Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?

Commento alla letture della IV Domenica del Tempo Ordinario (28 gennaio) – Vangelo Marco 1, 21-28

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Esorcismo nella sinagoga di Cafarnao (XI secolo) affresco, abbazia di Lambach, Austria

L’episodio del Vangelo di Marco di questa domenica ci mette di fronte ad un miracolo di liberazione dallo spirito impuro peraltro dentro la comunità sinagogale. Il segno miracoloso è preceduto e seguito dall’interpretazione della missione di Gesù, interpretazione attribuita a concittadini di Gesù e più in generale attribuito a tutti i contemporanei di Gesù. Il mondo antico ci riporta altri episodi simili di liberazione degli spiriti impuri da parte di stregoni o svariati guaritori e Marco scrive proprio per riaffermare la divinità di Gesù, che Gesù sia il Figlio di Dio e per tale motivo insegna con autorità e per questo genera stupore.

Il richiamo all’autorità e allo stupore apre e chiude dunque l’episodio che vede al centro la guarigione dello spirito impuro. È necessario prima di procedere soffermarci sul termine autorità che è ben lontana dalla significato di dominio ma è l’autorità, forza che è affidata a Gesù dal Padre per compiere la sua missione, è l’autorità stessa del Padre per cui Gesù compie le opere che il Padre gli ha affidato. Gesù prende consapevolezza della sua missione a partire dall’annuncio che fa nella sinagoga di Nazareth: Lo Spirito del Signore è sopra di me: mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a proclamare la liberazione dei prigionieri a proclamare l’anno di grazie del Signore.

Singolare che questa liberazione avvenga in un luogo sacro, non in un luogo pagano o di perdizione ma proprio nella sinagoga, quasi ad indicare che la lotta con il male, con gli spiriti impuri avviene lì dove entriamo in comunione con Dio: ci ricorda il libro del Siracide (2,1-11). «Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione». E la tentazione ci farebbe respingere che la lotta si intensifica proprio nell’avvicinarsi al Signore, meglio tutto liscio, meglio tutto tranquillo, meglio un Signore che non ci disturbi. Ed infatti la voce di tutti noi che spiriti impuri non siamo, è riassunta nel grido di quello spirito che perfettamente intelligente conosce il Figlio di Dio e si rivolge a Lui facendo una professione di fede al contrario: «Sei per caso venuto a rovinarci?». Si combatte sul confine tra la salvezza e la rovina: quello che per noi è rovina per Dio è salvezza, quello che per Dio è salvezza per noi è rovina. Il miracolo della guarigione dello spirito impuro non si svolge sulle formule magiche ma sulla parola piena di autorità con due comandi severi, gli stessi comandi che Gesù pronuncia anche nella tempesta sul mare: Taci! Esci da lui oppure calmati. Gesù ordina allo spirito impuro di tacere e manifesta la forza della sua parola la potenza della sua parola contro la potenza della parola del male.

La sua parola «rovina» nella nostra vita quello che non è da Dio e dal suo amore, «rovina» i nostri egoismi e i nostri trionfalismi, «rovina» i nostri castelli di bontà surrogata e arrogante. Ci rimane pertanto, come alla folla di allora un grande stupore e timore per ciò che Dio riesce ad operare nella nostra vita cambiandola, apportando una «dolce rovina» perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà e chi vorrà salvare la propria la perderà…è utile per concludere lasciarci con un pensiero tratto dagli scritti di Padre David Maria Turoldo dal titolo “Cristo mia dolce rovina”: Cristo mia dolce rovina, gioia e tormento tu sei. Impossibile amarti impunemente, dolce rovina, Cristo, che rovini in me tutto ciò che non è amore. Impossibile amarti senza pagarne il prezzo in moneta di vita. Impossibile amarti e non cambiare vita e non gettare dalle braccia il vuoto e non accrescere gli orizzonti che respiriamo.

padre Andrea MARCHINI

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