C’era due volte il Parco Dora

Lavori già da rifare – Il giardino lungo via Nole è durato meno di dieci anni, sono iniziati gli interventi contro il degrado. Parlano l’assessore Francesco Tresso e il parroco del Santo Volto don Mauro Giorda. GALLERY 

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foto Andrea Pellegrini - La Voce e il Tempo

C’è speranza per il giardino abbandonato (e degradato, fatiscente) di via Nole, davanti alla chiesa del Santo Volto. L’assessore alla Cura della Città Franco Tresso, intervistato da «La Voce e il Tempo», annuncia per settembre 2023 la rinascita di quest’area verde – estrema appendice del Parco Dora – che anche per errori progettuali non è mai decollato dopo l’inaugurazione nel 2011, anzi in pochi anni è finita nella completa desolazione, con laghetti vuoti e invasi dalle erbacce nell’acqua stagnante, orti urbani inaccessibili, mura vandalizzate, pannelli informativi semidistrutti.

Il Parco Dora, nato sulle ceneri delle vecchie fabbriche, è apprezzato dai torinesi ed è sempre più spesso al centro di manifestazioni. Ma se si percorre fino a via Nole la lunga passarella pedonale del parco, la scena cambia tutto d’un colpo: il giardino di via Nole, realizzato nell’ex area Ingest con i finanziamenti di Torino 2011, è un monumento allo spreco e al malgoverno delle periferie.

Giardino mancato. L’area Ingest fu trasformata con fondi del Ministero dell’Infrastrutture, che nel 2011 aveva anche la direzione dei lavori nell’ambito delle opere per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il giardino ha un’estensione di quasi 5 ettari e rappresenta il lotto più piccolo del Parco Dora: si sviluppa in Borgata Ceronda, lungo via Nole nell’area delimitata da via Borgaro, immediatamente a ridosso dei complessi residenziali di via Val della Torre e della chiesa del Santo Volto.

Nei disegni originali, questo lotto di parco vorrebbe essere formato da una sequenza di prati, zone alberate e aree attrezzate per il gioco, con un cortile per la coltivazione di specie vegetali ad opera della popolazione («hortus conclusus») e un giardino acquatico con vasche e canali d’acqua in movimento. Così il progetto era nato nel 2011. Ma in pochi anni tutto è finito nell’abbandono.

Le immagini del degrado. Come documentano le immagini che pubblichiamo in questa pagina, passeggiare nel giardino di via Nole è desolante. Le vasche di raffreddamento degli ex laminatori Fiat, conservate come elemento di archeologia industriale e ridisegnate come fontane e laghetti, oggi sono vuote e scrostate, acquitrinose, invase dalla vegetazione.

Al vecchio stabilimento appartenevano i muri perimetrali di un ‘ex capannone di servizio, trasformato in «hortus conclusus», ma è anch’esso inutilizzato, i cancelli sprangati, la scena dell’interno desolante, di vegetazione abbandonata. Anche la fila di pilastri e le altre costruzioni ereditate dai vecchi laminatoi Fiat appaiono in pessime condizioni, degradate dai graffiti e dall’immondizia, sovrastate da arbusti e rampicanti.

Il piano di recupero. Lo scorso mese di settembre il Comune di Torino ha avviato i lavori di recupero, sulla base di rilievi geologici che nel 2020 evidenziarono problemi strutturali e rischi di cedimento nel terreno del giardino, che sorge sui resti delle vecchie fabbriche con i loro ambienti sotterranei. I lotti del giardino sono stati classificati a seconda del rischio riscontrato e alcuni, per precauzione, sono stati cintati e chiusi al pubblico.

La messa in sicurezza è il primo obiettivo del Comune, che con le economie residuali di alcune opere e con il ribasso di gara prevede nei prossimi mesi anche la manutenzione delle fontane del lotto Ingest: il rifacimento degli intonaci, il ripristino dei getti d’acqua e degli scarichi. Il completamento dei lavori è annunciato per il mese di settembre 2023 e intanto si ragiona sul ripristino dell’hortus conclusus, per il quale il Comune sta interessando la Circoscrizione 4 e ipotizza percorsi di partecipazione attiva della popolazione.

Obiettivo 2023. Come spiega l’assessore Tresso, il giardino di via Nole nacque nel 2011 con problemi di fabbricazione. «Fu allestito – dice Tresso – mantenendo le strutture sotterranee delle vecchie fabbriche e questo ha creato problemi di sicurezza. Per risolvere, è stata incaricata una ditta specializzata che ha utilizzato tecnologie come il georadar per capire com’è organizzato il sottosuolo: è stato definito un piano di bonifica che prevede, tra le altre cose, di inserire una geogriglia sotto il terreno. Sono interventi costosi che richiedono tempo: per settembre 2023 contiamo di terminare il consolidamento strutturale e di ripristinare le vasche con i giochi d’acqua.

Il traguardo, se saranno rispettati i tempi, è dietro l’angolo. Fra sei mesi la rinascita del giardino cercherà di chiudere le disavventure di questo angolo di periferia, ma l’assessore Tresso guarda avanti e complessivamente promuove il grande progetto del Parco Dora: «Fu un investimento importante dei primi anni Duemila – sottolinea – e oggi viene studiato in tutta Europa come esempio di recupero delle vecchie aree industriali: il Parco Dora è stato un intervento d’eccellenza e ha impreziosito la città».

Il parroco don Giorda: “L’area è abbandonata, qui c’è solo l’oratorio”

di Stefano Di Lullo 

Don Mauro Giorda, parroco del Santo Volto

«Tutta la zona del Parco Dora intorno alla parrocchia del Santo Volto, lungo via Nole, è abbandonata al degrado e all’incuria: un vero disastro». Così il parroco don Mauro Giorda definisce la situazione di fatiscenza in cui, ormai da tempo, versa l’ampia area verde che negli ultimi mesi è diventata sempre più un «deserto» favorendo, quindi, il proliferarsi di fenomeni di delinquenza come lo spaccio di droga. «Lo spaccio è sotto gli occhi di tutti», evidenzia don Giorda, «sia dalla parrocchia che dai condomini che si affacciano sul parco  si vedono spacciatori in azione, in particolare alla sera».  Il giardino un tempo era frequentato da famiglie con bambini, dai lavoratori degli uffici della zona che trascorrevano lì la pausa pranzo. Erano numerose le persone che tutti i giorni utilizzavano gli spazi per la corsa che poi proseguiva nell’altra area del Parco tra via Borgaro e via Livorno. Ora tutto ciò non c’è più. «I lavori si sono protratti troppo a lungo», prosegue il parroco, «l’area è stata trascurata, tanto che ora non è più frequentata ed è divenuta anche pericolosa: nel maggio 2020 un bambino era caduto in un pozzo coperto da un po’ d’erba mentre passeggiava: per fortuna per il bimbo nulla di grave». La parrocchia sta progettando di allargare il cortile dell’oratorio inglobando anche un’area di proprietà della diocesi attualmente non recintata e «nascosta», poco illuminata la sera e la notte.

L’oratorio del Santo Volto è, infatti, la piazza del quartiere, luogo di incontro per bambini, ragazzi, giovani e famiglie che si ritrovano in particolare il sabato pomeriggio e la domenica. I cortili sono poi aperti anche due pomeriggi in settimana, oltre alle attività dei gruppi giovanili che si incontrano la sera o il sabato. Numerose le attività portate avanti anche in sinergia con gli altri oratori dell’Unità pastorale. Nei mesi estivi l’oratorio, compreso il cortile degli Uffici della Curia diocesana, si colora con l’Estate Ragazzi che accoglie un centinaio tra bambini e ragazzi seguiti dagli animatori.

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