Cinquant’anni dall’«austerità»

Autunno 1973 – Il 6 ottobre 1973 scoppia in Medio Oriente la «guerra del Yon Kppur» dal nome della festività ebraica dell’espiazione: è l’inizio di una catastrofe mondiale. In Italia dal 2 dicembre 1973 è vietata la circolazione dei mezzi privati nei giorni festivi, pena multe salatissime. Il programma di austerità è discusso e approvato dal Governo – presidente del Consiglio il democristiano Mariano Rumor – il 22 novembre 1973

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Cinquant'anni anni dall'"austerità"

Il 1973 è carico di eventi. Cinquant’anni fa sul mondo si abbatte una crisi petrolifera di proporzioni gigantesche; in Italia, come in tutti i Paesi occidentali, è varato e applicato un programma di austerità; c’è l’esordio criminale delle Brigate Rosse: a Torino sequestrano Bruno Labate, segretario provinciale della Cisnal-Movimento sociale, ed Ettore Amerio, direttore del personale di Fiat-Mirafiori, rilasciato dopo 8 giorni; la Fiat ha notevolissimi problemi finanziari per mancanza di riserve e per l’accumulo dei debiti: 90 miliardi di lire ai fornitori; 11 agli enti previdenziali e assistenziali; 17 di tasse arretrate.

Il 6 ottobre 1973 scoppia in Medio Oriente la «guerra del Yon Kppur» dal nome della festività ebraica dell’espiazione. Sembra la riedizione della fulminea «guerra dei sei giorni» del 1967 quando il leggendario generale Moshe Dayan sconfigge gli eserciti siro-egiziani. Invece è l’inizio di una catastrofe mondiale: i Paesi arabi dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) sostengono Egitto e Siria con un fortissimo rialzo dei prezzi del petrolio da 2 a 12 dollari al barile, con effetti devastanti per le economie occidentali. Il rincaro è dovuto all’aumento dei costi di trasporto, causati dalla chiusura del Canale di Suez: impraticabile a causa delle guerre arabo-israeliane (1967 e 1973) le petroliere devono circumnavigare l’Africa per arrivare in Europa; rincarano anche le «royalty», compensi riconosciuti ai Paesi mediorientali produttori di greggio. Con l’«austerity, austerità» nel 1973-74 i governi emanano disposizioni per contenere il consumo di petrolio.

In Italia dal 2 dicembre 1973 è vietata la circolazione dei mezzi privati nei giorni festivi, pena multe salatissime. Il programma di austerità è discusso e approvato dal governo – presidente del Consiglio il democristiano Mariano Rumor – il 22 novembre 1973 fino a tarda notte. Le decisioni, subito esecutive, cambiano la vita degli italiani. Forte aumento del prezzo dei carburanti; obbligo di ridurre la pubblica illuminazione del 40 per cento e di spegnere insegne e scritte luminose, animate o di grandi dimensioni; bar e ristoranti devono chiudere entro mezzanotte; i locali di spettacolo entro le 23, orario di chiusura anche delle trasmissioni televisive; il TG1 è anticipato dalle 20,30 alle 20, orario tuttora in vigore; la velocità sulle strade extraurbane è limitata a 100 chilometri e a 120 sulle autostrade. La domenica si ripiega sul trasporto pubblico, sulle camminate, sulle biciclette, sui monopattini, sui cavalli e sui carretti.

La disposizione di maggior impatto è il divieto di circolazione di auto, moto, aerei e natanti. Sono esclusi: mezzi di trasporto pubblico; veicoli del soccorso sanitario, delle Forze armate, Polizia e Carbinieri, dei pompieri,  dei medici e veterinari, dei servizi postali, dei distributori di stampa quotidiana; dei sacerdoti (nel territorio comunale di residenza); le auto del corpo diplomatico. Per i trasgressori è istituita una  una multa da lire 100.000 a 1.000.000, cifra ingente, e il sequestro del veicolo. Il 23 novembre il ministero dei Trasporti in una circolare precisa che sono assoggettate al divieto anche le auto delle massime autorità, compresi i ministri e il presidente della Repubblica. Sul comportamento dei torinesi il notista Nicola Adelfi scrive su «La Stampa»: «In fondo non siamo così male come si compiaciamo di raffigurarci». Dall’aprile 1974 le misure si allentano con l’autorizzazione domenicale del traffico privato a targhe alterne, pari e dispari. Le misure di fatto sono sospese dal giugno 1974 e abrogate dal Codice della strada del 1992.  Paventando un razionamento della benzina, i provvedimenti hanno immediate conseguenze sul mercato dell’auto e sulla Fiat, impegnata in un’aspra battaglia sindacale, si abbattono come un uragano.

La Fiat il 10 ottobre 1974 mette in Cassa integrazione 71 mila operai del settore auto riducendo l’orario a 24 ore settimanali, 3 giorni anziché 5. Bisogna ridurre drasticamente la produzione di auto di 200 mila vetture in quattro mesi, perché il mercato non assorbe più le vendite che sono calate vertiginosamente e il prodotto invenduto si ammassa nei grandi depositi di stoccaggio a ritmo insostenibile: 350 mila auto invendute per un valore di 450 miliardi di lire. L’Unione industriali di Torino chiede al governo di dichiarare in stato di crisi del settore auto per usufruire della cassa integrazione speciale. Le case automobilistiche di tutto il mondo prendono provvedimenti analoghi. In Francia dicono «se Renault starnuta, il Paese prende il raffreddore» e in Italia? «Se la Fiat spegne la luce, Torino resta al buio e chiude». Il 18 ottobre 1974 i 18 mila abitanti di San Luca a Mirafiori Sud non festeggiano il patrono della parrocchia San Luca: «Non possiamo permettercelo» scrive il parroco don Paolo Gariglio sul bollettino parrocchiale.

I sequestrati sono sottoposti dalle BR a interrogatori, registrati in verbali. Nel 1973 alcuni dirigenti Fiat ricevono lettere minatore e proiettili; ad altri vengono danneggiate le auto. I giovani rivoluzionari salgono sugli autobus e ritmano sui tamburi frasi sempre più violente: «Agnelli, l’Indocina ce l’hai nell’officina. Pagherete caro, pagherete tutto. Agnelli, Pirelli ladri gemelli. Affilate i coltelli per uccidere gli Agnelli. Sfruttatori e padroni ci avete rotto i c… Carceri e società c’è tutto che non va. PCI, andate via, siete la nuova polizia. Con il Viet si vince, perché si spara. A morte il carabiniere, servo del potere. Sopprimiamo i padroni sono tutti c… Sotto le presse mettiamo il padrone. Attento, poliziotto, è arrivata la compagna P38».

Negli anni Sessanta e Settanta sempre più massiccio è l’impiego di calcolatori, macchine utensili a controllo numerico e robot: il lavoro nelle fabbriche subisce una trasformazione senza precedenti. All’origine della rivoluzione – dicono gli esperti – c’è l’elettronica digitale. In Fiat e nelle aziende metalmeccaniche questo impegno è inscindibilmente connesso all’eliminazione prima delle operazioni più ripetitive, faticose e stressanti e poi degli operai. È quello che succede oggi. Nel 1973 alla la stroferratura di Mirafiori la Fiat impiega i primi 18 robot di saldatura per la scocca della «132». Nel marzo 1974 nel nuovo stabilimento di Rivalta si sperimenta un nuovo modo di montare i motori della «128». Tutte fabbriche oggi oramai vendute, chiuse e abbandonate da «mamma Fiat».

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