Chiuderà a Collegno un’altra fabbrica

Entro il 2025 – Chiuderà a Collegno la Te Connectivity, di proprietà di una multinazionale svizzero-americana specializzata nella produzione di connettori per elettrodomestici. Una delle ultime di una lunga lista che non sembra destinata a chiudersi a breve

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Te Connectivity – Un’azienda che chiude per delocalizzare è un segno del tempo a cui purtroppo ci stiamo abituando da tempo ma è anche e soprattutto una sconfitta, imprenditoriale in primis, e una sciagura per i lavoratori e le lavoratrici coinvolte. Entro il 2025 chiuderà a Collegno la Te Connectivity, di proprietà di una multinazionale svizzero-americana specializzata nella produzione di connettori per elettrodomestici. Una delle ultime di una lunga lista che non sembra destinata a chiudersi a breve. Martedì 21 novembre la notizia è stata ufficializzata all’Unione industriali di Torino con conseguente sciopero e assemblea sindacale, il giorno successivo. In bilico le sorti lavorative di oltre 200 dipendenti, a Torino, e altri circa 300 a San Salvo (Chieti) e delle loro famiglie costrette a reinventarsi in vista della riorganizzazione con il probabile spostamento del lavoro rimasto in Cina e Stati Uniti. Si dice che il battito d’ali di una farfalla possa influenzare il meteo globale, figurarsi una serranda giù in uno scenario già compromesso. Sono sei i milioni di italiani in povertà assoluta e, come ci ricorda Caritas, «chi in Italia nasce povero probabilmente lo rimarrà anche da adulto». Mentre si dibatte su una «paga equa e sufficiente» da un lato, il Governo, e salario minimo aumentano i cosiddetti working poor, i lavoratori poveri. «Un lavoro non è più sufficiente per vivere una vita dignitosa» ricorda il Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia 2023 «Tutto da perdere» di Caritas italiana che stima «oltre 5,6 milioni di poveri assoluti, pari al 9,7% della popolazione, ossia un residente su dieci. Sono scivolati nella povertà assoluta altre 357mila persone. Si tratta di 2 milioni 187mila famiglie, a fronte di 2 milioni 22mila famiglie del 2021 (+165mila nuclei). Tra loro, vi è la cifra enorme di 1,2 milioni di minori in condizione di indigenza, il cui futuro sarà indubbiamente compromesso. Gli stranieri, pur rappresentando solo l’8,7% della popolazione, costituiscono il 30% dei poveri assoluti». Secondo l’Istat che conta le famiglie nel 2022 sono in condizione di povertà assoluta poco più di 2,18 milioni di famiglie (8,3% del totale da 7,7% nel 2021), un «peggioramento imputabile in larga misura alla forte accelerazione dell’inflazione». Lo scenario globale non aiuta. «Il futuro di un bambino su 10 a livello mondiale è minacciato da guerre, cambiamenti climatici e conseguenze del Covid-19. Più di 400 milioni di minori vivono in aree di conflitto. Cresce la malnutrizione: nel 2023 ogni minuto sono nati 33 bambini costretti ad affrontare la fame» ricorda Save The Children Italia.

Un dolore, quelli dei poveri, che citando don Luigi Ciotti non può e non deve restare inascoltato. In questo scenario il Piemonte si colloca come un’area complessa e con differenze importanti ma nonostante l’ingordigia di eventi, più o meno grandi, le rassicuranti analisi di Confindustria e il traino dell’export – è la quarta regione in Italia per esportazioni – qualcosa non torna. La Cna lancia un allarme sulle piccole e medie imprese che, tra dieci anni, rischierebbero di restare senza occupati complici i costi lievitati e la difficoltà a reperire manodopera qualificata. Un po’ come Mirafiori dove gli under 35 scarseggiano e a chi manca poco alla pensione vengono offerte cifre importanti a mo’ di scivolo.

Lear sciopero – Prosegue lo sciopero alla Lear di Grugliasco, specializzata in sedili per l’automotive, dove da tempo 400 lavoratori e lavoratrici temono per il loro futuro. La commessa più grande, in questo i sedili della 500 elettrica, sono passati in mano alla Martur, in Turchia. Un’altra tendenza che non aiuta l’indotto è l’internalizzazione da parte dei produttori automotive di intere parti del processo produttivo.

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