Cinquant’anni fa l’incendio del negozio Marus in via Roma

18 agosto 1971 – 50 anni fa, per un incidente dovuto all’imperizia di un’impresa edile, prendeva fuoco il più importante negozio torinese della Marus  (Magazzino Abbigliamento Ragazzo Uomo Signora). Oggi non sono più ricordati i negozi Marus, la rete di vendita del Gruppo Finanziario Tessile, che offrivano all’intera famiglia, in un unico luogo, la possibilità di vestirsi alla moda e a prezzi economici

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Chissà se è proprio vero che, negli anni ’60 e ’70, la città industriale si svuotava per le ferie di agosto? Il 18 agosto 1971, esattamente 50 anni fa, per un incidente dovuto all’imperizia di un’impresa edile, prendeva fuoco il più importante negozio torinese della Marus  (Magazzino Abbigliamento Ragazzo Uomo Signora). Il giorno successivo l’articolo della cronaca de La Stampa riportava il seguente titolo: “Brucia la Marus: due morti e dodici feriti. La folla (2 mila persone) ostacola i soccorsi”. Forse la città non era completamente vuota, o forse i curiosi hanno un’enorme capacità di concentrazione.

Oggi non sono più molto ricordati i negozi Marus, la rete di vendita del Gruppo Finanziario Tessile, che offrivano all’intera famiglia, in un unico e comodo luogo, la possibilità di vestirsi alla moda e a prezzi economici. Negli anni del boom economico  erano invece molto noti e rappresentarono i primi templi del commercio dell’abbigliamento di marca. Se una famiglia di famosi industriali racconta che “vestivano alla marinara”, intere generazioni del dopoguerra possono affermare che “vestivano alla Marus”. Così Maria Grazia Torta, una commessa sopravvissuta all’incendio, racconta la sua esperienza nel libro Spirito di Gruppo, che ripercorre la storia del Gft e dei suoi lavoratori: “… era il 18 agosto 1971: Torino era quasi deserta e non c’era in quel momento nessun cliente [in negozio]: la mia cara amica Luciana ed io eravamo tranquille, quando, all’improvviso, una nube nera salì dalla tromba delle scale. Spaventate, cercammo di capire cosa stesse succedendo. Luciana andò verso il pianerottolo che dava sul cortile dove un operaio stava lavorando, ed io mi diressi al balconcino verso la strada. Sotto i portici c’erano già molte persone e qualcuno mi gridò di scendere con l’ascensore, ma quando mi voltai, il locale era già invaso dal fumo acre e pieno di scorie. Ero prigioniera! Rimasi in attesa dell’arrivo dei pompieri e uno di questi tentò di salire per prendermi, ma la scala era troppo corta e, dopo essersi ustionato le mani, ridiscese disperato, ma ebbe l’idea che mi salvò la vita: prese la pompa dell’acqua e la diresse su di me mentre i suoi colleghi aprivano il telone. Non ricordo il nome di quel giovane, ma gli sarò per sempre riconoscente. Finalmente il telone era quasi aperto, i miei abiti bagnati mi consentirono di scavalcare la ringhiera arroventata e mentre il fumo che usciva dalla finestra accanto mi oscurava quasi del tutto la vista, chiusi gli occhi e mi lasciai cadere giù. … L’incendio causò la morte di due persone, il direttore Tampieri, persona degna e squisita, e il consulente sarto Vincenzo Rizza, con il quale ero in ottimi rapporti di amicizia”. Per la cronaca, Maria Grazia Torta, dopo 71 giorni di degenza in camera sterile al Cto, riuscì a guarire dalle sue profonde ustioni.

Non era la prima volta che un incendio feriva la città di Torino, anzi ne possiamo contare parecchi altri. Ad esempio, il 26 aprile 1852, il sergente Paolo Sacchi (al quale è dedicata la via che corre parallela a via Nizza, dall’altro lato della ferrovia) con coraggio evitò che l’incendio della polveriera di Borgo Dora si estendesse ad un ancora più ampio deposito di polvere da sparo, evitando così peggiori danni alla città. Raccontava che agì per ispirazione della Consolata, della quale divenne un profondo devoto, recandosi a servire la Messa nel santuario ogni mattina, fino alla sua morte avvenuta nel 1884.

Nel 1904, il 26 gennaio, ci fu il disastroso incendio della Biblioteca Nazionale, allora collocata in via Po, accanto all’Università. Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1936, giusti 85 anni fa, bruciò il Teatro Regio, e si dovette aspettare il 1973 per la sua ricostruzione nella forma attuale, che coniuga modernità e tradizione.

Nella memoria di molti è ancora vivo il rogo della Cappella della Sindone, del 21 aprile 1997, il cui restauro è stato da pochi mesi completato col recupero dell’altare del Bertola. Per quanto concerne, invece, la sua storia industriale, ricordiamo solamente il rogo dello stabilimento della Thyssen Krupp del 6 dicembre 2007, con le sue sette vittime. Confidiamo che non si debba aggiornare nuovamente l’elenco, soprattutto per quanto riguarda le tragedie sui luoghi di lavoro.

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