Cinquant’anni di Scout Agesci

Anniversario – La chiesa del Santo Volto era gremita, domenica14 aprile, per il cinquantesimo anniversario di fondazione dell’Agesci, l’associazione scout nata nel 1974 dalla fusione dell’Asci (Associazione scout cattolici italiani) e dell’Agi (Associazioni guide italiane). Durante la Messa presieduta dal Vescovo Ausiliare mons. Alessandro Giraudo si è fatta memoria del lungo cammino percorso in questo mezzo secolo. GALLERY

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«Semel scout, semper scout»: il motto in latino ricorda che chi ha pronunciato la Promessa scout («Con l’aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese, per aiutare gli altri in ogni circostanza, per osservare la legge scout») ed è entrato a far parte del Movimento, fondato in Inghilterra nel 1907 da Baden Powell, resterà scout per sempre. La fratellanza, che con la promessa «pronunciata un dì» è tra i pilastri di una delle realtà associative giovanili più diffuse nel mondo, ha segnato il clima dell’incontro nella Messa di domenica scorsa, nella chiesa del Santo Volto a Torino, che ha riunito i capi dell’Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) del Piemonte a conclusione dell’assemblea regionale.

L’occasione era speciale: 50 anni fa, il 4 maggio 1974, dalla fusione dell’Asci (Associazione scout cattolici italiani) e Agi (Associazione guide italiane) nasceva l’Agesci che, secondo il censimento del 2023, è presente in Italia con 1.877 gruppi e 182 mila (10 mila in Piemonte) ragazzi e ragazze dai 7 ai 21 anni (lupetti, guide ed esploratori, rover e scolte) di cui 34.310 capi educatori (1.702 nella nostra Regione).

Alla Messa, presieduta dal Vescovo ausiliare mons. Alessandro Giraudo, in segno di ringraziamento nel 50° dell’Associazione sono stati invitati tutti coloro che in passato hanno percorso il cammino scout indossando il «fazzolettone», segno distintivo del gruppo di appartenenza. Ed erano numerosi i «vecchi capi»: da chi ha smesso di indossare la camicia azzurra in gioventù ma ha continuato a vivere nella propria vita i valori dello scoutismo – primo fra tutti «lasciare il mondo un po’ migliore di quello che abbiamo trovato» – a chi è stato tra i protagonisti dell’unificazione dello scoutismo maschile e di quello femminile. Uno per tutti Ottavio Losana, medico torinese, 90 anni tra due mesi, che fu capo scout d’Italia dell’Agesci dal 1979 al 1985, un quinquennio in cui lo scoutismo – come ci ha raccontato – fu la prima fra le associazioni cattoliche italiane ad unire «profeticamente» ragazzi e ragazze per un cammino comune nel rispetto e nella parità reciproca adottando la «diarchia» in qualsiasi carica associativa.

Nella Messa del 50°, con i canti della tradizione scout («Insieme nel bene crediam»…), la chiesa del Santo Volto si è colorata di  camicie azzurre e  fazzolettoni variopinti dei tanti gruppi piemontesi, segno di fratellanza, come hanno sottolineato i responsabili regionali Rita Musto e Luca Giacomini nel saluto iniziale:  «vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno permesso di arrivare fin qui per continuare ad essere una associazione che fa educazione camminando accanto ai giovani che incrociano le nostre strade». Giovani, come evidenzia l’assistente Agesci Piemonte don Antonello Taccori, che hanno bisogno di «essere ascoltati, di dare un senso alla loro vita, di condividere un cammino, di incontrare testimoni: ecco il ruolo dello scoutismo oggi».

Mons. Giraudo, richiamando il Vangelo degli apostoli che incontrano Gesù sulla strada di Emmaus, ha invitato tutti gli scout a fermarsi lungo la strada accanto a chi fa fatica «perché è stando al passo di chi cammina con noi che si incontra Gesù risorto di cui siamo chiamati ad essere testimoni».

Il 50° dell’Agesci culminerà con la Route nazionale per le Comunità capi d’Italia dal 22 al 25 agosto a Villa Buri (Verona) sul tema «Generazioni di felicità» perché, in un mondo complesso dilaniato da guerre, povertà e nuove schiavitù, c’è bisogno di giovani, come recita la legge scout, che «Sorridono e cantano anche nelle difficoltà».

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