio» di fronte alle atrocità dei dittatori, specie contro gli ebrei: il Papa e la Chiesa salvano più di un milione tra ebrei, perseguitati politici (comunisti, socialisti, popolari, azionisti), zingari, omosessuali, uomini e donne della Resistenza in Europa e in Italia. Lo testimoniano 80 ebrei ex-deportati nei «lager» che il 29 novembre 1945 lo ringraziano «per la generosità dimostrata verso di noi perseguitati dal nazifascismo». I vari denigratori – Rolf Hochhuth, autore dell’infame «Il vicario», Guenter Lewy e Carlo Falconi – dimenticano che Pacelli è l’estensore della «Mit Brennender Sorge» (1937) di Pio XI contro il nazismo. La tesi del silenzio crolla sotto la mole dei documenti degli 11 volumi di «Actes et documents du Saint-Siège rélatif à la seconde guerre mondiale». Il suo dramma interiore è fotografato dalle sue parole il 20 febbraio 1941: «Quando il Papa vorrebbe gridare forte, è talora costretto al silenzio dilatorio, quando vorrebbe agire a soccorrere è costretto alla paziente attesa». Anche Hitler lo considerava un pericoloso nemico da rapire.

L’URSS, potenza vincitrice, diffonde il comunismo in Europa centro-orientale, Cina, Sud-Est asiatico. Pacelli il 5 giugno 1945 parla di violenza brutale nelle nazioni alle quali si impone il comunismo «che la maggioranza delle popolazioni recisamente respinge»; deplora «le uccisioni di sacerdoti, le deportazioni di civili, gli eccidi dei cittadini senza processo o per vendetta»; teme l’insorgere di nuovi conflitti. L’Europa, divisa in due dalla «Guerra fredda», si regge sul timore: «I due gruppi non convivono, ma coesistono. Non è stato di guerra, ma neppure è pace: è una fredda calma». Respinge il comunismo «come sistema sociale in virtù della dottrina cristiana e del diritto naturale». In Ungheria il primate cattolico cardinale Giuseppe Mindszenty è arrestato, prima dai nazisti e poi dai comunisti nel 1948 per tradimento e complotto, e condannato all’ergastolo. Pio XII protesta energicamente e ripetutamente e il 1° luglio 1949 fa emanare dal Sant’Uffizio il decreto di scomunica del comunismo ateo e denuncia le dolorose condizioni del mondo cattolico sotto i rossi: diritti conculcati; associazioni soppresse e disperse; vescovi e sacerdoti incarcerati, esiliati, impediti; incitamenti allo scisma. Finalmente Budapest il 31 ottobre 1956 libera Mindszenty dopo 8 anni.

Le grandi encicliche preparano il Concilio – Il «Papa dell’umanità sofferente», si dedica generosamente e completamente ai compiti apostolici. Finito il conflitto, il 18 febbraio 1946 crea 32 cardinali (anche un cinese) per sottolineare «il carattere soprannaturale della Chiesa e la sua universale unità». Nell’Anno Santo 1950 con la costituzione «Munificentissimus Deus» (1° novembre) proclama il dogma dell’Assunta in anima e corpo: è l’ultima «dichiarazione ex cathedra». Migliaia di discorsi in venti volumi; 41 encicliche e decine di altri documenti; 28 canonizzazioni; 40 beatificazioni; concordati con vari Paesi; consacrazione dell’umanità al Cuore immacolato di Maria (1942) e Anno Mariano 1954; incontri quotidiani con milioni di pellegrini; l’enciclica «Fidei donum» (1957) imprime grande slancio alla «missio ad gentes»; la recita domenicale dell’Angelus con i fedeli dal 15 agosto 1954.

Grandi encicliche segnano importanti tappe della teologia. «Mystici corporis» supera l’ecclesiologia dominante e definisce la Chiesa «il corpo mistico di Cristo»; «Divino afflante Spiritu» apre nuovi spazi per gli studi biblici; «Mediator Dei» prepara la grande riforma liturgica del Concilio: riconosce i costumi orientali, giudicati idolatri e condannati: la disputa sui «riti cinesi» aveva frenato le missioni in Estremo Oriente. Inizia il radicamento della Chiesa nelle terre di missione: affida 139 diocesi africane a 139 vescovi africani. Introduce le Messe vespertine e i «messalini», riduce il digiuno eucaristico, ripristina la veglia pasquale. Gli scavi sotto la basilica trovano i  resti della tomba di San Pietro. Nei 16 documenti del Vaticano II, Pio XII è primo per numero di citazioni: 187; seguono Giovanni XXIII con 80, Paolo VI con 60, Leone XIII con 41, Benedetto XV con 19 e Pio X con 10. Vara anche un progetto con cinque commissioni per un Concilio ecumenico, ma poi non se ne fa niente.

Portamento ieratico e controllatissimo nei gesti e nelle emozioni, riservatissimo e accentratore, prepara i testi con maniacale attenzione, impara i discorsi a memoria e li pronuncia coordinando parole e gesti. Si spegne a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958 per ischemia circolatoria e collasso polmonare. La salma è traslata in San Pietro e sepolta nelle Grotte Vaticane. Un pontificato non esente da limiti, ma complessivamente grande e positivo.

Pier Giuseppe Accornero

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome